Francesco Bianconi è veramente uno dei massimi esponenti della Canzone italiana degli ultimi venti anni.
Lo è con un distacco ed una autorevolezza senza pari e soprattutto, con ancora un gran futuro da scrivere nonostante, forse, l’ingombrante peso, o catena, di portare sulle spalle il nome “Baustelle”.
Dopo la immane fatica de “L’Amore e la Violenza vol. 1 e 2” la pausa rigenerativa (mia speranza che sia solo pausa) lo sta portando a esplorare territori nuovi o comunque da rispolverare ma sicuramente che aggiungono, non tolgono, e rinnovano l’immenso lavoro portato avanti finora insieme a Rachele Brastreghi (anche lei già uscita nel 2021 con un album solista, qui su Nemesis Magazine) e Claudio Brasini.
Territori che sono sia nell’ambito della letteratura sia in ambito musicale con il suo disco solista del 2020, “Forever” (qui su Nemesis Magazine) ed ora con “Accade”, album di cover (o quasi) che si dimostra una ulteriore gemma nel cammino personale dell’Artista di Montepulciano ma ormai quasi milanese di adozione
Accade è un disco di cover o quasi perché Bianconi, da grande paroliere e musicista, si è dimostrato negli anni in grado di scrivere non solo per se stesso o per la band ma anche per altri artisti, portandoli anche sul famoso palco in voga proprio in questi giorni per una volta all’anno, ad esempio.
Si parte proprio con “Io Sono”, scritta anni prima per Paola Turci, si gioca trasformando “Playa” insieme ad una Baby K in grado di esprimere veramente il suo ottimo potenziale offuscato da anni di solo pop, hit estive e collaborazioni a volte dozzinali figlie dell’advertising, si porta nuovo respiro in “La Cometa Di Halley” e “Bruci la Città”, vecchie interpretazioni della mai abbastanza rimpianta Irene Grandi (soprattutto dando un’occhiata a quanto accade in questi giorni in Liguria) scritte sempre da Bianconi.
Ogni pezzo, quindi, o già figlio dell’artista modello per Gucci oppure di altri (Fiumani, Vanoni, Guccini,…), ritrova nuova luce negli arrangiamenti a volte anche solo voce e piano, ed una carica struggente e cruda in grado di accoltellarci dolcemente al fianco come di notte in una strada buia e malfrequentata, ovvero la nostra memoria, le nostre illusioni, paure.
Ospite di notevole riguardo Lucio Corsi in “Michel” di Claudio Lolli, a completare la capacità di Bianconi si scrivere per sé, per altri, per la band, di interpretare da solo o in coppia che non sia solo Rachele Bastreghi, ovviamente.
Dieci canzoni, quindi, da ascoltare una dopo l’altra senza respiro per omaggiare il nostro patrimonio artistico cantautorale che comprende ormai, da tanto, a pieno titolo, Francesco Bianconi.
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