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Its’Art, occasione mancata. La “Netflix italiana della cultura” vende film datati e mette la pubblicità nelle opere liriche

Di Francesca Mulas
05/06/2021
in Comunicazione e società, Cultura
Tempo di lettura: 6 minuti
Its’Art, occasione mancata. La “Netflix italiana della cultura” vende film datati e mette la pubblicità nelle opere liriche

“Le potenzialità della rete sono straordinarie, è un modo nuovo di offrire la cultura italiana alle persone che da casa potranno aggiungersi a chi continuerà ad andare nei luoghi della cultura a vedere lo spettacolo dal vivo”. Con queste parole Dario Franceschini, ministro della Cultura, presentava qualche giorno fa la nuova piattaforma ITsArt dedicata alla cultura italiana e finanziata per un terzo, con dieci milioni di euro, dal Mibact. Il sito era atteso da oltre un anno: nell’aprile 2020 Franceschini in piena emergenza sanitaria e con la prospettiva di una crisi economica senza precedenti annunciava una specie di “Netflix italiana” della cultura, dove chiunque avrebbe potuto avere a casa, gratis o a pagamento, teatro, musica, opera lirica e balletto, documentari e cinema.

Oggi è partita @itsart_it. Un’idea, nata per sostenere la cultura italiana e offrirla al mondo, che ora diventa realtà. Teatro, musica, cinema, danza, arte, musei, storia, eventi. https://t.co/VSHJUsMS2K pic.twitter.com/HzZdYIWt9a

— Dario Franceschini (@dariofrance) May 31, 2021

Con questi intenti pochi mesi dopo è nata ItsArt, società registrata alla Camera di Commercio il 22 dicembre 2020 partecipata al 51% da Cassa depositi e prestiti (Cdp), controllata dal ministero dell’Economia e delle finanze, e al 49% da Chili tv, piattaforma che si occupa di distribuzione di audiovisivi. Inspiegabilmente dall’operazione è esclusa la tv di Stato, che pure avrebbe potuto mettere a disposizione migliaia di contenuti gratuiti già pronti, e desta perplessità anche il fatto che Chili, che mette sul piatto nove milioni di euro (a cui si aggiungono i dieci del Mibact e i 9,4 da Cassa Depositi e prestiti), sia una società con bilanci in rosso e abbia registrato, come sottolinea il Corriere della Sera, 45 milioni di perdite negli ultimi tre anni.

La piattaforma voluta da Franceschini è comunque pronta in pochi mesi: il 1 giugno è tutto on line qui .

Ci siamo registrati e siamo andati a curiosare. E le curiosità sono davvero tante. A partire dai numeri: “Arte, musica, storia, danza e teatro saranno protagonisti di oltre 700 contenuti disponibili alla partenza“, si legge sul sito, ma in realtà sembrano un po’ meno: nelle tre sezioni “Palco”, “Luoghi”, “Storie” se ne contano circa 440.

E poi difficile immaginarla davvero come una “Netflix della cultura”: a differenza della piattaforma californiana ItsArt nasce con poche centinaia di video, Netflix oggi conta quasi tremila titoli, di cui 584 produzioni originali. ItsArt parte con un investimento da trenta milioni di euro, Netflix nel 2020 ha registrato un fatturato da 20 miliardi di euro con 182 milioni di abbonati. Non si può sottoscrivere un abbonamento mensile ma solo pagare per noleggiare o comprare un singolo contenuto; alcuni sono gratis ma con pubblicità, pochissimi sono gratis.

E vediamoli dunque, questi contenuti. Il sito si apre con tre suggerimenti: il primo è in effetti interessante, la visione dell’opera “La forza del destino” di Giuseppe Verdi che andrà in scena a Firenze per la nuova stagione del Maggio Musicale fiorentino con il maestro Zubin Mehta sul podio e la regia di Carlus Padrissa, di La Fura dels Baus. Acquistare la visione in streaming, che verrà trasmessa domenica 6 giugno in diretta dal teatro fiorentino, è effettivamente conveniente, 9,90 euro, rispetto al posto in platea che oscilla da 90 a 180 euro.

Per i turisti può essere carino anche il secondo suggerimento, la visione gratuita dei brevi video con accompagnamento musicale al Museo Egizio di Torino. Il terzo dei tre suggerimenti ci invita a “un viaggio attraverso la bellezza”: a questo link “i più celebri film italiani, capolavori che hanno raccontato al mondo spezzoni di vite vissute, storie e segreti del bel paese“. Si tratta di 28 film soprattutto datati (solo cinque degli ultimi vent’anni): ci sono film di Roberto Rossellini come “Roma città aperta”, “Germania anno zero” e “Viaggio in Italia”, c’è Sophia Loren in “Matrimonio all’italiana”, “Ieri, oggi, domani”, “Una giornata particolare”, c’è Ettore Scola con “La famiglia”, “Passione d’amore” e “Che strano chiamarsi Federico”, e poi ancora Totò, Mario Monicelli, Vittorio De Sica, Francesco Rosi. La domanda è: perché dovremmo pagare 2, 3, 4 euro per noleggiare film vecchi anche di sessant’anni (acquistarli per scaricarli costa anche di più, fino a 5,90 euro) che si possono trovare gratis su altre piattaforme streaming tra cui RaiPlay?

Non va meglio nelle altre sezione cinema e documentari, con contenuti già visibili, gratis, altrove. Sedici sono i documentari d’arte, sette quelli su scrittori e poeti, sette sui protagonisti del cinema italiano, quattro di scienza, sei sulla musica. E a proposito di musica ci sono solo dodici video: uno è il concerto di Claudio Baglioni, e poi c’è Andrea Bocelli, jazz, lirica e un tour virtuale di quattro cantanti di Sanremo Giovani, una sezione decisamente riduttiva del vastissimo panorama musicale italiano.

La sezione documentari

Più nutrita la sezione di opere liriche con 47 produzioni che si possono noleggiare, acquistare o guardare con la pubblicità (siamo sicuri di voler vedere un’opera con la pubblicità dentro?), ma solo otto sono le produzioni degli ultimi due anni, le altre sono vecchie registrazioni.

I contenuti in esclusiva

Se state cercando qualcosa in particolare non fate affidamento sulla maschera di ricerca: se scrivete “Cagliari” troverete il film “Baciami ancora” di Gabriele Muccino, se digitate “Pinuccio Sciola” (effettivamente presente in due video della Fondazione Sciola) verranno fuori film diversi e alcuni brevi documentari sui monumenti di Genova. I nomi non sono linkabili tra loro nel sito, con il risultato che non si può fare una ricerca per autore, luogo, attore, regista, musicista.

Un bilancio? Pochi contenuti, pochissimi in esclusiva, molti vecchi e già visibili gratis altrove. Se l’intento era sostenere la cultura italiana, come ha affermato con orgoglio il ministro Franceschini, siamo certamente ben lontani dall’obiettivo. E se le potenzialità della rete sono straordinarie, come ha scritto lo stesso Franceschini, perché il risultato è una piattaforma senza collegamenti e con strumenti che non funzionano?

“ITsART apre il sipario su un ricco ecosistema artistico, museale, storico, paesaggistico e architettonico, popolato da chi produce cultura, arte e creatività, per chi vuole emozionarsi con esse”, si legge nella presentazione del sito. Siamo davvero sicuri che non si poteva fare di meglio?

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