Un avvocato sardo con la passione per la scienza destinato a diventare inventore negli Stati Uniti. Una vicenda non molto conosciuta che ruota attorno alla numerosa famiglia Bissiri-Caredda che da Seui raggiunse la California; una storia avvincente, fatta di viaggi e di brevetti, di riconoscimenti internazionali e di successi mancati che Valentina Sulas e Andrea Mameli hanno raccontato sabato alla quindicesima edizione del FestivalScienza 2022 organizzato tra 10 e 13 novembre a Cagliari dall’associazione ScienzaSocietàScienza. Dopo le quattro giornate cagliaritane e le due di Nuoro, il FestivalScienza proseguirà a Oristano il 16 e 17 novembre; Siniscola 18 e 19, Senorbì e Isili fra il 21 e il 23, e infine a Iglesias per il 24 e 25.
Non è affatto semplice ricostruire e narrare il percorso umano e professionale di Augusto Bissiri. Se da un lato si hanno notizie inconfutabili, dall’altro la sua figura è ammantata da un’aurea leggendaria spesso foriera di errori, imprecisioni ed esagerazioni.
Primogenito di una numerosa famiglia, Augusto Pietro Domenico Bissiri nasce nella via Azuni del quartiere cagliaritano di Stampace, e non a Seui come viene spesso riportato, il 10 settembre del 1879. Il padre Giovanni è un impiegato originario di Lanusei mentre la madre, la precettrice scolastica Maria Luigia Caredda, è figlia del medico condotto di Seui. Ed è proprio nel paese della Barbagia di Seulo, dove Giovanni Bissiri è stato assunto come segretario comunale, che la famiglia si trasferisce e cresce. Nascono qui Armando, Amerigo, Aida, Ada, Abramo, Amalia, Amelia, Attilio, Amerigo, Armando e Alfio. Il primo Amerigo, Amalia, Ada e Aida moriranno precocemente nell’età dell’infanzia e della fanciullezza. Non sarà sfuggita al lettore la curiosa e smisurata passione dei coniugi Bissiri-Caredda per i nomi che cominciano con la lettera a, ai quali si aggiunge una lunga sequela di secondi nomi come Alessio, Albino, Alfredo, Armida, Albertina, Annunziata, Adele, Adelchi, Alberto.

A Seui, Augusto rimane per gli anni dell’istruzione primaria per poi trasferirsi a Cagliari, dove frequenta il ginnasio e il liceo Dettori. Una volta diplomato, nel 1900 si iscrive in legge a Cagliari ma quasi subito si trasferisce a Roma dove continua a studiare. Non risultano invece iniziali studi in ingegneria che talvolta gli vengono attribuiti. Un percorso simile sarà quello seguito dal fratello Armando che, dopo aver frequentato il liceo Terenzio Mamiani della capitale, diverrà procuratore presso la Corte d’appello e i tribunali civili e penali di Roma e Civitavecchia.
Nella capitale, dove dimora nella via Principe Amedeo, Augusto Bissiri, si laurea in legge nel 1904 ma contemporaneamente comincia a mettere a frutto le passioni che ha coltivato assiduamente sin da bambino, ovvero quelle per la tecnica, le scienze e la scrittura. Il suo primo brevetto risale al 1901, un sistema elettrico per evitare gli scontri nelle ferrovie a binario unico battezzato ‘Kindunofugo Augusto Bissiri Caredda’. Brevettato anche in Germania e successivamente acquistato dalla statunitense The Westinghouse Electric Company, sarà adottato anche nella Tranviaria del Campidano gestita da Luigi Merello, che collegava Cagliari con alcuni comuni dell’hinterland. Nel febbraio 1905 è la volta degli ‘Alipedi Bissiri‘, ossia bicicli da adattarsi ai piedi, ma intanto sta partorendo un’invenzione che cambierà il corso della sua esistenza e la presenza del talentuoso avvocato Bissiri è richiesta negli Stati Uniti d’America.
L’8 giugno parte da Napoli a bordo della nave Sardegna che all’epoca collegava Italia e New York, e sbarca a Ellis Island tre settimane dopo. Il documento di viaggio recita la dicitura Non Immigrant Alien, che indica la provvisorietà della permanenza negli States dell’avvocato sardo. In effetti Bissiri ha intenzione di sperimentare un suo nuovo congegno, venderlo agli americani e tornare a Roma per aprire il suo tanto sospirato studio legale. Non andrà così.

