Parte questo weekend l’attesa manifestazione Monumenti Aperti, giunta alla sua 25esima edizione, organizzata dall’associazione Imago Mundi e promossa dal Comune di Cagliari. Sono venti i siti disponibili al pubblico, tra questi, nel cuore della nostra città, c’è un luogo ancora poco conosciuto dagli stessi cagliaritani e che, con Monumenti Aperti, offre la possibilità di scoprire quanta bellezza e quanta cultura siano custoditi al suo interno: il cimitero monumentale di Bonaria.
A metà tra parco e luogo di sepoltura il cimitero fu consacrato nel 1828 grazie a un intelligente progetto firmato dal capitano del Genio militare Luigi Damiano, che fa dialogare le varie tipologie di tombe e la costruzione con una incredibile varietà di alberi e piante. Una cura del verde talmente ragionata da meritare una menzione speciale nel libro “Il verde di Cagliari” del celebre botanico e agronomo Siro Vannelli. Diversi tipi di palme, cipressi, lecci e pini conferiscono al luogo un’atmosfera serena, piacevole, consolante.
Cagliari contava quattro aree cimiteriali, una per ogni quartiere storico, ma con l’emanazione dell’editto di Saint Cloud fu necessario realizzare una struttura che rispondesse alle esigenze sanitarie richieste, anche per scongiurare la diffusione di nuove forme di peste che per più di due secoli avevano imperversato in Europa.
Il cimitero di Bonaria nasce in un’area che già aveva ospitato sepolture: qui infatti sono visibili gli avelli paleocristiani ricavati nella roccia che testimoniano una permanenza stabile e bene organizzata nella città. Ci parla del cimitero il canonico e intellettuale Giovanni Spano, una delle memorie storiche di Cagliari per quanto riguarda toponomastica, aneddoti, personaggi. Nel suo volume “Storia e necrologio del camposanto di Cagliari” si esprime con entusiasmo per la scelta di un luogo così verde, che comunica speranza e che include specie naturali endemiche.
La visita al cimitero è anche un percorso a cielo aperto nel mondo dell’arte, in particolare nella scultura, egregiamente rappresentata insieme al bassorilievo, nelle varie tipologie di sepolcri presenti. Secondo lo stile diffuso nell’architettura e nell’arte funebre di tutta Italia, lo sguardo scorre su cappelle nobiliari e borghesi, su arcate che contengono intere famiglie, e si soffermano sulla statuaria a tutto tondo che abbraccia diversi stili: dal neogotico al liberty fino al barocco e al neoclassico.
Un vero museo all’aperto, con artisti prestigiosi come Giuseppe Sartorio, Francesco Ciusa, Franco D’Aspro per citarne alcuni. E altrettanto celebri sono alcuni monumenti che, più di altri, hanno saputo imporsi nella memoria collettiva per esecuzione ma anche e soprattutto per le storie che raccontano.
Tra i più apprezzabili c’è il monumento funebre all’economista e rettore dell’università di Cagliari Giuseppe Todde, realizzato nel 1894 da Giuseppe Sartorio. All’interno di una grande edicola che contiene il busto di Todde, compare la statua della devota vedova Luigia Oppo con una cura del dettaglio tecnico ed emotivo notevolissime. Ricordiamo anche la scultura di Efisino, conservata nella cappella Devoto, morto nel 1887 ad appena 33 mesi e raffigurato in modo iper realistico mentre siede con la testa reclinata leggermente da un lato, vestito in modo elegante. Un braccio cade esanime oltre la seggiola che lo sostiene, l’altro e sul grembo, nella mano un cavalluccio a dondolo. Il dolore della famiglia è espresso ina frase nel basamento: “Cattivo! perché non ti risvegli?”. Una menzione la merita anche la tomba di Jenny e Amina Nurchis, tra le prime donne a conseguire gli studi superiori a quei tempi riservati ai soli maschi, vittime di un triste destino. Amina morì a diciassette anni, dopo il conseguimento del diploma ginnasiale, Jenny a ventuno anni si tolse la vita.
Nei viali ombrosi si respira lo spirito romantico che ha caratterizzato l’Ottocento e che nelle iscrizioni trova un medium espressivo in grado di restituire il sentimento di un’epoca. Pietà, amore, devozione, rimorso, amicizia, incise e scolpite nel marmo chiedono a chi passa di fermarsi a riflettere, di dedicare un pensiero, di comprendere.
Non c’è tristezza in un luogo così bello, ma una serena visione del mondo che verrà a prescindere dal fatto che si professi o no una fede. Il cimitero monumentale di Bonaria, collegato anche al complesso della basilica e ai suoi giardini annessi, è un luogo dove tutte le differenze sembrano annullarsi nel comune denominatore che è la morte e che per la sua unicità e bellezza restituisce al visitatore un volto sereno, anche se meno noto, della città di Cagliari.
Il Cimitero monumentale di Bonaria, in viale Bonaria, sarà visitabile su prenotazione sabato 13 e domenica 14 novembre dalle 9 alle 16. Le guide saranno a cura della scuola secondaria di I grado V. Alfieri, del Conservatorio, dell’Istituto Comprensivo Colombo, della Scuola Primaria Paritaria Sacra Famiglia, dell’associazione Italia Nostra.










