Dopo il primo weekend della ventisettesima edizione di Monumenti Aperti, raccontato qui da Gianfranca Orunesu, la manifestazione continua, con l’attenzione già rivolta alla tappa di sabato 11 e domenica 12 maggio in cui Villacidro e San Sperate saranno protagonisti insieme ad altri 12 Comuni: Aritzo, Carbonia, Decimoputzu, Dorgali, Iglesias, Oristano, Sestu, Villaputzu, Arzachena ed Escalaplano, al loro esordio nella rete di Monumenti Aperti, e infine Lunamatrona e Sanluri, in mostra solamente nella giornata di domenica. Nelle due giornate volontari, volontarie, studenti e studentesse delle scuole illustreranno ben 168 siti culturali, proseguendo un percorso che quest’anno coinvolge ben 76 comuni sardi, estendendosi fino a Bitonto in Puglia e Ferrara in Emilia Romagna, per concludersi il 27 ottobre.
Villacidro, tesori storici e culturali tra montagne e pianure
Villacidro, a 45 chilometri a nord ovest di Cagliari , spicca come il centro più popoloso dell’area vasta del Medio Campidano. Nonostante la sua modernità orientata verso la pianura, il legame con le montagne e le colline circostanti rimane ben saldo, rendendolo celebre per le sue deliziose ciliegie, gli agrumi profumati, l’ olio d’oliva, oltre alla purezza dell’aria. Da sempre legata all’agricoltura e alla pastorizia, Villacidro ha conosciuto un periodo di avventura industriale negli anni Sessanta che portò a un benessere tuttavia effimero. Oggi lo spazio lasciato libero da quella breve illusione è nuovamente animato dall’attività fervente di oltre centoventi piccole e medie imprese, molte delle quali nel settore agroalimentare.
Nelle due giornate di Monumenti Aperti 17 siti si apriranno al pubblico, rivelando tutta la loro ricchezza storica e culturale. Tra questi ci sono quattro new entry assolute: Sa Domu de is Cogas (raccontata qualche mese fa su Nemesis Magazine da Francesca Mulas), di proprietà della famiglia Pittau e risalente al periodo precedente alla Prima Guerra mondiale, inizialmente adibita a cantina per il vino delle vigne di famiglia. Trasformato successivamente in una residenza privata, è ora la sede dell’Associazione Is Cogas de Biddaxidru che ha dato vita a una casa-museo che racconta la leggenda delle streghe di Villacidro attraverso angoli tematici, amuleti, unguenti e fumigazioni che restituiscono un’atmosfera coinvolgente e suggestiva (ascolta il nostro podcast firmato da Maria Carrozza); la Chiesa della Madonna del Carmine, risalente al XVII secolo, un gioiello architettonico immerso tra i pini secolari, sul Monte Cuccureddu, che offreuno spettacolo incantevole nel cuore del paese; Casa Pittau della signora Marisa, nel rione storico di Sant’Antonio, testimonianza della cultura e della tradizione sarda e villacidrese che si manifestano attraverso gli arredi, gli abiti, gli accessori, le stoviglie e gli strumenti di lavoro in esposizione; Casa Spada, realizzata nei primi del Novecento, che dal 2012 ospita la sede della Fondazione “Mons. Giovannino Pinna”, un omaggio al parroco della Chiesa madre di Santa Barbara dal 1998 fino alla scomparsa nel 2012, figura benemerita per la comunità.

San Sperate, il paese museo tra storia millenaria e rivoluzione culturale
San Sperate, con la sua storia millenaria, è la culla di una grande rivoluzione culturale che l’ha reso un paese museo, meta di migliaia di visitatori ogni anno. Un mosaico di elementi tra scorci suggestivi, storie antiche, tradizioni religiose, arte contemporanea e genialità visionarie che i ragazzi e le ragazze della scuola secondaria, con l’accompagnamento musicale degli allievi e delle allieve della Scuola Civica di Musica, racconteranno attraverso nove monumenti significativi. Tra questi la Croce Santa, eretta nell’omonima piazza in ricordo della tremenda alluvione del 20 ottobre 1892, meglio conosciuta come S’Unda Manna, che spazzò via le modeste case di ladiri insieme alle vite di 69 persone. Questa tragedia ha lasciato un’impronta indelebile anche sui caratteristici muri dipinti tipici del paese, diventando non solo un monumento commemorativo, ma anche un’opportunità di espressione artistica comunitaria. È così che è nato il murale de S’Unda Manna, altro protagonista della tappa di Monumenti Aperti, dipinto in via Monastir negli anni Novanta dal muralista Angelo Pilloni, figura chiave nella creazione del paese museo insieme a un altro personaggio di spicco, Pinuccio Sciola, creatore del suggestivo Giardino Sonoro, un museo a cielo aperto utilizzato dall’artista come laboratorio fin dagli anni Sessanta. In questo luogo incantevole, in mostra al pubblico di Monumenti Aperti, le pietre megalitiche immerse nel verde di un agrumeto producono tutta una serie di suoni arcaici, ancestrali e mistici, regalando ai visitatori un’esperienza multisensoriale.
Heart of Sardinia
Durante questo fine settimana e per tutto il periodo della manifestazione, i visitatori saranno guidati dall’app ufficiale e gratuita dell’edizione 2024 di Monumenti Aperti: Heart of Sardinia, disponibile per iOS e Android. Questa app, che da sette anni promuove il patrimonio turistico dell’Isola, si presenta come una guida digitale. Grazie a Heart of Sardinia sarà possibile consultare la mappa dei monumenti visitabili e pianificare gli itinerari in anticipo. I monumenti saranno visitabili gratuitamente, sabato e domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 20.00, salvo dove diversamente specificato. Tutte le informazioni sul programma e sulle attività collaterali possono essere consulte sul sito monumentiaperti.com.










