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“Vogliamo l’arte negli istituti tecnici”: da una prof cagliaritana la petizione per le scuole

Di Francesca Mulas
11/12/2021
in Arte
Tempo di lettura: 4 minuti
“Vogliamo l’arte negli istituti tecnici”: da una prof cagliaritana la petizione per le scuole

Insegnare la letteratura e la storia senza immagini? Impossibile: le figure, i disegni, i grafici e le fotografie aiutano a fissare dettagli, identificare un periodo, memorizzare concetti e nozioni. Eppure la scuola italiana sembra non curarsene: sono pochissime le ore di storia dell’arte nei licei, inesistenti quelle negli istituti tecnici. Come siamo arrivati a questo? E come ne usciamo? Giorgia Atzeni, insegnante cagliaritana, pochi giorni fa ha pubblicato una petizione sul sito Change.org dal titolo “Vogliamo la Storia dell’arte negli Istituti Tecnici”. L’abbiamo incontrata per farci raccontare la sua idea.

“Stando accanto a questi studenti ho potuto riflettere sull’importanza che assume il racconto per immagini – ci ha detto. – Quando si tratta di affrontare temi storici e letterari, le fonti primarie per parlare di qualsiasi argomento sono figurative: miniature quando affrontiamo la letteratura medievale, scritta a mano ma sempre accompagnata da illustrazioni; xilografie se siamo nel Cinquecento, dipinti quando si tratta di grandi personaggi che hanno cambiato il corso della storia. E’ il compito del docente adottare tutte le strategie per trovare il modo più adeguato per stimolare la specifica intelligenza dei ragazzi in modo da potenziare conoscenze e competenze e fornire a ciascuno gli strumenti critici per analizzare il mondo. Dalla mia esperienza, chi frequenta l’istituto tecnico ha precise attitudini visuo-spaziali, e apprende più facilmente attraverso l’uso di immagini mentali, schemi, grafici e diagrammi. Questi ragazzi e ragazze sono dotati di adeguati strumenti intellettivi, tuttavia la scuola non riesce, talvolta, a diversificare per valorizzarli tutti. Ecco il motivo della petizione: tornare all’insegnamento della storia dell’arte e dell’educazione all’immagine”.

Giorgia Atzeni, che ha iniziato a insegnare lettere dopo un decennio tra specializzazione, dottorato e collaborazione con l’Università di Cagliari nella materia di Disegno, incisione e grafica, sa bene che il sistema scolastico non si cambia con una petizione; eppure ha voluto lanciare la proposta per stimolare una riflessione a partire dalla sua esperienza personale: “Prima di scrivere una petizione, il mio è stato un ragionamento a voce alta, come spesso mi capita di fare sui social o sul mio blog https://lespilledellaprof.wordpress.com/. Incoraggiata dai commenti di alcuni miei contatti – principalmente editori per ragazzi, docenti, scrittori, giornalisti, insegnanti e genitori – ho poi deciso di lanciare la petizione per tastare il terreno e vedere le reazioni”.

Reazioni che non si sono fatte attendere: tanti e tante confermano, la conoscenza dell’arte e della storia delle immagini è fondamentale, anche nelle scuole che dovrebbero preparare i ragazzi al lavoro: “Per me è essenziale, già a partire dalla scuola primaria, la formazione di quel senso civico che si sviluppa a partire dalla conoscenza e dal conseguente rispetto per quell’insieme di valori territoriali, ambientali, storici e artistici che chiamiamo Cultura – ha sottolineato ancora Atzeni -. È urgente riattivare i percorsi di educazione al patrimonio; chiamiamola anche Educazione al bello. Arte è storia, è geografia, è letteratura, materia trasversale per antonomasia. La trasversalità è una delle qualità richieste ai docenti oggi più che mai. Adottiamo questo stile. Fa molto bene a chi insegna ma soprattutto a chi deve ancora imparare a conoscere”.

Giorgia Atzeni impegnata in un lavoro con la scuola media di via Piceno a Cagliari

Se parliamo di cultura, non possiamo non commentare le affermazioni di Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologica, che pochi giorni fa al Tg2 ha dichiarato: “A noi serve più cultura tecnica a partire dalle scuole. Tra dieci anni ci serviranno i digital manager per la salute, per l’energia; lavori che nemmeno esistono oggi. Il problema è capire se continuiamo a fare tre-quattro volte le guerre puniche nel corso di dodici anni di scuola o se la facciamo una volta sola ma cominciamo a impartire un tipo di formazione un po’ più avanzata, a partire dalle lingue, dal digitale“. Parole che hanno suscitato tante polemiche da parte di storici, umanisti, filosofi, i quali non accettano l’idea di sacrificare la cultura classica alle materie tecniche.

“Cosa risponderei al ministro? Potremo fare così, per par condicio, aggiungerei qualche materia tecnica in più nei Licei. Io per esempio proporrei almeno laboratori per imparare a tessere coi telai per stimolare la concentrazione (qualità sempre più rara) mentre si ascoltano audiolibri sulle Guerre puniche e quindi, per andare in pari, inseriamo la storia dell’arte nei tecnici. Se proprio non ci concedono nemmeno mezz’ora, suggerirei a tutti i miei colleghi delle materie letterarie di partire sempre da un’opera d’arte, pittorica, architettonica o scultorea per parlare di storia e letteratura. La memoria va stimolata negli adolescenti, come si fa coi bambini ormai avvezzi alla letteratura illustrata”.

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