I premi per il regista cagliaritano non sono di certo una novità, ma quelli ricevuti in pochi giorni al San Diego Italian Film Festival e al LiberAzioni Festival di Torino per il film che racconta il dramma di Aldo Scardella forse hanno un sapore diverso. Un riconoscimento che sommato alla selezione per il Milan shorts film festival e per il Riff awards 2023 di Roma ha ancora più valore. ‘Polvere’ verrà proiettato come anteprima dello Skepto Film Festival che si terrà a Cagliari tra 26 e 28 ottobre.

La vicenda di Aldo Scardella a Cagliari è un fatto molto noto. Un assurdo caso di mala giustizia di un ragazzo che ha pagato le estreme conseguenze della sua innocenza morendo suicida in una cella del carcere di Buon Cammino nel 1986. “Oltre alla vicenda giudiziaria, spiega Paolo Carboni – il nostro desiderio era quello di raccontare attraverso la finzione il contesto e la vita di un ragazzo in quel periodo”. Erano gli anni Ottanta, quelli del disimpegno e della leggerezza, ma non per Cagliari, o meglio, non per la sua periferia. Per le zone disagiate della città, sono gli anni dell’eroina, delle rapine e del degrado, lo stesso che Sergio Atzeni raccontava dalle colonne de ‘L’Unione Sarda’, dopo essersi recato personalmente nei quartieri di San Michele e Is Mirrionis, zone che conosceva molto bene e che facevano spesso da sfondo alla cronaca nera di quel periodo. Aldo Scardella non abitava in questa periferia, ma quando venne arrestato, con la terribile accusa di aver ucciso il 23 dicembre del 1986, durante una rapina, Giovanni Battista Pinna proprietario del Bevimarket, una rivendita di bibite e vini di via dei Donoratico, quella periferia lo sapeva che era innocente. E quella periferia, anche una volta appresa la notizia del suicidio del giovane, fatto che creò qualche imbarazzo, rimase in silenzio. Discolpare Scardella significava quanto meno ammettere di sapere. Tutti sapevano ma nessuno parlava. Poi, parecchi anni dopo, qualcuno si decise, vuotò il sacco e i responsabili di quel tragico fatto di sangue vennero arrestati per poi essere condannati soltanto nel 2002.
Paolo Carboni in poco meno di mezz’ora è riuscito a raccontare la vita di Aldo, sottolineandone la semplicità, il carattere tranquillo, l’altruismo e quelle giornate passate in carcere, fra l’angoscia e i turbamenti che lo avrebbero portato a togliersi la vita. Come scorrono i titoli di coda la sensazione è quella della rabbia. Poi arrivano le domande. Perché? Come è stato possibile? Nessuno ha mai risposto e soprattutto nessun ha mai pagato per questa gravissima ingiustizia.
Il corto di Carboni è prodotto da Tore Cubeddu per Terra de Punt con il sostegno della Regione Autonoma della Sardegna e della Sardegna Film Commission. Aldo Scardella è interpretato dall’attore Andrea Nicolò Staffa. Completano il cast Felice Montervino, Joe Perrino, Valentino Mannias, Isella Orchis, Carlo Porru, Daniela Vitellaro e Stefano Cancellu. Soggetto e sceneggiatura sono stati scritti da Stefano Cau, la fotografia è di Edoardo Matacena, il montaggio di Andrea Marras, le musiche di Emanuele Contis, costumi Stefania Grilli, trucco Stefania Bettini, scenografia Maurizio Loi.

L’anteprima cagliaritana del film verrà presentata allo Skepto Film Festival tra il 26 e il 28 ottobre. Una buona occasione per vederlo e per far si che sulla storia di Aldo Scardella non si depositi la polvere del tempo, una polvere da cui non cresce nulla, per dirla con John Fante, che rischia di essere spazzata dal vento, come in ‘Dust in the Wind’, celebre pezzo dei Kansas. Ecco, il cortometraggio di Paolo Carboni serve proprio a questo, a far si che questa vicenda non finisca nell’oblio, Quella si, sarebbe la vera morte. Finché ci sarà qualcuno che racconterà questa storia, Aldo Scardella non morirà mai. Nonostante la polvere e l’indifferenza dei più.










