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Addio Lina. Il ricordo del suo film più celebre girato lungo le coste della Sardegna orientale

Di Greta Boschetto
11/12/2021
in Cinema
Tempo di lettura: 3 minuti

Aveva un nome lunghissimo, come i titoli dei suoi film: Arcangela Felice Assunta Wertmüller von Elgg Spanol von Braueich, Lina Wertmuller, amatissima regista, sceneggiatrice e scrittrice nata a Roma nel 1928, ci ha lasciato giovedì, all’età di 93 anni. Un’uscita di scena che ci lascia più poveri e con un po’ di amarezza. Come sul finale di “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto”, film del 1974 scritto e diretto da Lina Wertmüller con Mariangela Melato e Giancarlo Giannini girato nelle coste della Sardegna orientale.

Come per i suoi dati anagrafici, non si possono usare poche parole per descriverla.
Prima regista donna candidata all’Oscar (fece anche un piccolo scherzetto durante la premiazione, mandando una sua amica al posto suo senza comunicare nulla a nessuno), anarchica, socialista, irruenta, allegra, caparbia, innamorata, con una sua integerrima integrità artistica a cui non ha mai rinunciato anche se spesso poi si è sentita “un’imbecille”.
Negli anni ‘70 avvenne la sua prima folgorazione cinematografica con la Sardegna, a cui rimase sempre molto legata, e nel 1974 decise di ambientarvici uno dei suoi film più famosi “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto”, la pellicola in cui prese il via il sodalizio con i suoi due attori-feticcio, Mariangela Melato e Giancarlo Giannini.


Le coste della Sardegna orientale e il Mar Mediterraneo fanno da sfondo a un dramma sociale e sentimentale, un’isola senza tempo dove nasce e muore un amore irrealizzabile, cullato per un breve periodo dalle spiagge oniriche e carnali di Cala Luna e Capo Comino, in grado di cancellare le gerarchie sociali della vita reale e far esprimere la vera natura dei protagonisti. Durante una vacanza su uno yatch, la ricca e snob imprenditrice Raffaella Pavone Lanzetti urla opinioni reazionarie e anti comuniste alla velocità di una mitragliatrice e impartisce continuamente ordini ai marinai che lavorano per lei, con un accento spiccatamente settentrionale-milanese che ce la rendono insopportabilmente simpatica.
È particolarmente conflittuale con il mozzo Gennarino Carunchio, un rude siciliano comunista e maschilista, che sopporta sempre meno le angherie a cui è sottoposto. Nonostante l’arrivo del buio, Raffaella obbliga Gennarino ad accompagnarla a fare il bagno al largo, sul gommone. Un guasto non calcolato e i due finiscono naufraghi su un’isola deserta. Rimosse le trappole che la società ci impone, Raffaella e Gennarino si impegnano in un’appassionata lotta di potere alimentata dalla crescente tensione sessuale che sfocia poi in una strana e crudele storia d’amore.
C’è tutta la politica italiana di quegli anni nelle schermaglie dei due protagonisti: il predominio del ricco sul povero, il femminismo, la satira anticlericale, l’eterno conflitto tra Nord e Sud. Anche il personaggio di Gennarino è più sfaccettato di quanto appare a prima vista: rappresenta il proletariato sfruttato, giustamente arrabbiato, ma appena ne ha l’occasione schiavizza Raffaella riproponendo lo stesso identico schema che critica.


La guerra di classe e il rovesciamento degli equilibri di potere vengono rappresentati come un duello erotico che è ad armi pari solo lontano dalla società che schiaccia le persone nei loro posti prestabiliti senza dare spazio all’umanità. Quando vengono tratti in salvo (le scene sono girate al porto di Tortolí) la scommessa del finale straziante sarà se entrambi decideranno di portare avanti il loro amore o se decideranno di tornare ai loro ruoli sociali iniziali.


Lina Wertmüller era così, ci faceva ridere per buona parte del film con le sue esagerazioni grottesche e sguaiate per poi farci piangere sul finale, ci dava delle speranze per poi disilluderle, come succede spesso nella vita vera, congedandoci con i suoi protagonisti con l’amaro in bocca per la sensazione di aver perso degli amici.
La stessa crudele emozione che ci ha fatto provare ieri lei con la sua uscita di scena.

“Mare tentatore, che mi fosti amico un tempo e poi mi camminasti sopra il cuore!” (Gennarino Carunchio, da una poesia di Archiloco di Paro)

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