‘Il Maroccolario. Gianni Maroccolo, Registro Audio 1980 – 2022’. È questo il titolo del volume che racconta l’intera produzione artistica di uno dei più importanti protagonisti della scena musicale italiana. Una fatica letteraria costata ben sei anni di gestazione che raccoglie minuziosamente l’intero catalogo del bassista, produttore e talent scout di Manciano. “Nulla è andato perso” – come recita il titolo di un suo lavoro – verrebbe da dire, in un cammino cominciato in un’umida cantina di Via de Bardi nella Firenze dei primi anni Ottanta con i Litfiba, passando poi per CCCP Fedeli alla Linea, Consorzio Suonatori Indipendenti, Timoria, Marlene Kuntz, solo per citarne alcuni, e arrivare ai recenti lavori con Iosonouncane, Edda e tanti altri compagni di viaggio. Il libro è stato presentato mercoledì 12 aprile, in anteprima assoluta, alla MEM di Cagliari e noi non siamo voluti mancare.

Nella pluridecennale carriera di Gianni Maroccolo i numeri sono importanti. Il 3 in particolare, quello di Litfiba 3 ad esempio o T.R.E inteso come ‘Tabula Rasa Elettrificata’, ultimo atto del Consorzio Suonatori Indipendenti datato 1997. Ma sono quelli sciorinati dall’editore Andrea Salvi a impressionare: 1600 produzioni musicali, 880 brani, 224 album, 132 registrazioni live, 56 demo, quattro cofanetti, 31 raccolte. Praticamente, in 42 anni di attività, ogni cinque giorni ‘Marok’ ha sfornato un brano. Ognuno di questi è finito fra le colonne delle 475 pagine di ‘Il Maroccolario. Gianni Maroccolo, Registro Audio 1980 – 2022’ – edizioni Libri Aparte 2023 – ovvero, il catalogo completo di ogni singolo passo sonoro di un musicista, session man e produttore che ha messo le mani su diverse pietre miliari della musica italiana. Il volume è stato compilato, dopo una scrupolosa e attenta ricerca, dal cagliaritano Giuseppe Pionca, un grande estimatore dell’opera maroccoliana, che si definisce “neosensibilista convinto e praticante, e collezionista seriale di supporti fonografici”.
Il mastodontico volume è stato presentato il 12 aprile alla Mediateca del Mediterraneo di Cagliari alla presenza dell’autore, dell’editore e del protagonista di questa sconfinata avventura musicale, in un incontro moderato dal giornalista Walter Porcedda.
Quello costruito in circa sei anni di lavoro è il fedele diario di una discografia lunga una vita, scaturito dall’amicizia che lega Giuseppe Pionca a Gianni Maroccolo e frutto della viscerale passione nata a cavallo dell’onda lunga della New Wave . Un collezionismo, si badi bene, metodico, lontano dal feticismo di maniera di un fanatico qualunque, che ha dato il via alla ricostruzione di una storia tecnica e in pari tempo intima, che attraversa quattro decadi di musica italiana e internazionale. La domanda potrebbe nascere spontanea, era necessario questo libro? La risposta più convincente è quella che l’autore da nell’introduzione al volume: “Pensare che di Gianni Maroccolo si sia già scritto abbastanza , francamente non corrisponde al vero, perché dietro ogni suo disco e a ogni suo brano, c’è la storia di chi lo ascolta”.

Quella di Pionca è un’opera antologica, redata in forma alfabetica, che va oltre la musica e i dischi. Fra ‘A Bit of Red’ e ‘300.000 Perché’, fra l’Acid Folk Alleanza e Zeno Gabaglio, scorre un lungometraggio fatto di parole, luoghi, incontri e scambi che racconta il perpetuo ricominciare e ritrovarsi in un dedalo di percorsi artistici e umani nei quali, senza questa colossale fatica editoriale, sarebbe sin troppo semplice perdersi anche per lo stesso protagonista. Per farla breve, il ‘Maroccolario’ non è solo un tributo all’intenso percorso artistico di Gianni Maroccolo, ma anche una guida dove ritrovare pezzi di vita e scoprirne di nuovi, un vero omaggio, per una volta, alla contemporaneità e non alla memoria.
È significativo che questo compendio professionale sia opera di un autore sardo; perché se è vero che il punto di partenza di questo percorso va ricercato al civico numero 32 di via De Bardi in quel di Firenze, prima stazione targata Litfiba di un viaggio lungo millanta miglia che avrà tappe significative come CCCP, C.S.I, Marlene Kuntz, Timoria, Beau Geste, P.G.R, Deproducers, Claudio Rocchi, Franco Battiato, Paolo Conte, Luciferme, Goran Bregovich, Robert Wyatt e centinaia di altre piccole e grandi fermate artistiche che parlano i più diversi linguaggi e che hanno come costante il privilegiare la creatività al profitto; è pur vero che la passione per la musica di Gianni Maroccolo nasce fra i tacchi di Jerzu e le montagne di Sinnai dove ha passato gli anni della fanciullezza. Un perpetuo moto di ritorno anche quello con l’isola, non solo per motivi professionali e per rapporti artistici ad essi connessi, senza fare nomi: Joe Perrino & And The Mellowtones, Antennah e Iosonouncane o lo stesso Rocchi che aveva scelto le falde del Monte Arci come sua dimora; ma anche per quelli del cuore che lo legano a Mercedes “Merx” Pintore, da oltre un decennio sua compagna di vita e “infaticabile collaboratrice e narratrice”.

Ed è altrettanto significativo che le prime tre presentazioni del ‘Maroccolario’ si svolgano in Sardegna. Dopo quella cagliaritana, c’è stata la tappa sassarese del 14 a Il Vecchio Mulino e ci sarà quella di Ales oggi pomeriggio alla Casa Natale Antonio Gramsci, impreziosita dagli scatti del giornalista Francesco Pintore, raccolti in una mostra fotografica e in ‘La nostra meraviglia – Maroccolo & friends’, un piccolo catalogo-fanzine di 22 foto in edizione limitata, che oltre all’ex bassista dei Litfiba ritraggono alcuni dei suoi compagni di viaggio; il “complemento, sottolinea Pionca, di questa raccolta anagrafica che, per scelta, al suo interno, non contiene immagini”.











