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La raffinatezza di Gold Mass, tra elettronica e fisica, il 12 luglio al Siren Festival: “La Sardegna è la terra che sento mia per scelta”

Di Mattia Lasio
10/07/2025
in Interviste, Musica e spettacolo
Tempo di lettura: 6 minuti
La raffinatezza di Gold Mass, tra elettronica e fisica, il 12 luglio al Siren Festival: “La Sardegna è la terra che sento mia per scelta”

“La musica per me è una forma di terapia, mi fa stare bene. Non riuscirei mai a non farla. Per me fare musica è come cercare di volare, significa toccare quell’idea di bellezza che è dentro la mia testa e che ritrovo quando leggo un libro oppure quando guardo un panorama che adoro. Fare musica ti fa dimenticare che devi morire, ti fa dimenticare le preoccupazioni, ti rende libero e leggero: è una sensazione che cura, non potrei mai farne a meno”. Emanuela Ligarò in arte Gold Mass riflette sul senso più profondo del fare musica con quella consapevolezza umana, prima ancora che artistica, che solo chi ha un percorso fatto di molteplici passi significativi alle spalle può elaborare. 

Cantante e produttrice di spessore, nata a Cagliari e trasferitasi in Toscana con la famiglia da bambina, parte dalla musica elettronica per dare vita a uno stile assolutamente personale, all’insegna di un timbro caldo e graffiante e di tappeti ritmici onirici che conducono verso mete lontane tramite note che sanno catturare l’attenzione per la loro intensità emotiva. Il suo è un percorso che si dipana tra musica, elettronica in particolare ma non solo, e la Fisica corso di studi nel quale si è laureata e che la vedrà approdare a Cagliari sabato 12 luglio alla Fiera alle 19 per un live atteso e che si prospetta ricco di intensità in occasione del Siren Festival. Inoltre, l’artista farà sempre sabato 12 una masterclass gratuita di musica elettronica alle 15 al Corto Maltese sul lungomare Poetto, rivolta non solo agli addetti ai lavori ma anche a chi si sta affacciando per la prima volta a questo ambito. Le iniziative non finiscono qui: infatti, domani alle 16 sempre al Corto Maltese, parteciperà a un panel sul gender gap nell’industria musicale. Impegno sociale, ricercatezza stilistica e caparbietà: questi sono i tratti caratterizzanti di un’artista che si è ritagliata il suo spazio senza emulare mode vane, con il coraggio di non arrendersi e di guardare costantemente oltre.

 Quando comincia il tuo percorso artistico come Gold Mass?

Gold Mass nasce ufficialmente nel 2018, anche se ho sempre scritto musica, è una passione che ho coltivato da sempre per me, creando pezzi che rimanevano tra le pareti della mia camera. Il 2018 è stato un momento di svolta perché ho deciso di mettermi in gioco, condividendo pubblicamente quanto facevo privatamente sino ad allora.

Quali sono le tue influenze principali?

Le mie influenze sono notevoli e per notevoli intendo varie. Nasco come pianista classica, nell’infanzia e nell’adolescenza ho ascoltato moltissima musica sinfonica e lirica e ancora oggi sono amante della lirica, poi ho ascoltato tutta la rivoluzione beat, il blues, il cantautorato degli anni Settanta e degli anni Ottanta, ho spaziato tantissimo. Nel 2017 sono approdata all’elettronica e per me è stata una conoscenza folgorante, tra i miei artisti di riferimento in questo ambito ci sono ad esempio figure come James Blake, Sevdaliza, Ry X, Fourt Tet, OVermono, Jon Hopkins, Kiasmos, Bicep, Burial e tanti altri.

Hai conseguito la laurea in Fisica, quanto ha influenzato il tuo percorso accademico il tuo modo di approcciarti alla musica e di realizzarla?

Proprio così, sono laureata in Fisica e lavoro come fisico acustico per il reparto di ricerca e sviluppo di un’azienda impegnata nel reparto automotive come part time. Il resto del tempo mi occupo di didattica, insegno in un’Accademia internazionale, ovvero il SAE Institute a Milano, e insegno produzione di musica elettronica. La fisica ha influenzato molto il mio modo di fare musica così come la musica ha influenzato notevolmente la mia professione di fisico. Il mio approccio nel risolvere problematiche di acustica a livello professionale mi richiama tantissimo a quella che è la generazione del suono in uno strumento musicale, quindi cerco di schematizzare il problema fisico utilizzando le mie competenze in ambito musicale e viceversa, la parte di fisica soprattutto quella di conoscenza delle frequenze e del trattamento dei segnali, dello spettro sonoro e dei filtri sono tutte quante cose che mi vengono molto utili quando io vado a fare produzione sui pezzi e quando insegno. Fisica e musica non sono due cose separate: ho sempre camminato lungo questi due binari sentendoli come se fossero uno solo.

