La galleria nuorese ha ripreso l’attività espositiva in presenza dopo l’intenso lavoro virtuale dovuto alle restrizioni di una pandemia che ci ha costretti a rivedere priorità personali e ridisegnare la mappa degli strumenti necessari per continuare a diffondere arte nel mondo, e, in qualche modo, per riappropriarsene a livello concettuale, come mezzo di evasione e crescita. Chiara Manca, curatrice dell’evento, ha riassunto bene l’esigenza di voci plurali e creato un progetto complesso, che chiude proprio oggi, fatto di quattro personali e una collettiva, perché il messaggio dell’arte sia intimo e corale allo stesso tempo.
I quattro artisti ospitati per la personale sono Bachis, Laura Saddi, Francesco Mariani, Claudia Piras. Le loro opere sono state ospitate in altri luoghi, reali o virtuali, ma per la prima volta trovano una casa comune a Nuoro, ognuno con il suo bagaglio d’esperienza e la propria curatela. In questo modo le voci plurime trovano spunti inediti e si coordinano dalle pareti al visitatore.
Uno sguardo alle mostre
Il progetto di Bachis “Di facce di miti” racconta attraverso una serie di collage digitali, le connessioni fra psiche e corpo materico, fra uomo e natura, in un rincorrersi continuo. Laura Saddi espone due concept: “Una perifrasi di metamorfosi” e “E fu la notte”. La visionaria artista realizza opere a metà tra collage e pittura che diventano forme di passaggio, evoluzioni incomplete, adattamenti innaturali, mutamenti necessari e indefiniti. “Lente e inconsapevoli evoluzioni” è il lavoro che espone Claudia Piras, tavole originali ad acquerello ideate a corredo dell’ultima edizione della novella deleddiana “Il dono di Natale”, edita da Maestrale Edizioni nel 2020. Francesco Mariani con “Gauss/9” regala al pubblico uno sguardo privilegiato su un piccolo universo composto da momenti fissati nel tempo e che sono frame di ricordi personali dell’artista.
La mostra “Alfabeto d’artista”, già presentata al Patapum Festival 2021, da un’idea di Monica Corimbi/Bocheteatro Nuoro, raccoglie le opere di 13 artisti sardi (Barbara Pala, Luciana Aironi, Flavia della Camelia, Sebastiano Pirisi, Pasquale Murru, Irene Sotgiu, Claudia Piras, Maurizio Brocca, Francesco Mariani, Laura Saddi, Daniela Spoto, Rosa Podda, Agnese Leone) che hanno illustrato con stili e tecniche diverse le lettere dell’alfabeto. Un’idea a metà tra la sperimentazione dei Letteristi e la perizia dei miniaturisti amanuensi che nasce con l’intento di creare un gioco fra adulti e bambini, un percorso che dalle parole porta alle immagini e dalle immagini a un racconto.
L’arte incontra di nuovo le persone
“Abbiamo lavorato tanto sul sito e sui social, dal lockdown non ci siamo mai fermati però è chiaro che nell’arte bisogna immergersi fisicamente, in un confronto diretto e quindi abbiamo ripreso con un evento che è davvero un grande impegno, addirittura diviso su due sedi – ci ha detto la curatrice Chiara Manca – in questo modo non solo possiamo dare il giusto spazio alle tante opere ma assecondiamo anche l’esigenza delle persone che stanno venendo a visitare le mostre con assiduità. Nuoro e in generale la Sardegna avevano bisogno di più spazio e di riprendere con questo rito sociale di condivisione della bellezza, perché l’arte non è solo bellezza ma anche dialogo e relazione”.
Una scena artistica vivace e colta
“La nostra scena artistica gode di buonissima salute, abbiamo tanti artisti, c’è tanta creatività – prosegue Chiara Manca – in questo evento ospitiamo anche persone giovanissime alla prima esperienza. In questo modo diamo loro un riscontro e li aiutiamo a crescere senza mai forzare la direzione del loro talento, anzi li incoraggiamo a emergere. Certamente essere troppo legati alla sardità ha penalizzato da alcuni punti di vista, per esempio dal mercato dell’arte e dai canali di distribuzione più fluidi però ha anche il vantaggio di farli crescere con un messaggio più onesto, meno ragionato e più istintivo. La Sardegna offre sicuramente tanto ma amarla non deve allontanare dal resto del mondo. La maggior parte di loro ad esempio è consapevole della storia dell’arte locale, sa chi li ha preceduti e cosa ha fatto e questo non accade dappertutto. C’è sicuramente un grande rispetto per lo studio e per l’identità e questo ci permette di avere artisti con una cultura più ampia e profonda dell’isola ma senza confini geografici, con una mentalità e competenze aperte al mondo“.










