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Edizione di grande livello, elettronica, rock e tanto altro a Cagliari per la prima edizione isolana del Siren Festival

Di Maurizio Pretta
14/07/2025
in Musica e spettacolo
Tempo di lettura: 7 minuti
Edizione di grande livello, elettronica, rock e tanto altro a Cagliari per la prima edizione isolana del Siren Festival

Abbiamo assistito alla due giorni di concerti allArena Fiera di Cagliari per la nona edizione del Siren Festival che da Vasto, per la prima volta, ha traslocato in Sardegna. La kermesse internazionale della musica indipendente venerdì 11 e sabato 12 luglio ha proposto artisti di grande qualità che si sono esibiti nei due palchi allestiti negli spazi esterni del quartiere espositivo del capoluogo con live di notevole intensità e pregevole fattura. Vi raccontiamo le nostre impressioni.

Dorit Chrysler

I nomi in cartellone indicavano che i concerti sarebbero stati quanto mai eterogenei e che gli spettatori avrebbero assistito a una varietà di stili portati in scena da una gamma di musicisti di caratura internazionale che hanno spaziato dal rock all’elettronica, senza tralasciare jazz, cantautorato e sperimentazioni d’avanguardia.

Gli onori dell’apertura delle danze sono spettati a Dorit Chrysler, rinomata e raffinata compositrice austriaca che col suo Theremin ha stregato la platea del piccolo stage attraverso un viaggio sonoro intenso e ricco di pathos. Larga fama la precedeva e la sua ispirata esibizione sospesa fra ambientazioni di sapore cinematografico e dinamismo futuristico non ha deluso le aspettative. Grande attesa c’era anche per la giovane Evita Polidoro, talentuosa batterista di scuola jazz con un orecchio e mezzo teso al resto del mondo, che si è fatta le ossa nel quintetto di Enrico Rava e con ‘Nerovivo’, il suo ottimo disco d’esordio, prodotto dalla Tuk Music di Paolo Fresu. Assieme ai suoi musicisti, tutti chitarristi, ha sciolto il ghiaccio sul Main Stage dimostrando di sapersela cavare sia dietro piatti e tamburi che alla voce, aprendo al pubblico il suo sorprendente ventaglio stilistico. Una piacevole scoperta.

LEGGI ANCHE: Il jazz ipnotico dei Messthetics e James Brandon Lewis infiamma il palco del Siren Festival

Successivamente il pubblico si è nuovamente spostato nel Second Stage dove era atteso dal duo composto dalla cantautrice statunitense Nicole Atkins e dal polistrumentista, cantautore e produttore Jim Sclavunos noto al grande pubblico per essere membro ultra trentennale dei Nick Cave & the Bad Seeds ma che ha sulle spalle una lunga e intensa carriera musicale. Basta pochissimo per capire che sul palco ci sono due artisti di assoluto livello e se per Sclavunos parla da se il suo sterminato curriculum, ascoltando la magnifica voce della Atkins si intuisce agevolmente perché David Byrne e Fatboy Slim l’abbiano scelta per cantare nel concept album ‘Here Lies Love’ lo stesso, per intenderci, che fra le tante voci ospita quelle di Tori Amos, Róisín Murphy e Cyndi Lauper. Alto gradimento per il loro folk/rock dai mille colori, accompagnati al piano e alla voce da Davey Horne, apprezzato talento scozzese, grande ironia e applausi a scena aperta.

Jim Sclavunos e Nicole Atkins

Sotto il palco principale intanto il pubblico si è già assiepato. Quando cominciano a suonare i Calibro 35 appare chiaro che gra parte della platea è venuta per loro. La premiata ditta Gabrielli – Martellotta – Dondarini, assieme al bassista di recente acquisizione Roberto Dragonetti e conTommaso Colliva a supervisionare il sound sono stati impeccabili come sempre, dividendo il tempo a loro disposizione fra i pezzi del nuovo di zecca ‘Expolartion’: la calcistica ‘Discomania’, ‘Nautlius’, ‘Reptile Strut’ e la iconica ‘Mission Impossible’; l’immancabile tributo a Tomas Millian, quello alla storica sigla di ‘Lunedì Cinema’ per poi chiudere con un grande classico della band, ‘Notte in Bovisia’. Cinema per le orecchie signore e signori, semplicemente perfetti, ma non c’erano dubbi.

Continua la transumanza di palco in palco per raggiungere Ronn Gallo che in compagna della moglie, la polistrumentista italiana Santa Chiara ( al secolo Chiara D’Anzieri) attende paziente di intraprendere il suo live. Cantautore di Philadelphia di lunga esperienza garage e art rock diventato recentmente fenomeno social per i suoi arguti commenti musicali sull’attualità dove in pochi minuti trasforma in canzoni le notizie del giorno. Fra un lamento e l’altro per alcuni problemi tecnici, una strizzata d’occhio a Lou Reed, un richiamo qua a Dylan e uno la a Denver, il novello Tim Buckley, nella musica come nell’aspetto diverte e incuriosisce anche se poi un poco cala di intensità ( peccato!) con il pubblico che si distrae e comincia a raggiungere nuovamente il palco principale.

