App e siti meteo sono stati compulsati quasi ossessivamente giovedì e venerdì fino a sera. “Dai che sta migliorando, la perturbazione si è spostata, ha rallentato. Forse ce la facciamo!”. Ed effettivamente ce la si è fatta. Cielo celeste accecante, cumulonembi solo all’orizzonte, lontani. A Cagliari oggi sembrava più tarda primavera che pieno autunno. Giornata perfetta per una passeggiata all’Orto Botanico. La tensione per l’attesa, e un pizzico di timore, erano più che giustificati, visto che oggi al civico 11 di via Sant’Ignazio da Laconi c’erano delle guide d’eccezione: i ragazzi dell’Istituto di Istruzione Superiore Francesco De Sanctis – Deledda, dell’Azuni, dell’agrario Duca degli Abruzzi e delle scuole medie dell’istituto comprensivo “Monsignor Saba” di Elmas, volontari per questa venticinquesima edizione di Monumenti Aperti.
Alle 10 c’è già una breve fila. Chi indossa il cappellino rosso con la M bianca indica il percorso da seguire. Controllo green pass e prenotazione e poi via verso la prima tappa. Qui ci sono Erica, Annalisa e Nicola del comprensivo “Saba” ad attendere i visitatori curiosi di scoprire i mille tesori custoditi da questo scrigno a cielo aperto nel cuore di Stampace, parte bassa di uno dei quattro quartieri storici del capoluogo sardo.
Tutte le foto di questo articolo sono state realizzate da Irene Bosu
Sono loro a spiegare la nascita della giardino nella vallata di Palabanda: dall’individuazione del terreno a inizi dell’Ottocento, passando per l’acquisto da parte dell’Università, nel 1858, per arrivare all’inaugurazione nel 1866. Tutto grazie all’intuizione e alla visione di Patrizio Gennari, che volle realizzare un modello di orto per acclimatare piante esotiche tropicali e le specie vegetali provenienti dalle più lontane aree del pianeta, come l’Australia o il Messico.
E infatti Sofia, Chiara, Giorgia, Francesco e Chiara (due del “Saba”, gli altri del “Duca degli Abruzzi”, sempre di Elmas), portano idealmente i visitatori nel Centro America, zona d’origine della Tillandsia. Sofia e Diana (Agrario) spiegano le differenze tra il gelso bianco e il gelso nero, Marco rivela la storia del gelso degli Osagi, con il suo tipico frutto, una grossa palla color verde acido, che cadendo ha tappezzato il terreno attorno al tronco di questo grande albero, che gli indiani d’America utilizzavano per costruire i loro archi. “Il suo legno è infatti forte ma elastico allo stesso tempo”, sottolinea Marco, mentre Sofia ricorda al gruppo di visitatori che il gelso nero è coltivato anche a Orgosolo, dove viene utilizzato come alimento per i bachi da seta, fibra utilizzata per produrre il tipico copricapo femminile dell’abito tradizionale del centro barbaricino.
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Non solo alberi, l’Orto Botanico custodisce anche animali. Pesci, in particolare pesci giapponesi, le carpe koi: cento tipi, con colori diversi. Qui nuotano nella vasca delle ninfe. Poco più in là, invece, se si è fortunati, si possono ammirare decine di farfalle dalla livrea nera lucida con macchie arancioni, che vanno e vengono dai corbezzoli in fiore. Beatrice racconta le caratteristiche di questa pianta e il perché è considerato uno degli alberi identitari italiani: “con i suoi frutti rossi, le sue foglie verdi e i suoi fiori bianchi richiama il tricolore della bandiera”. Chissà cosa ne penseranno gli indipendentisti sardi, visto che il corbezzolo è anche una pianta tipica dell’isola; o i madrileni, visto che assieme all’orso è il simbolo della capitale spagnola. Assieme a Beatrice c’è Alessia, che spiega le proprietà del senecio marittimo o cirenaria, dell’aloe arborescens, della borragine e delle altre piante di questa parte dell’Orto, dedicata ai vegetali utilizzati a scopo estetico e curativo.
Alla fine del grande viale centrale si trova un maestoso esemplare di Taxodium Distichum, più comunemente conosciuto come cipresso di palude. “È originario della Florida e del Messico. Il suo legno leggero era utilizzato per costruire imbarcazioni”, raccontano Gabriele e Giulia, del Duca degli Abruzzi.
L’Orto Botanico dà la possibilità di compiere un giro attorno al mondo, e di farlo a buon mercato. In pochi passi si passa dalle sabbie che ospitano le piante grasse dei deserti americani, al microclima umido con le piante delle foreste tropicali per poi passare alle specie dei climi più temperati a noi più comuni. Duemila specie creano diversi ecosistemi in soli cinque ettari.
Incastonato tra altri due tesori, diversi tra loro per tipologia ed età — l’anfiteatro romano da una parte e l’ospedale Civile dall’altro, capolavoro architettonico di Gaetano Cima — l’Orto Botanico è un gioiello della città, sempre aperto ma ben nascosto.
Cagliari è così: ha come una sorta di pudore nel mostrare le sue parti più belle. Le nasconde, le protegge con mura robuste, come se a guardarle troppo se ne corrompesse il fascino. Ha quindi un senso una tappa di Monumenti Aperti in questo luogo: anche se l’Orto Botanico è visitabile tutto l’anno, è oggi, grazie all’entusiasmo e alla passione di questi ragazzi e dei loro insegnanti che riesce a rivelarsi in tutta la sua magia.










