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Per le strade di Belfast. Gli anni Ottanta e la musica oltre le barricate

Di Maurizio Pretta
04/03/2023
in Comunicazione e società, Cultura, Musica e spettacolo, Storia
Tempo di lettura: 6 minuti
Per le strade di Belfast. Gli anni Ottanta e la musica oltre le barricate

Il 9 agosto 1983 a West Belfast il soldato Ian Thain uccide Thomas “Kidso” Reilly mentre disarmato cammina in Springfield Road. Una storia comune a quella di molti altri ragazzi nordirlandesi dell’epoca, coinvolti da quasi tre lustri nei Troubles, i sanguinosi scontri fra gli irredentisti repubblicani da un lato e i lealisti e le forze armate britanniche dall’altro. Questo fatto di cronaca avrebbe ispirato il chitarrista Gary Kemp degli Spandau Ballet per scrivere la canzone ‘Through the Barricades’. Altri cruenti simili fatti avrebbero fatto altrettanto con Police, U2, Simple Mindes, Pogues, Marillion, Bananarama e altri ancora, protagonisti della scena musicale di un decennio molto spesso considerato, a torto, come quello del disimpegno e della frivolezza artistica.

Jim Reilly

Jim Reilly era un ragazzo di Belfast che amava suonare la batteria. Periodicamente i genitori lo mandavano a stare da alcuni parenti a Sheffield dove nel 1979 aveva trovato impiego come lavavetri. Un giorno venne a sapere che uno dei sui gruppi preferiti, gli Stiff Little Fingers, freschi di incisione del loro primo disco ‘Inflammable Material’, contenente ‘Alternative Ulster’, destinata a diventare la loro canzone più popolare, erano alla ricerca di un batterista per sostituire un disilluso Brian Falloon. Bastò una telefonata, accompagnata da una buona dose di sfacciataggine e Jim divenne ben presto il nuovo drummer della punk band irlandese trasferitasi nel frattempo a Londra, con la quale incise subito il singolo ‘Gotta Gettaway’. Dietro quei tamburi ci rimase fino al 1981, partecipando alla registrazione di ‘Nobody’s Heroes’ e ‘Go for It’, per poi lasciare la band e raggiungere gli Stati Uniti.

Thomas “Kidso” Reilly.

Qualche anno dopo, nel 1985, Jim si trova al cimitero di Milltown, sulla Faals Road di Belfast, in compagnia di Gary James Kemp, un chitarrista londinese che con la sua band stava mietendo un successo dietro l’altro. In quel cimitero riposa il fratello di Jim, Thomas, che tutti gli amici chiamavano “Kidso” morto due anni prima. Thomas Reilly, un ragazzo allegro, con una grande passione per il calcio e tifoso sfegatato dei Celtic di Glasgow, aveva 23 anni appena quando, mentre si trovava nei pressi dei campi da gioco della scuola elementare di St Aidan, vicino a Springfield Road, venne ucciso da un colpo d’arma da fuoco. A sparare fu Ian Thain, un soldato inglese di appena 18 anni, che assieme alla sua pattuglia, il 9 agosto del 1983, inseguiva un gruppo di giovani che percorrevano la strada in direzione Turf Lodge. Sostenne che Thomas Really stesse per estrarre una pistola, ma questo non corrispondeva a verità, in quanto venne accertato che il giovane irlandese, mentre si trovava con alcuni amici e camminava per strada a petto nudo, con la maglietta in una mano e indossando un paio di jeans strappati, fosse totalmente disarmato.

E dire che Thomas era tornato a Belfast per una vacanza di appena due giorni, per salutare la famiglia e gli amici di Ardmonagh Gardens a Turf Lodge. Da qualche anno lavorava per una società di merchandising musicale chiamata Bravado e aveva partecipato ai tour di band come Depeche Mode, Altered Images, Fun Boy Three ,The Jam e come roadie delle Bananarama. Ma soprattutto Thomas era stato in tour con gli Spandau Ballet nella primavera precedente, quando ‘True’ era in cima alla classifica del Regno Unito e aveva stretto ottimi rapporti come Gary Kemp, che era realmente felice di avere nella troupe quel giovane irlandese brioso e spensierato.