John Carleton Baker, direttore del dipartimento artistico del ‘New York Herald’, venuto a conoscenza di questo avvocato italiano che aveva urgenza di trasformare le sue fantasie giovanili in concrete invenzioni, si propone di ospitarlo nei locali della redazione per sperimentare la sua ultima diavoleria: un apparecchio per la trasmissione a distanza delle immagini. Augusto Bissiri si rinchiude in una stanza, mentre in una più lontana, separata anche da un cortile, si sistema il suo collega ingegner Pascucci. L’unico collegamento fra i due locali è un doppio filo di rame. Una foto scattata in un ufficio della struttura viene consegnata al giovane sardo che attraverso la sua invenzione la trasmette al Pascucci che attende con trepidazione dall’altro capo del filo, dove dopo pochi minuti riceve telegraficamente l’immagine. I presenti gridano al miracolo e la notizia in pochi giorni fa il giro del mondo. Un primo passo rivoluzionario nel mondo delle telecomunicazioni che nell’immediato però stravolge il destino di tutta la famiglia Bessiri – Caredda che in pochi anni si trasferisce in blocco, genitori compresi, negli U.S.A.
La prima residenza è Framingham, Middlesex County, nello stato del Massachusetts, dove tuttavia non rimane a lungo perché la destinazione finale di questo lungo viaggio è la California. A Los Angeles, accantonata per sempre l’attività forense, Augusto continuerà a lavorare alle sue invenzioni e assieme al fratello Adriano, dopo aver studiato arte e design ed essersi specializzati in litografia, aprono i Bissiri Studios, che per almeno trent’anni collaboreranno stabilmente con la Western Lithograph Company, la Chrysons, la Universal, la California Orange Box Labels e altre aziende ancora per le quali disegneranno, manifesti, etichette ed eseguiranno lavori di lettering. Saranno molto richiesti anche per la produzione dei titoli per i film di tutti i principali studi di Hollywood, ma anche per riviste, réclame, fumetti, calendari e biglietti d’auguri
Sotto il sole californiano Augusto Bissiri riprenderà anche la passione per la scrittura e la fantascienza, attività che aveva sperimentato già in Italia con alcuni apprezzati racconti ed articoli apparsi anche sulla ‘Domenica del Corriere’ a inizio secolo come ‘Lo Sparrow Club” del 1902, oppure il romanzo scientifico – fantastico ‘All’ultimo sangue’ del 1903. Per la popolare rivista di racconti di fantascienza ‘Amazing Stories’ nel 1926 pubblicherà uno dei suoi scritti più popolari, ‘The lord of the winds’.

Tuttavia è ancora una volta il mondo dell’innovazione tecnologica e scientifica a dargli le maggiori soddisfazioni. Nel 1917 riesce a teletrasmettere via cavo alcune immagini dalla redazione del londinese ‘Daily Mail’ a quella del ‘New York Times’, un passo fondamentale verso il brevetto del ‘Live Picture Production’ del 1925, un precursore di tanti sistemi di trasmissione delle immagini che dopo alcuni lustri avrebbero portato alla nascita della televisione. A questi dobbiamo aggiungere altre piccole invenzioni come il ‘Game apparatus’, un dispensatore automatico di palline a moneta, il ‘Cigarette Extinguisher‘, un congegno per spegnere le sigarette, il ‘Sheet music turner’, macchina a pedale per sfogliare gli spartiti musicali, il ‘Dial cleaner for automatic Telephones’ e altre ancora.
Non è stato soltanto Augusto a trovar fortuna in America ed è grazie al suo impegno se i fratelli e la sorella hanno potuto studiare. Oltre al menzionato Adriano, anche Attilio e Alfio raggiungeranno ragguardevoli posizioni nel mondo scientifico e accademico. Attilio nel 1972 verrà insignito dell’Americanism Medal, una delle più alte onorificenze statunitensi. E così anche Amerigo nel campo dell’odontoiatria, Armando nell’insegnamento delle lingue romanze, di quelle moderne e dell’editoria; e la sfortunata Amelia, morta precocemente nel 1923 quando era ormai avviata all’insegnamento accademico delle lingue.

Questa è la storia di Augusto Bissiri e della sua famiglia che l’attrice Valentina Sulas e Andrea Mameli, attore, giornalista scientifico e fisico hanno raccontato sabato scorso al pubblico che ha riempito la sala conferenze del EXMA di Cagliari dove si è svolto il FestivalScienza, con lo spettacolo ‘Augusto Bissiri inventore: ‘La scienza da Seui a Los Angeles’. Un racconto fatto di parole e immagini, ma anche di dimostrazioni tecniche attraverso alcuni modelli delle invenzioni dell’avvocato seuese spiegate da Andrea Mameli; mentre a Valentina Sulas è spettato il compito di raccontare i tanti aneddoti e le curiosità di questo incredibile “sogno americano” anche attraverso l’avvincente narrazione dello ‘Sparrow Club’. Una storia, come hanno sottolineato il protagonista e la protagonista, che per certi aspetti è ancora da sviscerare e approfondire, per essere riportata in scena ancora più ricca, più solenne, più grande. Grande come il suo protagonista e gli altri attori e attrici di quest’avventura cominciata alle falde del Gennargentu e finita sotto il sole californiano, che per quanto bella, la maggioranza dei sardi probabilmente ignora.
E forse è arrivato il momento che la Sardegna renda i meritati onori ad Augusto Bissiri e alla sua famiglia. Seui lo fa già con un interessante percorso museale, allestito a Casa Farci gestita dalla cooperativa S’Eremigu, che attraverso documenti originali racconta questa straordinaria epopea. Perché la Sardegna, i Bissiri – Caredda se la portarono dietro anche in California, con la loro storia familiare, curando alcune edizioni americane dei libri di Grazia Deledda, tenendo conferenze sugli usi e le tradizioni dell’isola, partecipando alle attività delle associazioni e arrivando a battezzare alcuni luoghi d’adozione, come il villaggio S’Iscaland, con nomi che richiamavano quelli dell’amata Seui.










