Dopo quattro release nel 2021, di cui abbiamo parlato già su Nemesis Magazine – “Canzoni dell’Io Nudo” e “(coda)” – eccoci insieme a Pluhm – Lucio Leonardi – artista siciliano ma ora di base vicino Varese, che ci ha omaggiato un interessantissimo scambio di parole e curiosità tra la sua biografia, l’amore per la musica, Brian Eno su tutti, le arti visive e l’ambiente, le sue ispirazioni, i numerosi progetti per il futuro.
Lucio, prima di parlarci del tuo anno ricchissimo di produzioni, raccontaci qualcosa di te.
Suono praticamente da sempre (ho iniziato a studiare pianoforte classico a sei anni, e mi sono diplomato al Conservatorio di Catania nel 2010), ho avuto diversi progetti negli anni, di varia estrazione musicale, dal post metal, al rock psichedelico, all’alt pop, alla dark wave, all’idm. Pluhm è il raggiungimento di un traguardo che perseguo da tanto: fare musica libera, che inglobi tutte le mie influenze in un unico calderone Ambient, genere che amo da sempre, da quando scoprii Brian Eno e la musica seriale grazie a mio padre.
Ed ora veniamo a questo 2021 ricco di uscite: avevi programmato questa mole di produzioni oppure tutto è nato passo dopo passo? C’è ancora qualcosa che sta per uscire?
Non avevo programmato niente, per fortuna, tutto è nato così, senza un prestabilito ordine. Tutto nasce per caso, sento di dover raccontare qualcosa, mi siedo e compongo, tramite un modus operandi che può essere definito liberatorio, tanto è istintivo. Purtroppo (ride, ndr) ci sono altri tre album che vedranno la luce nel 2022, di cui uno è la terza parte del progetto “Canzoni…”.
Che cos’è che ti ispira maggiormente?
Uno stato d’animo, un mio sentimento che desidero sputare fuori per non cadere, ma anche ciò che mi succede intorno: c’è così tanto da raccontare che è difficile stare al passo.
C’è una tua visione di insieme in cui vorresti far vivere tutte le tue opere oppure le vedi ancora staccate una dall’altra?
Pluhm ha iniziato il suo percorso come estensione della mia anima, quindi come racconti muti dei disastri del mio io. Poi, grazie al mio interesse per l’ambiente e al modo parassita che abbiamo noi di rapportarci con esso, e soprattutto vedendo ciò che sta succedendo per via di cambiamenti climatici a cui non stiamo riuscendo a tener testa (sono pur sempre colpa nostra), sono nati gli ultimi due mini album dedicati agli oceani e un Ep dedicato alla mia terra e alla cattedrale siciliana, l’Etna. Quindi Pluhm si è diviso in due: da una parte gli album interiori (quelli con “Canzoni” nel titolo), dall’altra quelli esteriori (i restanti). Il progetto racconta l’esterno e l’interno per creare una musica universale e descrittiva a 360 gradi.
Oltre alla musica, quali sono le arti che ti appassionano? Sono molto belli i tuoi video, ti va di raccontarci come abbini suoni ed immagini?
Mi interessano tutte le forme di Arte, a questo proposito colgo l’occasione per svelare che sto lavorando alla soundtrack di un opera teatrale originale che vedrà la prima al Teatro Piccolo di Milano tra gennaio e febbraio. Ringraziandoti per l’apprezzamento, amo tutto ciò che è minimale (anche la mia musica lo è), quindi cerco di raggiungere il risultato tramite pochi elementi: i video che vedi sono presi da internet (tra quelli senza copyright), poi editati e lavorati solo con l’iphone, senza l’ausilio del computer o programmi di chissà quale portata.
Per chi componi? Un ipotetico te stesso? Oppure hai già in mente un pubblico quando inizi a scrivere?
Principalmente compongo per me, uso la musica come sorta di terapia (sarei un depresso cronico senza di essa). Ma direi una bugia se affermassi che produco musica solo per questo: amo condividere il frutto della mia mente, vedere se piace, vedere e sentire cosa pensa la gente, quindi compongo anche per gli altri, per la massa, anche se sono ben consapevole che la mia proposta non è affatto per una cerchia ampia di gente.
Ti va di raccontarci della tua strumentazione? Sei per la modernità? Oppure ricerchi strumenti vintage o inusuali da convertire alla musica? ho visto artisti usare dei Game Boy ad esempio, che ne pensi?
In realtà la risposta sta in mezzo: mi piace avere strumentazioni e synth, sia digitali che analogici. Ad esempio al momento posseggo un Arturia Microfreak e un moog Grandmother, insieme ad un paio di pedali particolari e veramente bellissimi come l’AcNoises Respira e il Death by Audio Reverberation Machine. Ma ho un’infinità di plugin, vst: di solito parto da un giro di basso del moog o da un pad dell’arturia per poi distruggerlo e lavorarlo digitalmente. Quindi niente strumenti strani come game boy o altre cose simili. Soltanto strumenti fisici che vengono distrutti da altri strumenti digitali.
Come mai la scelta di uscire anche in audiocassetta?
Posso dirlo? perchè è fighissima e costa poco! Amo il vinile, ma produrlo richiede un infinità di soldi, quindi, bypassando il cd che trovo ormai superato, la cassetta, vista come cimelio immortale, è la soluzione migliore per un progetto di nicchia come il mio.
Come pensi possa rinascere la scena live in Italia, penso ad esempio all’impegno di Cosmo per organizzare le sue date, pensi di andare live a breve anche tu oppure è una dimensione che non ti interessa?
La scena live in italia? Domanda un pò difficile a cui non so rispondere purtroppo. Siamo in un periodo di declino per i live, e l’impegno di Cosmo è quantomeno encomiabile, un cercare di tornare alla normalità che farebbe sicuramente bene a tutto il mercato della musica. Sto cercando di contattare locali e festival per proporre un mio live, ma quello che propongo io non è strada affatto facile. Ma suonerò live, presto, mi manca, e non vedo l’ora. Anzi, se conosci qualche posto da propormi te ne sarei grato (ride, ndr).
Qualche aneddoto carino del tuo percorso di artista?
Non so se può esser chiamato aneddoto, ma ho avuto molti momenti in cui avrei potuto fare il salto di qualità e diventare qualcuno, ma sarei dovuto scendere a compromessi, quindi ho sempre risposto con un bel Vaff*°##o.
Progetti per il futuro?
Vivere di sola musica conta? Credo che questo sia il punto più alto a cui aspira ogni musicista, no? A parte questo non ho progetti, solo continuare a suonare sempre e sperare di non esaurire la mia vena creativa, entrerei in depressione, quindi spera con me.
Prima di lasciarci, c’è un messaggio importante che vuoi lanciare attraverso le pagine di Nemesis Magazine?
Come detto e come esplicato da ciò che faccio, metà del progetto Pluhm è dedicato all’ambiente, quindi può sembrare banale ma l’unico messaggio che voglio dare è di fare attenzione a dove viviamo, a rispettare il nostro posto, il nostro mondo, la nostra casa: dai piccoli gesti e dalle piccole attenzioni nascono i più grandi cambiamenti che non possono che giovare a tutti noi.










