“Non escludo il ritorno” diceva il Maestro, e al Maestro bisogna sempre credere.
In questo caso però la sorpresa è stata ammortizzata da una serie di uscite particolarmente appetitose che hanno saputo addolcire l’attesa durante questo periodo di noia.
E quindi giunge finalmente il momento, con gioia, di venire a capo del rebus di “Polaris”, uscito alle stampe e al release digitale alle 11 della mattina di venerdì 4 giugno 2021 ed in hot rotation qua nei miei vari dispositivi da ore, che sono sufficienti per farmi un’idea del nuovo lavoro di uno dei più iconici gruppi italiani, ma assolutamente non adeguati alla sua qualità – sto già rimediando
Perché? perché presto detto: “Polaris” è un album dalla immensa qualità, quella che troppo spesso manca ad uscite tirate fuori come riempitivi di una discografia, oppure per rispolverare grandi nomi del passato senza aggiungere nulla (magari riproponendo solo vecchie hit + featuring di artisti contemporanei).
“Polaris” è l’album che sognavo dopo “CRX”, dopo i singoli usciti nelle ultime settimane, l’Album dai Testi in grado di ispirare una o più generazioni, con beat in grado di martellare come mantra interiori, con la voce di Alioscia che recita quelle parole come una preghiera e ci risveglia da un lungo torpore e ci indica una via interiore da scoprire e da seguire, quasi come un bonzo giapponese.
Polaris è un album clamoroso nella sua potenza gentile, nel suo trasmettere il verbo con solenne forza, l’album che parte già con “Tra DI Noi”, già conosciuta grazie al singolo di “Fermi alla Velocità della Luce (Garageland Take)” che prosegue con la sua “Dis-Version” per poi esplodere nella meravigliosa orchestrale “Contro Me Stesso e al Mio Fianco” (Feat. Orchestra ad Alta Felicità) che ci traghetta poi nei conosciuti ritmi drum’n’bass di “Ho Combattuto”.
“Fermi alla Velocità della Luce” è un Singolo meraviglioso che mi sta facendo impazzire e mi assilla se preferito nella sua versione da studio o in quella più hardcore di Garage Land, ma qual è il problema, posso averli entrambi e alternarli a seconda del mio umore o meglio, della mia volontà, quasi come un catalizzatore.
Chiudono l’album la recitata “Scenario” e la potentissima “Fame d’Aria”.
Un album di quelli che mancavano veramente, che segna il ritorno dei Casino Royale, dopo l’anomalo (sempre da leggere in chiave positiva) “Quarantine Scenario” con una gemma di immenso splendore che sono sicuro risuonerà nei nostri impianti per mesi ed anni.
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