Mi chiedevo da mesi quando quest’ album sarebbe uscito, lo aspettavo da quando Francesco Bianconi aveva pubblicato il suo Forever – ne scrivevamo su Nemesis qui – ma, sono onesto, ne avevo ormai perso le tracce e forse la speranza, senza nemmeno capire se sarebbero tornati prima i Baustelle oppure no.
Invece, come un fulmine a ciel sereno, in una mattina tranquilla di fine aprile, trovo una notifica non solitaria (si, insieme a quella di Burial, che ringrazio anche per avermi dato una ulteriore settimana di ascolto) che mi annuncia l’uscita dell’album, senza tracce in pre ascolto o noiosi stratagemmi social che hanno ormai sostituito i 30 instore al mese perché non c’è più né l’instore né chi è in tele.
È ora, quindi, di chiudere il cerchio aperto lo scorso inverno.
“Poi mi tiro su” è la traccia iniziale che ci introduce immediatamente alle atmosfere intime di cui l’intera opera è permeata: intime e raffinate aggiungo, con la voce di Rachele che si fonde perfettamente come trama in un ordito che potremmo definire un elegante synth pop.
“Lei” continua la marcia su questo percorso che si rivela ascolto dopo ascolto sempre più gradevole lasciando poi scoprire sempre più sfaccettature, figlie di un songwriting che oserei definire quasi perfetto.
Rachele Bastreghi ha veramente confezionato un gioiello di pop italiano, in cui non esiste alcun effetto fotocopia nei confronti delle canzoni del suo gruppo originario, i Baustelle, ma nemmeno un taglio netto che metterebbe in dubbio allora la sua impronta nel processo compositivo della band, semplicemente è evidente la sua componente soave che si fonde perfettamente con quella romanticamente macabra di Bianconi ma che invece nel suo lavoro solista riesce a compiersi totalmente ed avere una vita assolutamente ben definita e piacevole.
“Not for me” spicca per il ritornello ed alcune parti in inglese che, nel 90% dei casi di un disco italiano è un banale scimmiottare mentre in questo caso ha un suo bilanciamento e, lasciatemelo dire, questo si che sarebbe un singolo da mandare all’Eurofestival.
L’equilibrio tra ogni pezzo dell’album fa si che questo fluisca con un ritmo veloce ma non certamente sbrigativo, con una durata media delle canzoni di circa 4 minuti, quindi superiore ai fatidici 3:30 da singolo che deve passare in radio
Notevole “Penelope” quasi dancereccia, ma sempre di un livello elevatissimo che ci porta poi a “Due ragazze a Roma” con Meg e Chiara Mastroianni, un manifesto di libertà che tutti noi finalmente dovremmo meritare.
L’album si conclude quindi con la title track, “Fatelo con me” – cover della canzone scritta da Ivano Fossati e precedentemente cantata da Anna Oxa – e la quasi drum’n’bass “Resistenze”
Rachele Bastreghi ci regala quindi una gemma del pop italiano che non deve passare assolutamente inosservata, in cui si distacca dalle atmosfere della sua band originaria, mantenendo logicamente un filo vivo e forte, testimone del suo enorme apporto artistico abile.
Un’ Artista dalla voce soave, un talento compositivo enorme, una gamma di testi mai banali, che ci regala un album veramente notevole
Non facciamocelo sfuggire.
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