Esiste una vasta community di appassionati esploratori e fotografi di un’Italia parallela a quella che tutti conosciamo. Industrie fatiscenti, castelli in rovina, ville abbandonate, esercizi commerciali coperti dall’oblio: oggi quest’Italia trova la sua cornice narrativa con la mostra ospitata nella biblioteca della Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata dal suggestivo titolo “LostItaly, sul filo della memoria”, dedicata ai luoghi della decadenza.
Il percorso espositivo, composto di 36 scatti e visitabile fino al 26 settembre, attraversa spazi dimenticati, raccontati con immagini potenti e documenti che restituiscono le vicende economica e umana di tante imprese scomparse, e che inevitabilmente ci ricordano che la crisi dei nostri tempi conosce destini fin troppo simili per non trarre insegnamento dalla storia.
Cristiano Antognotti, Gianmaria Sacco, Gualtiero Costi, Lorenzo Tommasi, Marco Orazi, Michele Greco, Pietro Pasqui, Roberto Conte, Roberto Diodati, Sandro Baliani, Silvia Lagostina sono gli artisti coinvolti in questa iniziativa. A rappresentare la Sardegna c’è Valeria Spiga, il cui obiettivo fotografico ha immortalato in questi anni centinaia di scatti di quella che possiamo a ragione chiamare bellezza dimenticata. Le tre immagini con cui partecipa all’esposizione non sono solo un prodotto artistico di grande fascino ma anche un puntuale documento a memoria di ciò che era e non è più, un modo per restituire dignità e preservarne il ricordo.
Per lunghissimo tempo infatti la società ha trascurato l’archeologia industriale non riconoscendone il valore architettonico e neanche il ruolo di testimone di epoche, di crescita e di fallimento, trascurando quindi anche l’inevitabile componente paesaggistica e soprattutto umana ad essa legate. Oggi la sensibilità è mutata e questi luoghi cominciano ad interessare persone di ogni età e professione, in cerca di una visione diversa della realtà patinata e turistica a cui siamo abituati.
“LostItaly, sul filo della memoria” nasce proprio dalla volontà di un gruppo sparuto di esploratori dell’urbe che hanno cominciato a visitare, fotografare e raccogliere informazioni su tutti quei luoghi non visti o ignorati, dando vita a un prezioso archivio collettivo. Il catalogo che verrà realizzato conterrà contributi a cura di Alberto Manodori Sagredo (docente di storia e tecnica della fotografia), Mary Prezioso (docente del settore Geografia economico-politica) e Max Schiraldi (docente di Impianti Industriali all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata).
La mostra a Roma è un’occasione imperdibile per affacciarsi su questo mondo invisibile ai più e che invece è in grado di restituire con forza l’impronta dell’uomo sul pianeta, i suoi successi e le inevitabili sconfitte.










