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Il giornalismo tra crisi e rinascita, al Festival Pazza Idea Arianna Ciccone esplora nuovi orizzonti

Di Martina Taris
26/11/2024
in Comunicazione e società, Cultura
Tempo di lettura: 4 minuti
Il giornalismo tra crisi e rinascita, al Festival Pazza Idea Arianna Ciccone esplora nuovi orizzonti

(Foto di Sara Deidda per Pazza Idea)

Venerdì scorso, nell’ambito della tredicesima edizione del festival letterario e di culture digitali Pazza Idea, si è tenuto un incontro particolarmente stimolante sul futuro del giornalismo, dal titolo ‘Il giornalismo è morto, viva il giornalismo!’ . A Cagliari, nella suggestiva cornice del Teatro Carmen Melis, Arianna Ciccone, co-fondatrice del Festival internazionale del giornalismo di Perugia e direttrice del blog collettivo Valigia Blu, ha dialogato con Francesca Madrigali e Alberto Urgu. Un’occasione per riflettere sui profondi cambiamenti che stanno ridisegnando il panorama dell’informazione, il rapporto tra giornalisti e pubblico, e le sfide che il settore deve affrontare per rimanere rilevante.

L’evento si inserisce nel ricco programma (ce ne parla qui Maria Carrozza) di Pazza Idea, che dal 21 novembre a oggi ha trasformato Cagliari in un vivace laboratorio culturale. Con oltre quaranta appuntamenti, tra incontri con autori e autrici, presentazioni e reading, musica e performance, panel, mostre d’arte, proiezioni, lectio magistralis e workshop, il festival ha esplorato il tema di quest’anno, Disegnare Orizzonti.

Letteratura e culture digitali per disegnare Orizzonti, a Cagliari il Festival Pazza Idea. Tra gli ospiti Arianna Ciccone, Zerocalcare, Luca Sofri e Rachele Bastreghi

Ecosistema dell’informazione

L’intervento si è aperto con un approfondimento sul concetto di “ecosistema dell’informazione” il quale, secondo Ciccone, deve fondarsi su etica, correttezza e verificabilità. Richiamando le origini di Valigia Blu, nato da una mobilitazione contro una fake news, la giornalista ha sottolineato che “gestire l’ecosistema informativo è una sfida costante, resa ancora più urgente dall’era dei social media, in cui gli attori in campo si sono moltiplicati e la disinformazione risulta più accentuata. Quest’ultima non si combatterà mai del tutto, ma impegnarsi nel conflitto tra informazione corretta e disinformazione in maniera attiva è fondamentale”.

La crisi della carta stampata, la debolezza democratica e la sfiducia del pubblico

La crisi della carta stampata è una realtà evidente: “dai sei milioni di copie giornaliere vendute negli anni Ottanta si è scesi a 2,5 milioni nel 2019, con un ulteriore calo del 32% tra il 2019 e il 2023” ha sottolineato Alberto Urgu. Tuttavia, per Ciccone il giornalismo non è morto, ma vive una trasformazione. “Non possiamo più concepire il giornalismo solo come carta stampata. La sfida risiede nella capacità di adattarsi alle nuove modalità di interazione online, per cui è necessario trovare nuovi modelli economici sostenibili che spesso richiedono ingenti somme”.

Inoltre, Ciccone ha evidenziato come il crollo della carta stampata e dei media tradizionali in generale dipenda da un’etica giornalistica debole e da un deterioramento del rapporto col pubblico. “Molte testate mancano di verifica e professionalità, cedendo al clickbait e al sensazionalismo, motivo per cui la fiducia del pubblico viene meno”. Questa sfiducia, che attanaglia l’informazione a livello globale, si traduce in un deterioramento del rapporto col pubblico, strettamente legato alla disinformazione, spesso alimentata dai media stessi per negligenza o interessi politici. Per citare alcuni esempi, “durante le ultime elezioni negli Stati Uniti, il sistema di informazione tradizionale è stato affiancato da un universo parallelo di informazione particolarmente impattante, creato dalla destra americana e composto da influencer, podcaster e youtuber. La disinformazione non manca nemmeno nel sistema mediatico italiano, profondamente segnato da anni di conflitti di interesse e ingerenze politiche, soprattutto durante il berlusconismo”. Tutto ciò non ha fatto altro che intaccare la qualità dell’informazione che, secondo Ciccone, “non dipende dall’oggettività, concetto di per sé irraggiungibile, bensì dalla trasparenza. I fatti sono sicuramente sacri, ma è altrettanto importante esprimere opinioni su questi, senza rinunciare a prendere posizione soprattutto in contesti storici e politici delicati”. Oltre a non distorcere le notizie, è fondamentale che “i giornali si impegnino a creare una relazione diretta con le persone, basata su trasparenza e rispetto delle regole deontologiche. Se tutto ciò viene a mancare, ne consegue una più ampia debolezza democratica”.

Il futuro del giornalismo: social media e intelligenza artificiale

Un altro tema cardine del dibattito è stato il ruolo controverso dei social media nell’ecosistema informativo. Questi, oltre a essere veicolo di disinformazione, sono anche terreno fertile per il linguaggio d’odio, responsabile di quei “rumori di fondo” che inquinano l’informazione, come ha sottolineato Francesca Madrigali. Nonostante questi ostacoli, contrastabili con le regole e con tanto impegno, i social media possono anche trasformarsi in strumenti preziosi per promuovere comunità informate e partecipative. “Non possiamo ignorare i social, dobbiamo immergerci nella loro grammatica e imparare a parlare quel linguaggio”, ha affermato Arianna Ciccone, evidenziando l’importanza di adattarsi al modo in cui il pubblico, in particolare quello giovane, interagisce con le informazioni.

Un esempio pratico di questo approccio è rappresentato da Valigia Blu, una realtà che ha dimostrato come sia possibile trasformare un articolo in un punto di partenza per riflessioni collettive. “Il giornalismo dovrebbe andare verso le persone – ha ribadito Ciccone – e i social media non dovrebbero essere utilizzati solo per generare traffico, ma per instaurare un dialogo diretto e autentico con il pubblico, mantenendo però alti standard di verifica ed etica. In questa prospettiva, il giornalismo non si esaurisce con la pubblicazione di un articolo, ma comincia con il confronto, l’interazione e, soprattutto, la voglia di mettersi in discussione”. Pur riconoscendo il valore della disintermediazione, grazie alla quale il Festival internazionale del giornalismo deve la sua esistenza, Ciccone ha sottolineato l’importanza della mediazione giornalistica per garantire la qualità dell’informazione e sostenere una democrazia sana. “La sfida sta nel bilanciare i vantaggi dell’accesso diretto al pubblico con l’esigenza di professionisti capaci di rispettare standard etici e deontologici”. Infine, guardando al futuro del giornalismo, Arianna Ciccone ha evidenziato l’importanza di affrontare con umiltà e responsabilità le sfide poste dall’intelligenza artificiale. “Se da un lato ci possono essere dei rischi, dall’altro l’intelligenza artificiale costituisce un’opportunità per rinnovare la professione ed esplorare nuovi orizzonti”.

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