Un’estate di San Martino ha voluto premiare Cagliari e Monumenti Aperti ieri, sabato 13 novembre, la prima delle due giornate nel capoluogo sardo della manifestazione di Imago Mundi, che taglia il traguardo della sua venticinquesima edizione. Nel parco di Tuvixeddu, dove si trova una delle necropoli puniche più estese di tutto il Mediterraneo, il cielo azzurro, l’aria pulita, il panorama inedito dal quartiere Sant’Avendrace alla Laguna di Santa Gilla, il verde degli arbusti e delle piante aromatiche, rendevano piacevole le tappe in salita alla scoperta dell’area archeologica.
A Tuvixeddu oggi si conoscono 1793 sepolcri (ma forse erano oltre duemila), di cui 1571 (1094 a monte, 477 a valle) sono stati risparmiati dall’attività di cava che ha danneggiato parte del sito; le tombe puniche a pozzo sono circa 1200, le altre sono di età romana.
L’area archeologica riveste un ruolo importante nella storia di Monumenti Aperti: è tra i siti visitati nel 1997, nella prima edizione della manifestazione e il parco è stato inaugurato proprio durante Monumenti Aperti, nel 2014. E a continuità di questa storia, collaborano al progetto gli stessi volontari presenti dalla fine degli anni ‘90: l’Istituto Professionale di Stato Sandro Pertini e l’associazione Amici di Sardegna, presenti con le guide di Legambiente.
“Tuxiveddu paradossalmente forse è uno dei siti meno conosciuti non solo di Cagliari, ma della Sardegna – racconta Roberto Copparoni dell’associazione Amici di Sardegna – Per sua natura, potrebbe essere un sito Unesco, ha tutti i requisiti per poterlo essere”.
Tuvixeddu è “la città dei morti”, ma il colle è servito da abitazione a più riprese anche ai vivi che sfuggivano da guerre e distruzioni, come quella della medioevale Santa Igia nel 1258 ad opera dei Pisani e dei loro alleati, o i bombardamenti di Cagliari durante la Seconda Guerra mondiale.
Raccontano la storia del luogo le guide di Monumenti Aperti. Come Enrico, di Legambiente, che mostrando le prime sepolture a pozzo situate all’entrata del parco in via Falzarego, sulla sinistra, inizia a spiegare: “La prima presenza dell’uomo a Tuvixeddu risale a circa 4mila anni a.C. Del 3000 a.C. sono dei ritrovamenti di manufatti attribuiti alla cosiddetta ‘cultura di Ozieri’, una civiltà prenuragica. Dal sesto secolo a.C. parte l’epoca fenicio punica”.
Di particolare importanza, nel sito, la tomba dell’Urèo, la Tomba del Combattente, o “del Sid”. I gruppi di visitatori vengono accompagnati verso le due tombe dagli studenti del Pertini lungo una passerella di legno. Nel percorso si possono vedere da vicino le lunghe fessure dei sepolcri, in una sequenza ordinata, intatta, non raggiunta dagli scavi minerari che hanno interessato l’area in varie epoche, ultima la cava della Italcementi nel primo Novecento. Le due tombe non sono al momento visitabili. Quella del Guerriero è protetta da una struttura in legno, collegata alla passerella.
Famiglie con bambini, coppie di tutte le età, cagliaritani e non. Ci sono anche Zohveh e Milad, due giovani turisti iraniani che, sapendo della manifestazione, hanno deciso di fare un giro attraverso il percorso archeologico.
A metà percorso si vede, guardando sul costone in alto sul lato di via Vittorio Veneto Villa Mulas, casa dei primi del Novecento appartenuta ai proprietari della cava.
Ultima tappa, una visione d’insieme della parte punico – romana, a ridosso di viale Sant’Avendrace. Qui si vede il “Canyon” fra via Is Maglias e via Falzarego realizzato da Italcementi tra gli anni’50 e i ’70 del Novecento. “Qui erano situate numerose tombe fenicio puniche e romane, depredate dai tombaroli – spiega Enrico di Legambiente – Poi, anche i Romani non hanno esitato a mutare la conformazione dell’area. Sono stati loro i primi a usarla come cava. La pietra gli servì per costruire un grande acquedotto che collegava Kalaris all’odierna Villamassargia”.
Visitare Tuvixedduv significa capire quando è profondo il legame tra questo luogo, che testimonia un passato che affonda le radici fino al neolitico, e la città. Un colle che “parla” di Cagliari nelle diverse epoche storiche.










