Un raffinato e intrigante gioco delle parti con “No Title (an experiment)” è andato in scena venerdì 6 e sabato 7 giugno all’ Arsenale di Venezia per la Biennale Teatro 2025 : sotto i riflettori Simonetta Solder e Willem Dafoe, che siedono intorno a un tavolo, scambiandosi di posto al termine di ogni sessione e dando vita a una performance virtuosistica con un dialogo surreale, quasi un duello verbale.
Sul palco delle Tese dei Soppalchi, circondato da funi come un ring per un incontro pugilistico, un tavolo e tre sedie e intorno un cerchio di vetri infranti, quasi a simboleggiare la natura frammentaria dei testi di Richard Foreman: una serie di frasi trascritte su cartoline riunite in tre mazzi, rimescolati di volta in volta così da generarare sequenze sempre diverse e imprevedibili.
Lo spettacolo è un omaggio al pluripremiato drammaturgo e regista americano, fondatore dell’Ontological-Hysteric Theatre, recentemente scomparso: autore di oltre cinquanta opere teatrali, da “Angelface” (1968) a “Old-Fashioned Prostitutes (A True Romance)” – tra cui “Symphony of Rats” , in programma alla Biennale – una decina di musicals, da “Elephant Steps” a “Love & Science” con Sidney Silverman, fino a “Astronome: A Night at The Opera” con musiche di John Zorn, accanto a film e video, tra cui “Strong Medicine”, Richard Foreman è stato uno dei protagonisti dell’avanguardia degli Anni Sessanta.
“No Title” si ispira alla cifra spiazzante dell’artista statunitense che come Gertrude Stein evoca sulla scena un “continuous present” senza reminiscenze né associazioni mentali, rinunciando alla struttura narrativa, così da disorientare deliberatamente lo spettatore e renderlo partecipe dell’atto di creazione dell’opera, in una sorta di “straniamento” rispetto all’azione teatrale. “Circa un anno fa, sono stato invitato nel loft di Richard Foreman a registrare un testo – racconta Willem Dafoe -. Foreman avrà avuto seicento cartoline con frasi scritte a mano da lui: sono state mischiate come un mazzo di carte e poi distribuite equamente tra di noi. Foreman stava su una sedia a rotelle e io ero seduto su un divano di fronte a lui. Abbiamo letto le frasi ad alta voce, alternandoci, una cartolina alla volta. Poi le abbiamo mischiate di nuovo e abbiamo ripetuto la lettura, ma ovviamente la sequenza era diversa”.
Le frasi, folgoranti e argute, ma anche banali, legate alla quotidianità formano una partitura mutevole, secondo la cut-up technique dadaista utilizzata da William S. Burroughs, assumendo di volta in volta significati differenti in base alla sequenza, così che la conversazione tra i due personaggi si evolve in direzioni inattese. “Foreman a volte scriveva i suoi testi vivendo la normalità della vita, con una penna che teneva appesa al collo – prosegue Willem Dafoe -. «Quando gli veniva un pensiero o vedeva qualcosa di interessante… anche solo un frammento, lo scriveva. Poi prendeva tutte queste frasi e componeva un testo, senza personaggi né un’idea di messa in scena. Erano parole, frammenti messi insieme. Questo esperimento vuol essere una riflessione sul pensiero e sull’approccio di Richard ai suoi testi”.
Un’intensa prova, una vera e propria sfida per i due interpreti: Simonetta Solder (Nora in “Braccialetti Rossi” , oltre a “Sbirri” accanto a Raoul Bova, “Amore Liquido” , “Hidden” , e ancora “Storie Sospese” con Marco Giallini e Maya Sansa e “Un Bacio” di Ivan Cotroneo) e Willem Dafoe , divo di fama internazionale (e direttore artistico della Biennale Teatro 2025) leggono una dopo l’altra, in un ritmo sempre più incalzante, le loro cartoline, reinventando istante per istante situazioni e personaggi e scoprendo così il copione in tempo reale insieme al pubblico. In inglese dapprima, infine l’ultima sequenza in italiano, con cui Willem Dafoe (quattro nominations agli Oscar e altrettante per i Golden Globe, vincitore della Coppa Volpi per “Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità ”) si cimenta con disinvoltura, restituendo insieme con Simonetta Solder , coinvolgenti “variazioni” su un dialogo enigmatico e sorprendente.
(la foto è di Andrea Avezzù)
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