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Le Metamorfosi a La Notte dei Poeti, Ovidio approda in Sardegna con il regista Andrea Baracco

Di Gianfranca Orunesu
20/07/2024
in Arte, Cultura
Tempo di lettura: 3 minuti
La Notte de Poeti

La Metamorfosi

‘Metamorphosĕon libri XV’ è il titolo originale dell’opera di Publio Ovidio Nasone, il celebre autore latino nato a Sulmona 43 anni prima di Cristo. Quindici libri, duecentoquarantasei racconti dove l’amore e il mito si abbracciano e dove persino le diverse storie (dalla ’Origine’ del mondo alla passione di Apollo per Dafne) sembrano legate l’una all’altra all’interno della più grande cornice della trasformazione. Ora le Metamorfosi approdano in Sardegna per il festival La Notte dei Poeti organizzato dal CeDAC per la sua 42esima edizione con la voce recitante di Nina Pons, le performance musicali di Mugen Yahiro, Naomitsu Yahiro e Tokinari Yahiro, la regia e l’adattamento di Andrea Baracco. Lo spettacolo è in programma domenica 21 luglio alle 20 nell’area archeologica di Nora, a Pula. Andrà quindi in scena un’opera classica ma decisamente contemporanea con una rappresentazione di una realtà instabile, precaria e illusoria; una raffigurazione non univoca della natura e della vita; un’essenza che prende spunto dall’ambiguo e dall’ibrido.

Come scrisse lo stesso Ovidio nei quattro versi che fungono da proemio dell’opera, “In nova fert animus mutatas dicere formas / corpora. Di, coeptis – nam vos mutatis et illas – / adspirate meis primaque ab origine mundi / ad mea perpetuum deducite tempora carmen”. Ossia, “l’ispirazione mi spinge a raccontare come le forme si trasformino in nuovi aspetti. O dèi, siete proprio voi infatti a creare queste metamorfosi, ispirate la mia opera e conducete questo ininterrotto canto dall’origine del mondo ai miei giorni”.

Ma quali sono le caratteristiche che fanno delle Metamorfosi di Ovidio un’opera attuale? “Alcuni autori – spiega il regista Andrea Baracco – hanno inventato l’uomo; hanno detto quali sono i suoi desideri, le sue paure, le fragilità, i bisogni. Hanno definito per sempre cosa rende l’uomo ciò che è, in ogni epoca e tempo. Tra questi autori, Shakespeare, Dante, Tolstoj e parecchi altri, in questo olimpo un posto di primo piano lo occupa sicuramente Ovidio che, in molte sue opere e nelle Metamorfosi in modo esplicito, ci insegna in maniera spietata e sorprendente quanto sia profondo, articolato, complesso e ambiguo l’animo dell’essere umano. Proprio per questo mi è sembrato necessario che le prime parole che il pubblico ascoltasse fossero ‘C’è una sostanziale parità tra tutto ciò che esiste, contro ogni gerarchia di potere e di valori’. Parole di Ovidio ma non delle Metamorfosi, ma che sono un manifesto poetico/politico limpidissimo, oltre che di una contemporaneità stupefacente”.

Oltre che dalla voce narrante di Nina Pons, che condurrà gli spettatori nelle trame narrative del poeta di Sulmona ispirato dagli dei, lo spettacolo sarà sorretto dai ritmi del trio Munedaiko, gruppo di studio dedito alla pratica e alla valorizzazione del tamburo tradizionale giapponese Taiko con lo scopo di – si legge nella loro bio – “approfondire l’armonia dello spirito in risonanza con la mente e stato d’animo di ogni essere umano”. Che tipo di performance ci attende, quindi, e quali saranno codici e i registri di queste Metamorfosi?

“Ogni volta che mi avvicino ad un testo – aggiunge Andrea Baracco –, una delle prime domande che mi pongo, forse proprio la prima, è di quale lingua teatrale ci sia bisogno per restituire il più nitidamente possibile la parola scritta. E poco importa se questa parola sia letteraria, come in questo caso, o più prettamente teatrale, l’obiettivo è sempre e solo quello di far vivere allo spettatore l’esperienza unica della parola. Nel caso delle Metamorfosi di Ovidio, mi è risultato subito evidente che era necessario creare un mondo di suoni, movimenti e azioni, che potessero restituire la grandiosità del poema, sia nel suo aspetto narrativo, sia in quello, di certo non meno importante, simbolico, forse è meglio dire visionario. La potenza della parola ovidiana pretende una struttura ibrida che partendo dalla parola poi faccia inabissare chi ascolta attraverso altre tecniche e arti. Per questo il suono a tratti violento, a tratti commovente, dei tamburi tradizionali giapponesi suonati dai Munedaiko, riesce a creare una complessità quasi vertiginosa e sicuramente unica”.

La quarantaduesima edizione de ‘La Notte dei Poeti’ (leggi anche l’articolo di Giulia Sanna) è organizzata dal CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna con il patrocinio e il sostegno del ministero della Cultura, dell’assessorato del Turismo, Artigianato e Commercio della Regione Autonoma della Sardegna e del Comune di Pula, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Cagliari e le Province di Oristano e Sud Sardegna, con il contributo della Fondazione di Sardegna e l’apporto di Sardinia Ferries, che ospita artisti e compagnie sulle sue navi.

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