Oltre a scrivere i tuoi brani ti occupi anche della produzione musicale: in quale veste di trovi meglio?

Mi vedo bene in entrambe le vesti, sono due ambiti che non riesco a scindere. Non riuscirei a delegare l’ambito della produzione ad altre persone se non alla sottoscritta. Ogni scelta che faccio a livello compositivo o di arrangiamento  è una scelta che faccio a livello tecnico e che rivendico a livello artistico. Sono due parti di me che non riesco a dividere e che vanno di pari passo.

Nel giugno del 2019 hai pubblicato il tuo album d’esordio ‘’Transitions’’: che ricordo hai di quel periodo e in cosa sei cambiata maggiormente in questi anni?

Ricordo molto bene quel periodo, anche perché ero molto sola e non avevo conoscenze di altre persone che lavoravano all’interno della musica, non facevo parte di nessuna rete, non avevo nessuno che potesse spegnersi e nemmeno consigliarmi. Ho avuto, purtroppo, anche brutte esperienze che sinceramente mi hanno proprio ostacolato, questo perché quando un artista inizia si sente molto debole e insicuro e non ha la consapevolezza del proprio valore, quindi incappare in situazioni e in persone sgradevoli è qualcosa che si verifica con molta frequenza. In questi sei anni sono cambiata tantissimo, nel senso che sono molto più consapevole e mi sono accorta che più cose so fare e meno sono ricattabile. Lavoro come artista indipendente e mi occupo sia della parte artistica ma anche della parte manageriale, so bene come funziona il flusso di lavoro da quando scrivi un pezzo in camera a quando lo devi distribuire e fare arrivare alle persone, ho una buona dimestichezza con i contratti e con i diritti d’autore, oltre che con la distribuzione, il booking e la comunicazione. Mi capita spesso di essere cercata da giovani artisti che stanno muovendo i primi passi e hanno bisogno di un consiglio e questo mi rende felice e orgogliosa, anche perché mi metto pienamente nei loro panni e ripenso a quanto io stesso nei miei esordi avrei avuto bisogno di una guida attenta.

Oltre al tuo disco ”Transitions” e a vari singoli, hai pubblicato anche due EP intitolati ‘’Flare’’ e ‘’Safe’’: cosa rappresentano nel tuo percorso?

Flare e Safe sono due belle perle, due bei gradini che ho fatto nel mio percorso. Io oggi riascoltandoli ne sono assolutamente innamorata, raccontano quello che è stato il mio percorso di crescita sia a livello artistico e tecnico sia a livello personale. Ogni mio lavoro artistico è la fotografia di ciò che sono a livello umano in un determinato momento della mia vita e tramite ogni progetto riesco a ricostruire le vicende della mia esistenza.

Sabato 12 luglio alle 19 suonerai alla Fiera di Cagliari in occasione del Siren Festival: è la prima volta che prendi parte a questa manifestazione?

Non è la prima volta, suonai al Siren già nel 2021 quando venne ospitato nella città di Vasto, in un periodo non semplice come quello della pandemia. Sono entusiasta di vedere un festival come il Siren ospitato in una città come Cagliari che secondo me ha il contesto giusto per accogliere e apprezzare la bellezza di un festival del genere. Mi godo appieno questo momento e non vedo l’ora di prendere parte all’evento.

Che rapporto hai con la Sardegna?

Adoro la Sardegna, è la terra che sento mia e non solo per motivi genetici e di provenienza ma per scelta. Per me suonare in Sardegna ha un valore enorme, che non posso mettere da parte. Vivo la Sardegna con la consapevolezza di chi sa che si tratta di una terra incredibile, purtroppo da anni sfruttata in occupazione di suolo militarmente e a livello energetico. La Sardegna è una terra che ha un potenziale enorme e proprio per questo su di lei ci sono tantissimi interessi, alcuni anche decisamente poco nobili. Questo aspetto lo vivo con profondo dolore ma nonostante ciò bisogna continuare a lottare sempre.

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