Ai nostri occhi sono stati di volta in volta irresponsabili, superficiali, depressi, svogliati, occasionalmente untori, egoisti, attenti solo a ciò che accadeva nella loro bolla virtuale. E invece li scopriamo sensibili, impauriti e angosciati ma anche fiduciosi e pronti ad accogliere i cambiamenti. Ecco la generazione Z, quella che più di tutte ha accusato il colpo della pandemia: in “Modo proximo: inchiesta sul mondo giovanile in tempo di crisi sanitaria” firmato da Mauro Tuzzolino appena dato alle stampe per Arcadia Editore c’è una fotografia sincera e obiettiva di come i ragazzi e le ragazze hanno affrontato questi 15 mesi di emergenza.

Il volume, realizzato su un progetto della Scuola di cultura politica Francesco Cocco con il contributo della Fondazione di Sardegna e della Fondazione Giulini come seguito di un lavoro precedente, è stato presentato pochi giorni fa a Cagliari dall’autore e raccoglie le risposte che circa 1300 giovani tra 15 e 29 anni hanno dato su un questionario preparato per loro dal team di ricerca guidato da Tuzzolino, insegnante e ricercatore, sulla piattaforma Google Form. Sei i temi dell’inchiesta: la didattica a distanza, la percezione del Covid e l’impatto emotivo, le relazioni e i linguaggi e il futuro. Oltre all’analisi delle risposte, il volume contiene anche contributi e riflessioni delle sociologhe Ester Cois (che cita un’intervista pubblicata su Nemesis Magazine) e Barbara Barbieri, dell’insegnante Vittorio Lo Verso, dello psicologo clinico Claudio Onnis, della sindaca di Arborea Manuela Pintus. La presentazione è firmata da Fernando Codonesu, presidente della Scuola di cultura politica Francesco Cocco, mentre le conclusioni sono affidate al filosofo Silvano Tagliagambe.
La pandemia, un vortice di emozioni.
Tante le sorprese, a partire dalle emozioni che la crisi sanitaria ha generato tra i più giovani. La metà di loro si sente confusa e disorientata: “Lo smarrimento dei giovani è lo smarrimento di tutta la cittadinanza dinanzi all’infodemia, alla contraddittorietà delle informazioni che sono circolate, alla conflittualità ricorrente tra vari livelli istituzionali e alla polemica politica quotidiana che non ci è stata risparmiata nemmeno in questa occasione”. Aumentano, invece, le emozioni negative: angoscia, pessimismo, rabbia, dolore e paura. Tra i timori che più spaventano ragazzi e ragazze c’è la paura della morte e della malattia, e non poteva essere altrimenti, dato che nei mesi più drammatici del Covid si parlava in continuazione, a scuola, sui media e in famiglia, di contagi e decessi. Un dato positivo è che tra i pensieri positivi capaci di generare fiducia e ottimismo ci sono famiglia, amici, affetti. Bocciata, ancora una volta, la didattica a distanza, valutata dalla maggior parte dei giovani come strumento di emergenza che non può certo sostituire le umane relazioni e gli stimoli all’interno di una classe e che appesantisce la vita quotidiana per le troppe ore passate davanti al pc. Molti degli studenti, inoltre, lamentano di non riuscire a seguire le lezioni a distanza.

Irresponsabili? No, attenti e rispettosi
Se durante il primo lockdown, tra il 10 marzo e il 4 maggio, abbiamo pensato che i più giovani fossero i più irresponsabili e tenessero continuamente comportamenti scorretti mettendo a rischio genitori e nonni, il questionario conferma che avevamo torto: solo uno su dieci ha dichiarato di essersi comportato normalmente in occasione di incontri con altri, mentre il 76% è stato molto attento a rispettare le regole anticontagio. “In molti casi – sottolinea Tuzzolino – i ragazzi hanno imparato a convivere con il sistema di restrizioni, hanno riorganizzato la dinamica delle relazioni in piccoli gruppi”.
I social network, un mondo reale.
Nessuna sorpresa invece sull’uso dei social network: il 62% degli intervistati ha dichiarato di trascorrervi più di tre ore al giorno, il 21% dice di esserci praticamente sempre: Instagram, TikTok e Whatsapp non sono solo uno strumento digitale ma uno spazio dove i giovani trascorrono gran parte della giornata e intrattengono relazioni e amicizie. Ma sbagliamo se crediamo che il tempo passato sui social sia sempre una inutile perdita di tempo: molti di loro lo usano per informarsi, scrivere, cercare contenuti specifici.
Ambiente, la speranza nel cambiamento.
E infine, il futuro: la crisi sanitaria cambierà le nostre relazioni, e lo farà in peggio per la maggior parte dei 1300 che hanno risposto al questionario. Ma tra di loro c’è una convinzione che è anche una speranza: sarà inevitabile modificare il nostro rapporto con l’ambiente, e dovrà cambiare in meglio. I giovani sono confusi e disorientati, ma sul futuro del pianeta hanno idee ben chiare e ci stanno mandando delle richieste precise. E’ arrivato il momento di ascoltarli.
(Nella foto in evidenza il Pride Sardegna 2021 a Cagliari, Dietrich Steinmetz)










