
Il mondo del digitale ha mostrato a tante persone negli ultimi due anni come il mondo del lavoro abbia trovato un’altra strada. Tutto vero: una recente indagine del World Economic Forum ha spiegato che nel giro dei prossimi dieci anni ci saranno 500 mila posti di lavoro nel settore e una persona su due dovrà essere preparata abbastanza per essere assunta o per affrontare questo mondo in solitaria, da freelancer.
Giuseppe Pitzalis ha deciso di cambiare radicalmente la sua vita. Prima ha lavorato a Firenze per la General Electric, poi si è trasferito a Milano per affrontare una nuova esperienza da dipendente. È nella grande città lombarda che alimenta il suo interesse di libertà e poco dopo decide di mettersi in proprio.
È il 2017 e diventa un digital strategist. “Il mio lavoro è quello di creare strategie online e offline per business personali o aziendali” mi spiega, ”che abbiano poi la capacità di portare dei risultati a livello di fatturato”. Una mansione per certi versi decisiva ma che si porta dietro qualche pregiudizio: “Il nostro Paese ha una cultura digitale molto arretrata e chi ci lavora deve essere bravo ad avere pazienza e costanza nel far capire l’importanza di questo lavoro”.
Uno dei problemi è quello di garantire al cliente dei reali risultati, in linea con gli obiettivi concordati. ”Uno degli errori principali è quello di volere tutto e subito. La mia presenza incide a livello percentuale un buon 50% nel successo di una azienda. Il restante è dato dalla capacità e volontà che il cliente ci mette per essere digitale e capirne i tempi e le dinamiche”.
Per velocizzare i tempi della comunicazione digitale, oggi esistono delle piattaforme che consentono ai creativi di lavorare con più rapidità. Ad esempio Canva: Pitzalis aiuta i suoi seguaci di Instagram a capire come utilizzarla al meglio: “Chi opera nel digitale deve essere veloce perché il tempo è denaro. Canva ha cambiato molto il modo di utilizzare la grafica rispetto alle complessità di programmi professionali come photoshop, illustrator etc che sono i migliori in assoluto in questo campo ma meno rapidi nell’esecuzione”.

Negli ultimi due anni la pandemia ha cambiato le scelte dei lavoratori. Il lavoro dipendente ha lasciato spazio maggiore a quello da freelancer. Pitzalis aveva già fatto questa scelta in precedenza.
Quando gli chiedo il perché, sembra che non aspettasse altro: “Ho scelto il digitale da freelancer dopo diversi anni passati come dipendente per grandi aziende perché le mansioni che avevo non mi davano soddisfazione. Ho quindi deciso di sfruttare le mie competenze da advertiser (pubblicitario digitale) e la voglia di poter essere di aiuto agli altri uscendo dalla mia quotidianità fatta di ore passate a svolgere un lavoro che non mi rispecchiava. Ho cercato di migliorarmi ogni giorno frequentando corsi e tutt’ora li frequento per formarmi e aggiornarmi”.
Per quanto l’accento sia ”continentale”, il cognome non inganna. Gli chiedo delle sue origini sarde e cosi abbozza un sorriso divertito. “Le mie origini sarde sono da parte di mio padre, nativo di Guasila. All’isola mi legano i parenti che sono ancora lì, i sapori e le tradizioni della Trexenta. La mia famiglia vanta una storia di macellai da generazioni. Purtroppo ora non riesco a passarci il tempo che vorrei ma nel passato ero abituato ad andarci tutti gli anni”.










