Per una fiaba così classica, ma al contempo così attualizzabile, il Teatro delle Saline di Cagliari si è rivelato un’ambientazione arricchente, oltre che perfettamente compatibile con il tuffo in un’altra dimensione che i valori e i sentimenti evocati dall’opera propostasuscitano.

In cartellone dall’8 all’11 giugno alle 21 per la Stagione di teatro contemporaneo di Akròama (QUI il link sulla rassegna nell’articolo di Anna Brotzu), va in scena ‘La regina delle nevi’ di Hans Christian Andersen, con drammaturgia e regia di Elisabetta Podda. Ogni rappresentazione è preceduta dalla performance ‘Frammenti‘, ancora a cura di Akròama, e fornisce una visione d’insieme su Andersen, il suo mondo e la sua vita, aiutando a contestualizzare l’opera e il significato che poi ogni spettatore saprà attribuirle.
La fiaba messa in scena è una delle più famose e lunghe scritte dal prolifico autore danese, la cui origine influenza notevolmente le ambientazioni. L’opera originale è suddivisa in sette sezioni, sapientemente condensate nei quasi sessanta minuti di rappresentazione curati dalla drammaturga sarda. L’adattamento messo in scena a Cagliari si concentra sulla storia narrata nel secondo capitolo, che racconta dell’amicizia tra i giovanissimi Gerda e Kay, uniti oltre che dalla condivisione di un giardino, dalla passione per le rose.
Non si percepisce alcun distacco tra una storia e l’altra, ma i personaggi si susseguono in maniera fluida, ognuno con specifici attributi che ne fanno apprezzare le note ironiche che rendono peculiare ogni loro aspetto.
Tiziana Martucci, interprete di tre personaggi (la Maga, la donna della Lapponia e la donna della Finlandia), mantiene inalterato il dubbio lasciato dall’autore sulla sua effettiva utilità alla causa di Gerda, e anche l’interpretazione di Carla Bocchetta nella parte della cornacchia, rende molto semplice apprezzare “l’umanizzazione” del personaggio, spezzando l’atmosfera fiabesca ma al contempo confermandola.

Julia Pirchi, algida nella sua interpretazione della regina (e della principessa), caratterizza il personaggio con la soavità dei dialoghi, stregando oltre che Stefano Cancellu, confuso e innamorato nel ruolo di Kay (e del principe), gli spettatori, avvolta dalle immagini della natura incontaminata durante il volo verso terre lontane.
L’espressività e l’ironia della protagonista Valentina Picciau (Gerda), unita a tutte le altre interpretazioni così caratteristiche e interiorizzate, fanno realmente apprezzare la morale della fiaba e la rendono rivolta a tutti. Ogni interpretazione evidenzia quanto il contributo del singolo alla causa di una bambina possa fare la differenza.
Forse è riduttivo descrivere come originale la sostituzione di un personaggio della fiaba di Andersen così criptico come il fiume con il Corvo (Giovanni Trudu), la cui simpatia così semplice, e a tratti infantile lo rendono un’ottima alternativa al preziosissimo compagno di viaggio di Gerda, che pur apprezzando, come tutte le donne, un bel paio di scarpette rosse, dimostra di saper attribuire la giusta priorità a valori come quello dell’amicizia e della condivisione.
L’introduzione di alcuni elementi di musica contemporanea, come il brano dei Baustelle, completano il quadro di perfetto connubio tra fiaba e reale.
Lo spettatore ha modo di ritrovarsi nelle licenze poetiche che la regista si concede nel suo adattamento della fiaba, inserendo nei dialoghi dei protagonisti sporadici adattamenti al parlato isolano, come a suo tempo, e forse a lui in omaggio, fece Andersen, il quale aveva molto a cuore l’utilizzo di un linguaggio che fosse rappresentativo di quanto narrato.
Pur trattandosi di una fiaba, l’adattamento contemporaneo e l’interpretazione di ciascun personaggio con caratteristiche movenze sceniche, oltre che la scelta dei costumi curati da Marco Nateri portano a concentrarsi sulla storia e sul consueto, ma mai scontato, obiettivo che l’amicizia e l’amore si ritroveranno, qualunque cosa accada.










