Una profonda riflessione sul perdono che assume le fattezze di un viaggio mistico senza Dio condotto e orientato da tre figure (il poeta, l’imperatore e il profeta) prende vita nell’opera “Trinità del gesto – Il regalo che andava fatto”, l’ultima raccolta poetica di Dario Cadinu, giovane cagliaritano studente di Filosofia.
L’incontro con l’autore, in dialogo con Daniela Tevere, è avvenuto giovedì nel foyer del Teatro Massimo di Cagliari, sotto le insegne di Legger_ezza 2023, il progetto per la promozione della lettura del CeDAC – Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna, in collaborazione con la libreria Edumondo.
Edito da Ensamble, finito di stampare nel novembre 2023, “Trinità del gesto – Il regalo che andava fatto” esce a poca distanza da “Lettere al Senza Nome”, opera prima dello stesso autore, frutto di un lavoro forse più acerbo rispetto a quest’ultimo, in cui la poetica si fa via via più concreta, lasciandosi alle spalle il mondo della metafisica.
“Il regalo che andava fatto” – chiarisce subito Cadinu – è il perdono. Quello di cui parlo non è però un perdono in senso moralistico, è stato più un pretesto per porre le basi di una riflessione filosofica sul senso di questo gesto e sulla capacità che abbiamo in quanto esseri umani di uscire dalle contingenze causa-effetto, che quasi ci impongono di rispondere a un torto subito arrecandone uno a nostra volta, scegliendo di lasciare andare. Così facendo spezziamo la catena d’odio e compiamo nuove azioni nel mondo, accettando implicitamente che qualcosa di inaspettato possa accadere”.
“Trinità del gesto” è la dialettica di un gesto, il perdono, inteso anche come “Dono”, diviso in tre componenti che scandiscono l’intera opera: la richiesta, la ricezione e la restituzione. A tale gesto, che per quanto scindibile in più momenti rimane di fatto unico, sono strettamente legate le tre figure che il poeta mette in moto, verosimilmente anche come alter ego di se stesso. Tre, si sa, è il numero perfetto, ricorrente in tutta l’opera. Tutto ciò si traduce in un dialogo tra l’autore e la vita, intesa come struttura metafisica dotata però di coscienza, composto in versi sciolti.
L’impiego di un immaginario divino, non specificamente cristiano, è evidente già dal titolo, tuttavia non si tratta di una raccolta poetica di stampo religioso. I richiami alla letteratura e alla filosofia degli anni a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento si perdono lungo tutta l’opera, esempio delle più disparate suggestioni: da Leopardi e Montale a Campana, toccando D’Annunzio, Nietzsche e passando per Milton. Nonostante ciò l’ispirazione poetica del giovane autore è stavolta meno ermetica, l’oggetto poetico è quasi tangibile e l’opera è fortemente interlocutoria.
“Mi sento un esperimento della poesia! Quando ho iniziato non ero davvero cosciente di ciò che facevo, sono andato a tentativi. Ancora oggi non mi interessa creare un’opera perfetta, specialmente a livello formale, con una metrica definita, mi concentro sul provare a restituire il mio vissuto e le mie suggestioni”, commenta l’autore.
“Trinità del gesto” è però senza dubbio la sintesi di una evoluzione stilistica in cui si definisce meglio la poetica di Cadinu, che ricerca appunto “il superamento della poesia in quanto mera rappresentazione di verità aliene da essa, in favore della poesia come viatico rivelativo di una verità co-generata nell’occasione del gesto poetico reso noto al mondo”, come riportano le note di presentazione della raccolta.
Un’opera fortemente simbolica, a partire dal titolo e dall’immagine in copertina (che si richiamano vicendevolmente), raffigurante un triangolo, la figura geometrica che contiene le altre per eccellenza e che evoca l’amore per l’universo secondo la tradizione della mistica pitagorica, ma in cui si ravvisa anche l’assonanza con la montagna, ricollegabile al monte Sinai, il luogo biblico in cui Mosè ricevette da Dio le tavole della legge. Immagini curate dallo stesso autore e da Gabriele Attene, interprete anche di alcune letture durante l’incontro di giovedì.
“Trinità del gesto” è di fatto espressione di un anelito di miglioramento della persona attraverso la poesia. Un lavoro sulla poetica e – soprattutto – su se stessi.