Mentre Kemp girava per Belfast assieme a Jim Reilly, dopo aver fatto visita alla tomba dell’amico, rimase sconvolto dalla città divisa da muri, barricate e check point. La sera stessa, dopo aver visto con i propri occhi e toccato con mano il dramma che stava vivendo l’Irlanda del Nord negli anni in cui a Downing street risiedeva Margaret Thatcher, nemica giurata dei repubblicani irlandesi, il chitarrista scrisse di getto una canzone dal forte sapore shakespeariano, destinata a diventare una delle più popolari ballad degli anni Ottanta e con tutta probabilità il miglior pezzo degli Spandau Ballet. Si trattava di ‘Through the Barricades’, che avrebbe dato il titolo al loro quinto LP, pubblicato nel 1986.

Era già successo per le band irlandesi, come gli U2 con ‘Sunday Bloody Sunday’, e più tardi con ‘Van Diemen’s Land’; i Pogues con ‘Streets of Sorrow‘ o agli stessi Stiff Little Fingers con diverse canzoni. Sarebbe successo ancora con ‘Belfast Child’ dei Simple Minds, ai Police di ‘Invisible Sun’, ai Marillion con ‘Forgotten Sons’ e a tanti altri artisti.

Al funerale di “Kidso” Paul Weller e gli Spandau Ballet mandarono un omaggio floreale. Quel giorno aprivano il corteo funebre tre giovani ragazze, anche loro, a capo chino e col viso segnato dal dolore, portavano dei graziosi bouquet per accompagnare il loro amico nell’ultimo viaggio terreno. Erano Siobhan Fahey, Sara Dallin e Keren Woodward che assieme formavano il trio delle Bananarama. Poco tempo dopo, anch’esse avrebbero scritto una canzone in memoria del loro amico Thomas, ‘King of the Jungle’.

A ben vedere, forse, l’etichetta di banalità e frivolezza appiccicata con troppa disinvoltura alla musica della decade degli Ottanta, appare quanto mai ingenerosa e il presunto disimpegno si rivela ancora una volta un gigantesco luogo comune.

Il soldato Ian Thain venne condannato all’ergastolo: era la prima volta che un soldato britannico in servizio in Irlanda del Nord veniva condannato per aver ucciso qualcuno. Tuttavia, ben presto, si venne a sapere che Thain, non solo era stato scarcerato, ma anche che era stato reintegrato pienamente nelle forze di sicurezza britanniche. Rintracciato il dicembre scorso dalla redazione del quotidiano irlandese ‘Sunday World’ alla domanda “ha mai pensato di scusarsi con la famiglia della sua vittima?” ha risposto col silenzio.

Arrivarono i Novanta e un ragazzo di un piccolo paese della Barbagia di Belvì che si appassionava di musica e storia, era rimasto fortemente turbato da quanto successo e succedeva ancora nell’Irlanda del Nord, talmente tanto da scrivere il testo di una canzone che l’anno successivo, dopo essere stata musicata dal suo amico chitarrista, sarebbe finita nel repertorio della loro band. Si chiamava ‘Per le strade di Belfast‘, il testo, forse un poco banale e certamente ingenuo, terminava con una piccola speranza; che tutta quella violenza finisse presto. Quanto meno è stato di buon auspicio. In quello stesso periodo, una giovane ragazza sconvolta dalla morte di un bambino in seguito al sanguinoso attentato dell’I.R.A a Warrington, nel nord est dell’Inghilterra, scrisse una canzone che avrebbe reso celebre la sua band in tutto il mondo. Quella ragazza si chiamava Dolores Mary Eileen O’Riordan e la canzone era ‘Zombie‘ Quel ragazzo, ormai un poco cresciuto, è colui che sta scrivendo. Tuttora continua ancora ad appassionarsi di storia e di musica.

A Gianni per aver rivestito di note i versi di ‘Per le strade di Belfast, un abbraccio fin la su.

Per chi volesse approfondire la storia dei Troubles consigliamo l’interessantissimo podcast di Samuele Sciarrillo, realizzato in collaborazione con Michael Phillips e con la supervisione storica di Riccardo Michelucci.

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