Nell’ottobre del 1943 nasceva nell’isola quella che sarebbe passata alla storia come una delle prime radio libere italiane: Radio Sardegna. Martedì 30 aprile al Teatro Houdini di Cagliari hanno voluto ricordarla alcuni dei suoi annunciatori storici, in una serata intitolata “Quando c’era la radio – Incontro con la storia”, che aveva tutto il sapore di una rimpatriata d’eccezione.
Così si sono ritrovati sul palco del teatrino di via Molise 2, Giovanni Sanna, Mario Faticoni e Tino Petilli allora impegnati ai microfoni della sede regionale della Rai come annunciatori e attori, accompagnati dai musicisti Ninni Manca e Bruno Massidda, rendendo omaggio all’emittente che ha fatto da trampolino di lancio alle loro carriere.
“Questo gruppo era come una grande famiglia unita da interessi comuni, che spaziavano dal teatro al canto, passando per la musica e la poesia”, ha spiegato Giovanni Sanna, ricordando come un tempo fare il presentatore richiedesse un grande sforzo e una grande dedizione. Gli annunciatori venivano sottoposti a prove molto dure circa la modulazione della voce, e nella gran parte dei casi si trattava di intellettuali o comunque di persone distintesi negli ambiti più disparati. Insomma l’improvvisazione c’era ed era un plus, ma alla base vi erano soprattutto tanto studio e tanta preparazione.
Una serata all’insegna della memoria, con Giovanni Sanna conduttore e gli altri pronti a esibirsi. Ninni Manca ha intonato “E se domani”; Bruno Massidda “A media luz”, che ha cantato a Santo Domingo insieme a Julio Iglesias. Tino Petilli ha invece recitato pezzi de “La Divina Commedia” di Dante e “L’Infinito” di Leopardi, e a Mario Faticoni è toccato Christopher Marlowe riscritto da Brecht, con la traduzione a cura di Fortini.
Le loro giovani voci hanno lasciato il segno nel raccontare le trasformazioni della società sarda attraverso il teatro, la musica dal vivo e il canto, che diventarono presto le arti di punta della radio.

Le prime trasmissioni dell’emittente sarda conosciuta anche come “Radio Brada”, così come la chiamò Jader Jacobelli (uno dei primi giornalisti a lavorarci), cominciarono ufficialmente il 10 ottobre 1943. “Brada” cioè selvaggia e primitiva rispetto alle tecnologie del tempo in cui nacque e perché fatta da uomini che non erano addetti ai lavori. Si trattava infatti di una radio voluta dal comando militare della Sardegna, organizzata da tecnici e giornalisti che erano prima di tutto militari, i quali per farla partire arrangiarono due radiotrasmittenti che si trovavano a Bortigali, dove aveva sede il centro direttivo delle forze armate nell’isola liberata.
Tra i meriti di Radio Sardegna vi è senza dubbio quello di essere stata la prima radio ad aver annunciato al mondo occidentale la resa dell’esercito nazi-fascista, con un celebre: “A voi che ascoltate, la guerra è finita!”
“Dalle intercettazioni di Radio Londra e Radio Algeri – che anziché trasmettere come sempre messaggi cifrati iniziarono a trasmetterli ‘in chiaro’, quindi messaggi che anche il nemico avrebbe potuto capire e utilizzare – i giornalisti di Radio Sardegna compresero che la guerra era finita. Nacque così il primo notiziario dell’Italia liberata”, si legge negli estratti del libro “Gli Archivi della memoria – Radio Brada”, a cura di Manlio Brigaglia.
Radio Sardegna era quello strumento da cui si attendevano notizie sullo stato dei parenti arruolati o sulle condizioni di salute dei militari ricoverati, in cui si lanciavano messaggi in codice alle formazioni partigiane. In controtendenza rispetto all’uso strumentale e propagandistico che fino ad allora il regime aveva fatto di tutti i mezzi di comunicazione.
Finita la guerra, la radio ha resistito e ha cambiato più di una sede, passando sotto le insegne della Rai. Ancora oggi emette le sue frequenze da viale Bonaria, a Cagliari, e anche se i tecnici e gli annunciatori di un tempo sono cambiati, ciascuno ha contribuito a scrivere una pagina importante di storia della Sardegna.










