L’arte visionaria di due maestri è protagonista alla Biennale Teatro di Venezia con “I Mangiatori di Patate” di Romeo Castellucci , raffinata installazione / spettacolo dal 31 maggio al 15 giugno sull’isola del Lazzaretto Vecchio e l’emozionante “Hamlet’s Clouds” ( Le Nuvole di Amleto” ) di Eugenio Barba in scena lunedì 2, martedì 3 e mercoledì 4 giugno alle 21 nel Padiglione 30 a Forte Marghera (Mestre).
Ne “I Mangiatori di Patate” , quasi uno stationendrama che prende il titolo da un dipinto di Vincent Van Gogh, Romeo Castellucci (Leone d’oro alla carriera 2013) descrive una sua personale discesa agli inferi, attraverso le figure (quasi) animalesche avvolte in neri sacchi, squadre di operai marcianti e “danzanti”, un’enigmatica creatura femminile e oscuri angeli della morte. Una suggestiva allegoria della condizione umana, nella sua fragilità e miseria, in un luogo di malattia e tormenti, dove strane larve avanzano a scatti o strisciano, o ancora subiscono misteriosi trattamenti o torture, finché si giunge nell’ultimo ambiente, dove tra suoni incessanti e turbinio di venti appare, per poi svanire nel fondo, l’immagine di un essere alato, presagio (forse) di salvezza o perdizione, ovvero un’incarnazione dell’Angelo della Storia di Walter Benjamin, ispirato all’“Angelus Novus” di Paul Klee. Infine un racconto inquietante con uomini in divisa o in tuta che escono dal buio e aprono le tende, lasciando entrare la luce del giorno in quei sotterranei, per poi liberare dal suo involucro una creatura inanimata e restituirle la voce, in una sorta di rituale: la donna insanguinata riemersa da quel regno di tenebre emette suoni disarticolati e strazianti, in una lingua sconosciuta e impenetrabile e le parole continuano a riecheggiare, dopo la sua scomparsa, affidate a una scultura decapitata. “I Mangiatori di Patate” – con Luca Nava, Sergio Scarlatella e Laura Pante accanto a Vito Ancona, Jacopo Franceschet, Marco Gagliardi, Vittorio Tommasi e Michela Valerio – è un’opera complessa e densa di simbolismi, arcani e concreti, dalla plastica che nasconde i corpi a un “pungolo” e un cerchio di metallo, a una moderna iconografia della pietà e alla comparsa di messaggero celeste: una pièce immersiva per un viaggio nell’aldilà, con una scrittura scenica rigorosa e di forte impatto visivo, che conduce idealmente il pubblico fin sull’orlo del baratro e interroga le coscienze, tra i clangori della fabbrica e un incomprensibile discorso, forse un oracolo, o magari un’invettiva, un grido prima del silenzio.
“Hamlet’s Clouds” (nella foto di Annalisa Gonnella), con Antonia Cioază, Else Marie Laukvik, Jakob Nielsen, Rina Skeel, Ulrik Skeel e Julia Varley e con disegno luci e video a cura di Stefano Di Buduo, è una rilettura de “The Tragedy of Hamlet, Prince of Denmark” di William Shakespeare in chiave di teatro popolare, dove si alternano monologhi e dialoghi, musica, canti e danze con la cifra inconfondibile dell’Odin Teatret fondato da Eugenio Barba e la biografia dell’autore s’intreccia alla trama del capolavoro elisabettiano. Il dilemma del giovane principe, turbato per la morte del padre e le nozze della madre, come il susseguirsi degli eventi tra intrighi, tradimenti, delitti e duelli che seminano la strage nella famiglia reale e nella corte di Danimarca, si lega alla prematura scomparsa del piccolo Hamnet, unico figlio maschio di Shakespeare. “Hamlet’s Clouds” , “dedicato a Hamnet e ai giovani senza futuro” , si apre e si chiude con il lamento funebre per la morte del fanciullo, dolorosa cornice per una vicenda in cui affiora il tema della follia, vera o simulata, mentre l’amore tra Amleto e Ofelia si contrappone alla passione (quasi) incestuosa tra la regina e il cognato Claudio, fratello del defunto re. Nel dramma gioca un ruolo fondamentale lo spettro del sovrano, che rivela al figlio la verità sull’atroce delitto e Amleto, che porta lo stesso nome del padre, decide di vendicarne la morte uccidendo lo zio colpevole dell’assassinio e usurpatore del letto e del trono. Una favola nera dove tutti periscono, mentre il Bardo, in scena, piange la morte del padre e del figlio, interpreta alcuni frammenti significativi e dirige questo teatro delle anime, dove il ricordo vive per sempre.










