Possono esserci molti limiti per alcune band, limiti di creatività, limiti di longevità, limiti di qualsiasi natura, lo vediamo tutti i giorni, nomi altisonanti che sono in grado solo di rilasciare l’ennesimo album fotocopia, band che si nascondono dietro le scuse dell’impossibilità di portare avanti un tour ad emissioni 0, altri che tanto sanno che saranno osannati sempre – si mi sto riferendo a coloro che si appropriarono del nome della metropolitana berlinese, esatto, ma è solo un esempio anche se notevole.
Poi ci sono i Ministry, anzi c’è l’immenso Al Jourgensen, polistrumentista, cantante, personalità autorevole del mondo della musica metal industrial quando questa muoveva i suoi primi passi elettrizzando la lezione impartita da Throbbing Gristle, al fianco di pionieri più dark come gli Skinny Puppy, quaranta anni di intensa e costante carriera senza mai una caduta di stile, perenne ispirazione di geni quali Trent Reznor, Rob Zombie o Marilyn Manson, band come StaticX, Sevendust, Fear Factory, profeta musicale e non solo, figura dal carisma infinito che sembra non esaurire mai le sue energie e le sua capacità.
Ma andiamo con ordine, come al solito una formazione che si rinnova di continuo e che vede ora l’ingresso nella band di un pezzo da 90 come Paul d’Amour (esatto, quello che lasciò i Tool poco prima di Aenima), insieme a John Bechdel, Roy Mayorga, Cesar Soto e Monte Pittman (Prong, Madonna).
E continuando ad andare con ordine anche questa volta siamo di fronte ad un assalto sonoro senza alcuna pietà, dove ogni singolo apporto alla scrittura dell’album gode di un bilanciamento perfetto, siamo alla sintesi pura di macchine elettroniche, sample, sezione ritmica e chitarra in grado di far male anche a distanza, ma soprattutto la voce di Jurgensen che come sempre si eleva sopra a tutto e tutti come il profeta che ci siamo scelti senza alcuna esitazione e di cui non ci pentiremo mai.
Già da “Alert Level” capiamo che non saremo delusi ma è continuando l’ascolto dell’album che sentiamo su di noi quarant’anni di musica essere eterna ed attuale, elementi sonori tribali si mescolano ad elementi futuristici con sapore retrò, ritmi claustrofobici ci tengono con il respiro sospeso per evitare ogni minima distrazione e per goderci totalmente questa esperienza di ascolto che ci regala una band in forma perfetta.
Le tematiche affrontate, come già spesso accaduto, riguardano temi sociali che riescono ad essere contemporanei ma anche sempre validi.
Un album granitico, senza il minimo momento di stanchezza, con una tensione sempre ai massimi livelli che esplode poi nella grandezza di tracce come “Broken System” e “Tv Song #6 – Right Around the Corner Mix”
Sorpresa: la cover di “Search & Destroy” che scommetto Iggy Pop stia segretamente ascoltando decine di volte al giorno.
Conferma: un ennesimo ottimo lavoro dell’immortale Al, al quarantesimo anno di immensa carriera
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