Ronn Gallo

Il compito di chiudere la prima serata in Fiera spetta agli Stereolab. Gruppo incatalogabile dalle mille ispirazioni e influenze si è riservato un posto d”onore nella musica degli anni 90 dove è considerato una delle più innoviative realtà emerse nella decade di fine millennio, per alcuni la migliore controparte francobritannica ai Sonic Youth. Simon Reynolds gli ha deffiniti su ‘Retromania’ dei “rockcollezionisti per antonmoasia” ma il pubblico cagliaritano sembra apprezzare il loro collage sonoro multicolore e multiforme guidato dal carisma e dal fascino della cantante Laetitia Sadier in un crescendo di emozioni che pesca fra i fasti di metà anni Novanta e nell’oggi del freschissimo ‘Instant Holograms On Metal Film’ uscito in aprile dopo un’attesa di 15 anni. Pietra miliare che ancora sa rottolare, alla faccia di Reynolds.

La serata di sabato viene inaugurata da una delle più interessanti artiste della scena indipendente italiana. Stiamo parlando di Gold Mass (Mattia Lasio l’ha intervistata qui) aka Emanuela Ligarò, passionaria e intensa interprete della musica elettronica meno convenzionale che si è fatta conoscere e apprezzare anche all’estero. Al pubblico della Fiera regala un set di grande impatto emotivo ergendosi a sofisticata sacerdotessa che vive fisicamente quanto esce dai suoi synth e dalla sua voce in un’alchimia dove corpo, musica e anima diventano alla fine un’unica cosa. Non bastano le orecchie per ascoltarla.

Sul Main Stage intanto sono pronti i Big Mountain County, adrenalinica band di spuro rock’n’roll nata a Roma ma con profonde radici nel meridione. Dopo aver inciso tre dischi, girato in lungo e largo l’Europa e aver raggiunto anche gli States, sul palco del Siren cagliaritano hanno espresso tutta la loro contagiosa ruvida energia attraverso un sound funkaggressivo e con l’istrionico frontman Alessandro Montemagno, metà uomo e metà maiale, a guidare la battaglia. Da gustare e da ballare, se non ci credete ascoltate l’ultimo lavoro ‘Deep drives’ e allacciate le cinture.

Gold Mass

L’adrenalina non cala neppure nel secondo palco dove fremono quattro ragazze americane. A dispetto del nome le Desert Sharks arrivano da Brooklyn, capitanate dalla grintosa Stephanie Gunther, voce e basso, svelano subito le loro intenzioni. Un garage sound di grande impatto dove si respirano le Hole di Courtney Love, i Til Tuesday, ottima la cover di Voices Carry, ma anche Joan Jett, Blondie, Elastica e Bangles. Da tenere d’occhio, il futuro di un certo tipo di rock femminile americano potrebbe essere loro.

Desert Sharks

Dopo aver tenuto la Bass lesson pomeridiana l’ex Fugazi Joe Lally si appresta a salire sul palco per la grande esibizione “freejazzpunkamericana”, per dirla a metà con Franco Battiato, dei The Messthetics & James Brandon dei quali ci parla con dovizia di particolari Mattia Lasio.

Il gran finale del Siren Festival alla Fiera è tutto per i The Horrors, forse la band che ha meno bisogno di presentazioni. Cantori dell’oscurità, nipoti illegittimi di Fuzztones e Cramps, ma anche di Mistifits e Ramones, sulla scena da oltre vent’anni contano sei dischi all’attivo. L’ultimo lavoro, uscito pochi mesi fa, ha segnato in qualche modo una svolta verso i territori post punk e industrial più vicini a Killing Joke, Cure, Depeche Mode, Ministry e Nine Innch Nails e a questo attingono per il concerto cagliaritano con pezzi come ‘The Silence That Remains’, ‘More Than Life’e ‘Silent Sister’. Il resto è preso da ‘Primary Colours‘, il disco della loro consacrazione del 2009, con ‘Mirror’s Image’, ‘Three Decades’, ‘Who Can Say’ e ‘Sea Within a Sea’; e ‘V‘, il penultimo disco del 2017 con ‘Ghost’ e il bis di ‘Something to Remember Me By’. Un concerto generoso quello dei The Horrors, con Rootter che non si risparmia, ma senza troppo entusiasmo, sempre entro i limiti del loro cupo seminato, come si conviene a ogni tenebrosa band che si rispetti.

Cala così il sipario, almeno per quanto riguarda i concerti in Fiera, della prima edizione cagliaritana del Siren Festival, una edizione di assoluto livello e qualitativamente da incorniciare, che tuttavia, questa è la nota dolente, ha dovuto fare i conti con la scarsa affluenza di pubblico nonostante il calibro degli artisti, non solo di quelli che vengono da Milano. I perché sono molteplici ma non è questa la sede giusta per analizzarli uno per uno. Resta la soddisfazione di chi, pur con i suoi gusti e le sue preferenze, ha voluto partecipare a un evento così importante, godendo di quanto conosceva e scoprendo nuovi validi progetti musicali.

Faris Badwan “Rotter” dei The Horrors

In copertina Alessandro Montemagno frontman dei Big Mountain County. Le foto sono dell’autore dell’articolo

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