Sei piccole storie familiari per raccontare una storia più grande, quella della Cina: con il monologo “Arle-Chino, Traduttore-Traditore di due padroni” l’attore Shi Yang Shi arriva nei teatri sardi e mette a nudo le vicende della sua famiglia e il suo straordinario percorso in Italia, che lo ha portato da un lavoro come lavapiatti in nero alla tv, al cinema e al teatro. Dopo la prima regionale a Oristano mercoledì 9 febbraio e le repliche a Olbia e Tempio, sabato sarà ad Alghero, Teatro Civico, prima di abbandonare l’Isola e proseguire la tournée sui palchi nazionali. L’appuntamento con “Arle-Chino”, scritto da Shi Yang Shi e Cristina Pezzoli e diretto da Cristina Pezzoli con la produzione di Nidodiragno / CMC di è inserito nella Stagione di Prosa 2021-2022 del Cedac- Circuito multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna.

“Porto in scena le storie della mia famiglia, la mia trisavola, i bisnonni, mio nonno, uno zio con sindrome di down, mio padre attraverso la guerra, la rivoluzione culturale, le tradizioni e i sogni delle nuove generazioni – ci racconta l’attore nell’intervista video registrata poco prima di andare in scena – E infine la mia: sono arrivato in Italia con mia mamma a 11 anni, a 12 ho iniziato a lavorare come lavapiatti fingendo di averne 16, poi ho fatto il venditore in spiaggia di erbe e unguenti, infine eccomi a teatro“. Nel frattempo Shi Yang She si è proposto come traduttore per ministri, imprenditori e registi, si è laureato all’Università “Bocconi” di Milano in Economia dell’arte, comunicazione e cultura, ha iniziato a comparire in tv come inviato de “Le iene” e in diverse fiction ed è approdato al cinema accanto a registi come Gianni Amelio, Abel Ferrara, Paolo Genovese e Luca Miniero, Silvio Soldini, Luca Lucini, Cosimo Gomez. Tra le sue ultime fatiche c’è il doppiaggio in italiano del film di animazione “Red”, una produzione Disney e Pixar, accanto alle voci di Ambra Angiolini, Sabrina Impacciatore e Marco Maccarini.
In questi anni Shi, arrivato bambino, ha incontrato una nuova cultura, quella italiana, costruendo faticosamente un’identità rinnovata che riportasse equilibrio tra la sua cultura d’origine e quella del paese che lo ha accolto. Un conflitto intimo e profondo raccontato anche in scena, arricchito da una riflessione sulla condizione degli immigrati sfruttati nel nostro paese e spesso discriminati, come svelano i tanti episodi drammatici messi in evidenza dalle cronache italiane come la grande tragedia del rogo di Prato nel 2013. Il racconto di “Arle-Chino”, nato anni fa nel laboratorio culturale “Compost” di Prato, non vuole essere una denuncia ma piuttosto la narrazione di un riscatto e di una conciliazione che porta finalmente la pace alla fine dello spettacolo.
“Sono arrivato in Italia nel 1990 con tanti pregiudizi e con l’idea che si dovesse sempre dire sì davanti alle istituzioni – così ha concluso Shi la nostra chiacchierata – Ho conosciuto le battaglie italiane per i diritti e il conflitto con le istituzioni, e ho capito quanto è importante per i più giovani misurarsi con il potere, scegliere il proprio paradigma, e in questo senso è sempre giusto mettere in discussione ogni cosa”.
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(la foto in anteprima è di Ilaria Costanzo)










