Presentata con grande enfasi nell’estate di due anni fa come la “Netflix della Cultura”, ha avuto vita breve ITsART, la piattaforma di film, documentari, opere liriche, concerti e interviste messa in piedi dal Ministero dei Beni Culturali: oggi la società è stata messa in liquidazione da Cassa Depositi e Prestiti e, se pure ancora on line, sarà fruibile solo per poco. Il motivo? L’idea di ITsART non solo non ha conquistato il successo sperato ma ha accumulato debiti eccessivi e il Ministero della Cultura, oggi guidato da Gennaro Sangiuliano, ha detto no a un nuovo finanziamento pubblico.
Finisce così il sogno di Dario Franceschini, che il 31 maggio 2021 twittava orgoglioso: “Oggi è partita ITsART. Un’idea, nata per sostenere la cultura italiana e offrirla al mondo, che ora diventa realtà. Teatro, musica, cinema, danza, arte, musei, storia, eventi”. Un’idea ambiziosa ma soprattutto costosa: allora il Governo spese quasi dieci milioni di euro per metter su il sito e acquistare i diritti per prodotti cinematografici, documentari, musica e concerti, con il supporto di Chili (che mise la piattaforma tecnologica e 9 milioni di euro) e di Cassa Depositi e Prestiti, che aggiunse al piatto altri 9 milioni.

Quasi trenta milioni di euro non sono però serviti a “offrire al mondo”, come nelle speranze di Franceschini, un prodotto culturale competitivo con Netflix, Amazon e le altre grandi realtà che offrono contenuti illimitati con un abbonamento mensile, e neppure con RaiPlay, la piattaforma streaming della Rai totalmente gratuita. Troppo vecchi i contenuti, poco agile la navigazione, pubblicità nel mezzo di opere liriche e pochi contenuti gratuiti: già alla prima messa on line di ITsART avevamo verificato cosa non andava nella piattaforma tra strumenti di ricerca inadeguati, assenza di link tra nomi e autori, eccessivo materiale a pagamento. Oggi siamo tornate sul sito: i contenuti musicali sono solo 20 (14 gratuiti), le opere 54 ma solo 3 gratis, i video di danza sette, i film 64 con molti titoli datati e solo 7 gratuiti. I titoli a pagamento si possono noleggiare, da 90 centesimi a 4,90 euro, o acquistare fino a 6,90 euro.
Quello che emerge guardando il catalogo di ITsART è un panorama desolante, poco organizzato e poco accattivante, che certamente non si presenta come esclusivo e innovativo. Perché dunque qualcuno dovrebbe fruire del sito, se trova di più e gratis altrove? Il fallimento di ITsART e dell’idea di Franceschini era prevedibile, quello che è inaccettabile è un investimento di così tanti soldi pubblici per un idea senza futuro.










