Che sia il caldo infernale che ci attanaglia ad agosto il momento migliore per assaporare le fiamme dell’inferno personale di Kristin Hayter? Io dico si.
In verità, io direi sempre, ma bisogna fare i conti con il processo creativo della stella infiammata della Pennsylvania (fu South California) che, dopo un meraviglioso album di esordio due anni fa (qui su Nemesis) ha mantenuto vivo l’hype grazie ed una manciata di singoli e l’EP Agnus Dei (qui su Nemesis).
Kristin anche questa volta centra il bersaglio con una facilità impressionante, Sinner Get Ready si dimostra il naturale passo successivo ed evolutivo di quanto ascoltato finora, in questo percorso che definirei dantesco, dove, abbandonato l’inferno di “Caligula”, vediamo ora la luce nelle tracce che compongono quest’opera.
Luce che non è alcuna redenzione, bensì un nuovo percorso di sofferenza divina, accompagnato dall’ormai abituale utilizzo del cantato lirico, che soppianta quasi totalmente il growl di “Caligula”e l’innesto di parti di organo, che sono ormai la struttura ossea su cui si poggia tutto il lavoro.
Come per IRA siamo di fronte ad un lavoro iper complesso, sfidante, un album da ascoltare interamente senza estrarre singoli, da affrontare come una ascesi verso il proprio personale idillio che in realtà è solo oblio dopo fasi di tormenti ed estasi divine.
Il Cammino da percorrere inizia con “The Order of Spiritual Virgins” che è forse il commiato verso le precedenti coordinate sonore verso l’ascesi prima citata, i successivi passi trovano il picco di dolore in “Many Hands” per proseguire in tensione sul filo del dolore fino ad abbandonarsi sfiniti da “Perpetual Flame Of Centralia” fino alla fine dell’album.
Chi si era avvicinato nel 2019 a Caligula ed aveva amato la sua parte più doom, black / noise industrial potrebbe soffrire l’assenza di questi riferimenti ma era chiaro da Agnus Dei che il percorso artistico di Lingua Ignota sarebbe stato verso la complessità, la ricerca sonora (notevole l’innesto di parti con strumenti Apalachi), e non certo il proporsi una Doom Lady che avrebbe proposto 10 album tutti uguali in 15 anni di carriera.
Non dobbiamo amare Caligula e poi Kristin, dobbiamo amare Kristin ed il suo Fuoco, la sua Rabbia, la sua Arte, il suo Genio, dobbiamo amare il suo Percorso, dobbiamo amare “Caligula” ed ora “Sinner Get Ready”.
Ora scusatemi, spengo la luce e riascolto “Sinner Get Ready”, qualsiasi cosa (mi) succeda.
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