Sanremo 1980. In un Festival che per la prima volta rinuncia all’orchestra e dove gli artisti in gara cantano con l’ausilio delle basi c’è solo un gruppo ad esibirsi dal vivo. Sono milanesi, si chiamano Decibel e ammaliati dai synth hanno abbandonato il punk in nome dell’imperante New wave. Si presentano sul palco come fossero appena usciti da un film di Melville, in un outfit degno di Betsy Heiman e con il front man Enrico Ruggeri occhialuto e ossigenato, lontano cugino meneghino del Lou Reed modello Rock’ N Roll Animal Tour che canta ‘Contessa‘, un brano destinato a scompigliare le carte nel panorama musicale italiano di quel periodo.

Siamo al principio di un lustro di forti cambiamenti. Edonismo e trasgressione prendono piede nella moda, nell’arte e nelle produzioni discografiche ispirate a quanto sta succedendo sulle sponde del Tamigi e dello Sprea. Il fenomeno, troppo spesso etichettato banalmente come Italo Disco, quasi a sminuirne la qualità, assume da subito connotati squisitamente nazionali e inaugura una epoca scandita da un’intensa e vivace creatività.
Il successo di ‘La Voce del Padrone’ di Battiato e quello delle sue benemerite discepole Alice e Giuni Russo è l’apripista. Alcuni artisti come Gary Law e Gazebo scelgono di cantare in inglese raggiungendo subito il successo internazionale. Espressione di quanti hanno scelto la via tricolore sono invece la “svenata” Rettore di ‘Kamikaze Rock n’ Roll Suicide’, l’istrionico Alberto Camerini, il raffinato Garbo, i reinventati Matia Bazar, i radiofonici Righeira e l’archeologia moderna di Ivan Cattaneo; pioniere di un futurevival che mescola successi italiani degli anni 60, trovate sceniche d’avanguardia e stravaganti look punk – glam messi in mostra via etere in trasmissioni come Disco Ring e soprattutto nella Mr. Fantasy condotta da Carlo Massarini.
In alcuni di questi video dove Cattaneo presenta le sue personali rivisitazioni del ‘Geghegé’ e della ‘Zebra a Pois’, appare una giovanissima corista, ballerina e finta batterista dal viso androgeno che non passa inosservata agli occhi del produttore Nicola Ticozzi. Si chiama Cristina Barbieri e viene subito messa sotto contratto dalla Dischi Ricordi.

Intanto Enrico Ruggeri ha lasciato i Decibel per dedicarsi alla carriera solista e ha cominciato parallelamente quella che ‘L’Europeo’ definisce di “piccolo e virtuoso scrivano lombardo tra gli analfabeti del rock”. Nel 1983 assieme a Stefano Previsti scrive ‘Tenax’ e il b-side dal sapore sadomaso ‘Notte Senza Pietà’, che finiscono nel 45 giri dell’esordio discografico di Cristina Barbieri che da allora sarà conosciuta con il nome d’arte di Diana Est.
L’ispirazione classica del titolo si riflette nel look sword and sandal studiato appositamente per la cantante e soprattutto nel testo con la citazione latina (per alcuni parafrasata da Seneca) “Sed modo senectus morbus est, carmen vitae immoderatae hic est”. Il successo è immediato. Grazie al remix di Tony Carrasco la canzone spopola nelle discoteche, dall’omonimo club fiorentino in auge in quel periodo al Movida di Jesolo. Molti anni dopo, il verso “forse è già mattino e non lo so” capeggerà per lungo tempo in un muro del Cocoricò di Riccione.

L’anno successivo gli stessi autori traslocano la Est in quel di Parigi. Nasce così un’altra hit dall’eloquente titolo ‘Le Louvre’, dove le opere d’arte scappano fuori dal museo più famoso del mondo per istruire la massa ignorante e superficiale. Il b-side è ‘Marmo di Città’ un prezioso sogno imperiale a tinte tenebrose che per gusto e atmosfere è degno di competere con la title track.
Tuttavia, dopo l’ennesimo successo la collaborazione con Ruggeri s’interrompe di colpo. Arriva Oscar Avogadro, autore per molti artisti di pezzi di grido come ‘E la Luna bussò’ e ‘Nel Ghetto’, che con Giampiero Ameli scrive per Diana Est ‘Diamanti‘ e ‘Pekino‘. I nuovi brani segnano il passo rispetto alla precedente produzione, utilizzando uno stile spudoratamente debitore della svolta elettronica dei Matia Bazar e di quella world di Grace Jones.
La svolta si rivela azzardata. Il disco è un fallimento e decreta il fulmineo abbandono delle scene da parte di Diana che senza fornire spiegazioni, una volta estinto il contratto triennale con la casa discografica, si ritira a vita privata, avvolgendo nel silenzio e nel mistero la sua brevissima carriera e arricchendo la folta costellazione di meteore dei palpitanti anni Ottanta.
Fino al nuovo millennio non si sentirà praticamente parlare di lei, che declinerà sempre gli inviti di trasmissioni televisive nostalgiche come Cocktail d’Amore e La Notte Vola. Soltanto nel 2004, lo stesso anno che Prezioso riporterà in voga ‘Le Louvre’, concederà un’intervista a Radio Popolare dove – a quanto si racconta – non sarà affatto tenera nei giudizi verso il sistema del music business della sua epoca, alimentando il sospetto che il suo abbandono delle scene fosse in qualche modo attribuibile o condizionato da questo disincanto.

Di certo c’è che nonostante il lungo silenzio, quella manciata di canzoni non sono finite nell’oblio, anzi. I diversi remix, le cover di Cattaneo, dello stesso Ruggeri e dei Serpenti, addirittura alcuni libri ispirati alle sue hit, ne hanno perpetuato il ricordo fino a quando una Cristina Barbieri ancora in splendida forma, dopo oltre trent’anni ha nuovamente vestito gli antichi panni di Diana Est e fra il 2013 e il 2014 è tornata ad esibirsi pubblicamente.
In una sua vecchia intervista aveva dichiarato che “il compito dei post moderni è quello di recuperare il passato”. Chi lo sa, magari è per questo motivo che ha deciso di dedicare la sua vita al restauro e all’antiquariato, distinguendosi certo, ma fuori dai musei.









