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Torna Galantuomo Disilluso a raccontarci in rima vizi e virtù di un mondo da cambiare

Di Giacomo Pisano
11/01/2025
in Musica e spettacolo
Tempo di lettura: 3 minuti
Torna Galantuomo Disilluso a raccontarci in rima vizi e virtù di un mondo da cambiare

‘Sto dalla parte dei sottovalutati’ è un manifesto. Potrebbe essere la versione contemporanea del pensiero di Giovanni Verga nel ciclo dei vinti, ed è invece il nuovo album di Galantuomo Disilluso “Il Galantuomo”, uscito l’8 gennaio, che condensa in dieci tracce parecchio malcostume sociale in modo originale e interessante.

Il musicista, al secolo Mattia Lasio, ha 30 anni ed è un Mc cagliaritano attivo dal 2016 precedentemente con il nome di Matthew Lloyd. Con una punta di orgoglio per niente celata aggiungiamo che si tratta del nostro collega Mattia Lasio.

L’album è interamente prodotto da Alessandro Garau, 31 anni, in arte G.Sandro che per la realizzazione delle strumentali ha campionato da artisti come Pino Daniele, dando un suono coeso al progetto. I due sono amici fraterni dal 2014 e si sono conosciuti all’università di Cagliari. Questo disco, il quarto nel percorso di Mattia Lasio, chiude un cerchio cominciato con “I resoconti di un timido Galantuomo” e proseguito con “Tra le note della notte”, anche questi prodotti da G. Sandro, sancendo un nuovo capitolo dell’artista.

Com’è questo lavoro? Un rap martellante con basi non banali, ma anzi raffinate, con fiati e strumenti non convenzionalmente inclusi nelle produzioni di questo genere tanto diffuso e onesto quanto inquinato dall’autoreferenzialità. Nulla di questo compiacimento nelle rime del Galantuomo Disilluso che mentre punta il dito sulle tante questioni del nostro tempo che ci rendono infelici e irrisolti si appoggia al meglio della letteratura italiana ed estera. I brani sono zeppi di citazioni che spaziano dalla poesia al romanzo, dall’antica Grecia di Callimaco e Lisia fino a dimenticati talenti come Curzio Malaparte e al recentemente celebrato Italo Calvino. Compaiono qua e là anche attori, musicisti, popstar, sempre citati con pertinenza.

Possiamo definire i testi quasi come motivazionali, perché anche quando il malcostume e le miserie vengono analizzate e smontate pezzo per pezzo dalle sue rime è come se non ci fosse una sentenza, quanto piuttosto una consapevolezza amara e stimolante a cambiare le cose e tramutare le parole in azioni. ‘Sono tempi difficili in effetti, l’Italia è priva di concetti, le persone sono vuote e prive di argomenti’ è un’altra frase che potrebbe bastare a descrivere la poetica dell’album.

Mancano gli stereotipi e quelle volgarità gratuite a cui purtroppo il rap sia italiano che internazionale ci ha abituato, dopo il fraintendimento ormai diffuso in molti ambienti che la cafonaggine sia sincerità e che la maleducazione equivalga ad essere naturali. Galantuomo Disilluso porta avanti un discorso coerente che parte dal primo brano fino all’ultimo, un muoversi nel mondo in modo scaltro, prendendo ciò che di buono e di edificante si può salvare e tenendo gli occhi ben puntati ad osservare ciò che non va.

Un’attenzione particolare è riservata agli ultimi, agli umiliati, ai bullizzati, a quelle persone che viaggiano col vento contro e fanno più fatica degli altri a navigare nelle acque torbide dell’esistenza: una denuncia che vuole essere anche una mano tesa, un incoraggiamento a trasformare il dolore in arte. E a proposito dice: ‘L’arte è la mia consigliera migliore e al contempo la mia condanna, ma la condanna che mi sono scelto’.

Come dire che nulla è indolore nel processo di guarigione e in quello di crescita dell’essere umano ma che tenere la barra dritta aiuta certamente a districarsi meglio nelle pochezze del mondo. Ci sono frecciate sulla politica italiana e alla sua traballante democrazia, alla cronaca distratta, alla troppa leggerezza o al contrario alla pesantezza di chi si sente arrivato.

La disillusione che regala al rapper un titolo difficilmente ambito è invece una stella da appuntare alla giacca, un valore al merito per tutte le persone che guardano alla vita dalla parte scomoda anzi che girarsi dall’altra parte attratte da lustrini, luci colorate e inganni di ogni tipo. ‘Sarò sempre una persona e non un personaggio’ – dice Galantuomo – e ce lo auguriamo perché la sua voce pungente ma pacata descrive con pienezza tutta umana limiti e aspirazioni, vizi e virtù, portando un po’ di quella cultura autentica che nella musica non abbiamo più sentito dalla scomparsa di Franco Battiato.

Questo Galantuomo sarà pure Disilluso, ma sa come colpire.

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