“La vita è troppo grande per poterla contenere e non si può darla per scontata. La vita è ‘come una brezza leggera’”. Così Alessandro Zorco parla del suo romanzo d’esordio, ‘Come una brezza leggera’, uscito nelle scorse settimane per i tipi di Abba Edizioni. Il giornalista cagliaritano ha smesso i panni di “pennastorie” (come vengono chiamati i cronisti, nel libro) per diventare un “narrafiabe” e ha raccontato le “cronache dal Mondo Pao”: una dimensione surreale nell’Eterna Primavera e nell’Eterno Adesso, dove i suoi abitanti non si preoccupano del futuro e una delle musiche più fortunate è “La canzone contro la paura”, del cantautore Bruciori Sax.

Nel romanzo, espressioni con giochi di parole e calembour creano in chi legge un effetto di straniamento (dopo qualche pagina quasi ci si abitua a questo divertente stravolgimento linguistico), prendono in prestito fatti, luoghi, personaggi, modi di dire reali, creano dei continui, esilaranti, cortocircuiti lessicali.
Nella “fiaba” di Alessandro Zorco compare un’altra realtà, simmetricamente opposta a Mondo Pao: è il Sottomondo, dove la settimana è più breve e i mesi sono otto. Tutto è dominato dalla fretta degli abitanti, scandita da apparecchi elettronici per comunicare e “trollare” e da cronologi che dicono “muoviti”. Come gli abitanti di Mondo Pao hanno un unico punto di vista per guardare i fatti nel qui ed ora, la vita a Sottomondo si svolge attraverso continui litigi tra gruppi contrapposti su qualsivoglia argomento. Tutto è regolato dal malaffare, dalla collusione in logge di potere contro il libero pensiero e i sognatori. L’informazione è conformata “in ottemperanza all’articolo 21 della Prostituzione di Sottomondo che sanciva la Libertà d’Insulto, con parole dette, parole vergate e parole immaginate”.
Il protagonista di Come una brezza leggera è il giovane Leone Zueg, figlio di Dei, gli dei di Mondo Pao, che transita tra l’uno e l’altro mondo e compie un percorso di conoscenza alla ricerca della propria identità.
“Avevo qualcosa da raccontare da tanto tempo e mi sono inventato un modo nuovo per esprimere, senza divisioni, pregiudizi o etichette, cose che altrimenti non avrei potuto raccontare in modo canonico – spiega Alessandro Zorco – Da una parte c’è Mondo Pao, quasi un mondo di plastica, dove tutti la pensano allo stesso modo, dall’altra c’è il Sottomondo, che è reale: c’è un regime, ma ci sono anche delle persone che lo mettono in discussione. Le contraddizioni nella professione giornalistica emergono attraverso lo sguardo ingenuo di uno di Mondo Pao, Leone Zueg”.
L’unico modo per Leone di trovare se stesso è lasciare il Paradiso degli Dei – Padre e Madre – e buttarsi nella mischia: vivere, transitare da Sottosopra, Mondo Pao, a Sottomondo, sporcarsi le mani, sentire il dolore e la propria fragilità; sentire l’alternarsi delle stagioni, il tempo che passa, fare esperienza con l’amore, la morte e il futuro, un progetto di vita. Non a caso, i migliori narrastorie stanno lì, a Sottomondo, perseguitati, sì, ma attratti da quella realtà piena di variazioni sul tema.
“L’esigenza è stata tirare fuori degli argomenti pesanti, inserendoli in un contesto leggero: la malattia mentale, il suicidio, la morte, la ricerca d’identità, per un libro rivolto a chi non dà per scontata la vita ed ha la capacità di ripartire dalla consapevolezza della propria fragilità, come Leone”, spiega Zorco. Come una brezza leggera: “Il titolo del romanzo è venuto dopo. Sarebbe potuto essere ‘Niente è come sembra’: guarda che l’apparenza è spesso ciò che inganna. Anche la precarietà del linguaggio vuole essere sconcertante per il lettore. E il dogma della fede diventa l’avere fede in se stessi, ricercare la propria verità, contro le convinzioni e le convenzioni esterne”.
Un libro per tutti, per tutti quelli che pensano ancora a un progetto di libertà, a un possibile cambiamento di scena.

(Nella foto in evidenza Alessandro Zorco)










