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“The Missing Boys” di Davide Catinari è un film che getta luce dove i più vedevano il buio

Di Giacomo Pisano
09/11/2024
in Arte, Comunicazione e società, Editoriale, Musica e spettacolo
Tempo di lettura: 3 minuti
“The Missing Boys” di Davide Catinari è un film che getta luce dove i più vedevano il buio

Abbiamo già parlato del lavoro che Davide Catinari, cagliaritano, cantante dei Dorian Gray e direttore artistico del longevo festival Karel Music Expo, ha presentato al pubblico in occasione del disco colonna sonora della sua fatica cinematografica: “The Missing Boys” è un docufilm che racconta la scena new wave e dark sarda degli anni ’80.

Candidato a numerosissimi premi in altrettanti festival in giro per il globo “The Missing Boys” è stato proiettato il 3 novembre al cinema Odissea a Cagliari e l’8 novembre a Sassari al Cinema Cityplex Moderno.

Il valore di questo film va molto oltre la sua importanza documentale che pure è notevolissima. Rarissime infatti le riprese video e altrettanto sparute le immagini in tempi in cui la tecnologia era agli esordi e appannaggio di pochi fortunati. L’importanza di “The Missing Boys” non è solo l’aver raccolto la storia delle band che si sono discostate dalla tradizione per seguire strade nuove, sperimentali, oscure, avanguardistiche. No, la sua importanza sta piuttosto nell’aver catturato il cuore di un’intera generazione, la sua volontà di cambiamento, lo scontro generazionale, la necessità impellente di raccontarsi attraverso la musica e l’arte performativa. Il suono non basta più, bisogna costruire un immaginario che spieghi questo spleen, che sia un taglio netto, alla Lucio Fontana, col passato politico e musicale dotto e compiaciuto. È tempo di reinventarsi.

Cantava Diana Est nel suo celebre pezzo ‘Tenax’: “I capelli immobili, con disegni statici, ed un trucco energico da guardare subito. Una nuova immagine per un sogno complice, non è più credibile la normalità”. Nonostante l’apparente leggerezza del brano, piuttosto ingenuo da un punto di vista musicale, il suo testo è un piccolo manifesto della volontà di imporre un cambio di passo. Ed ecco che un decennio bistrattato e tacciato di prestare il fianco al disimpegno e ai lustrini mostra la sua altra faccia: coraggiosa, ribelle, creativa, innovativa, avanguardistica. Una nicchia certo, ma di grandissimo pregio, che aveva fatto della commistione dei linguaggi artistici la sua bandiera. Il docufilm, che ha una sua trama e una sua poesia nonostante sia un insieme di interviste ai protagonisti di quegli anni, è la dimostrazione che la Sardegna ha avuto (e ha) un fitto sottobosco di tesori che la geografia e la politica non aiutano ad emergere ma di cui è innegabile l’esistenza.

Il pubblico cagliaritano ha accolto i titoli di coda con un continuo e reiterato applauso scrosciante, conscio di aver assistito a una magia che solo Davide Catinari, che quella scena l’ha vissuta da protagonista, poteva compiere, con una regia sapiente ma mai invadente, con la delicatezza, il garbo e la cultura che caratterizzano ogni prodotto su cui Catinari appone la firma. Commovente la dedica a Gavinuccio Canu (scomparso nel febbraio 2022 nella sua città, Sassari) e agli altri musicisti e artisti che ci hanno lasciato troppo presto, pionieri di suoni e parole che hanno segnato una via da non dimenticare e che certamente non condanneremo all’oblio.

Si può portare a casa un pezzo di questo grande mix di emozioni sospese tra energia e malinconia, acquistando il vinile con la bellissima colonna sonora del film (con Agorà, Anonimia, Autosuggestion, Crepesuzette, Démodé, Ici on va faire, Maniumane, Physique du role, Polarphoto, Quartz, Rosa delle Ceneri, Vapore 36, Weltanschauung) e che offre uno spaccato fedele e significativo delle realtà musicali e umane che hanno permesso all’isola di crescere culturalmente, seminando per un futuro ancora incerto ma ponendo comunque, orgogliosamente, le basi per questo mondo nuovo, artistico, folle e creativo che post punk, new wave e dark hanno proposto fin dalle origini e la cui eco è giunta sino a noi con intatta bellezza.

Ed è questo, paradossalmente, che rende “The Missing Boys” un prodotto niente affatto ad uso e consumo locale perché il ritratto di quella generazione è senza confini geografici e chiunque appartenente a quella scena e a quella subcultura ci può riconoscere un pezzetto della propria vita.

Un lavoro monumentale, corale, sentimentale quel tanto che basta a ricordarci che quegli anni erano romanticismo puro, tra classici della letteratura e del cinema, fanzine, poesia della strada e fascinazione per l’elettronica.  Perfetto nella sua semplicità “The Missing Boys” è un’opera onesta ma soprattutto è un atto d’amore.

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