Così come esiste una storia dietro a ogni persona, altrettanto si può dire per il messaggio riportato sopra. La paternità del pensiero va infatti attribuita a Mario Colombu, docente di filosofia e preside emerito del Liceo classico “G. M. Dettori” di Cagliari, deceduto nel capoluogo sardo lo scorso giugno.
Il professore, che viveva al civico 57 nella centralissima via Paoli, a Cagliari, era solito riportare per iscritto sue riflessioni o famosi aforismi per poi diffonderli sotto forma di bigliettini di carta in tutta la zona di San Benedetto, che nei giorni buoni passava al setaccio con passo arzillo.
Tale pratica non era certo passata inosservata e varie testate giornalistiche negli anni diffusero la notizia della presenza di “un saggio” che percorreva a piedi il quartiere e regalava biglietti illuminati. Non si firmava mai, ma la grafia spigolosa era diventata un segno distintivo.
Negli ultimi tempi lo si vedeva molto meno in giro, anche per via dell’età: il 2 luglio scorso avrebbe infatti festeggiato 98 primavere. Sfortunatamente ci ha lasciato il mese prima, ma intorno alla sua dipartita nulla è stato scritto o detto, nonostante godesse ormai di una certa notorietà.
Perfino alcuni abitanti e abituali frequentatori del palazzo in cui viveva lo credevano ancora in vita, convinzione avvalorata, lo scorso dicembre, dall’apparizione, nell’androne condominiale, dell’alberello natalizio addobbato con i foglietti riportanti i suoi pensieri, che il professore era solito posizionare all’ingresso in prossimità del Natale.
Un qui pro quo a tutti gli effetti. In verità si è trattato di un omaggio che la famiglia ha voluto rendere al professor Colombu con l’obiettivo di dare continuità alla tradizione, come ci ha poi spiegato il nipote, Alberto Cocco.


Alberto è stato molto generoso e ha voluto ricordare con noi il nonno concedendoci qualche dettaglio in più sulla vita di un uomo riservato e umile, che ha dedicato la sua esistenza allo studio e ai giovani, convinto del potere dell’istruzione.
La scuola e l’amore erano infatti le tematiche che risvegliavano maggiormente il suo interesse e a cui destinava la gran parte dei suoi pensieri. “Non i soldi e il potere, ma i sentimenti rendono la vita degna di essere vissuta”; “Per avere un futuro migliore, la cosa più bella è innamorarsi”, e ancora: “La bellezza cura i mali del mondo”; “La storia insegna che i vaccini funzionano”. Sono questi alcuni dei messaggi e dei consigli che il professore consegnava alle nuove generazioni, ma non solo: spesso posizionava i suoi biglietti sotto le serrande dei negozi.
“Nonno era nato nel 1925 – ci ha raccontato Alberto – era un uomo molto buono e colto. Dopo la laurea in Filosofia aveva trovato lavoro come ispettore del dazio ma lo aveva ben presto lasciato per insegnare. Diceva sempre che lo aveva fatto perché preferiva percepire meno denaro ma dedicarsi a qualcosa che lo rendesse davvero felice e che fosse utile alla società. Diventato preside, poi, lo temevano molto di più gli insegnanti lavativi degli alunni”.
“Si alzava molto presto al mattino, intorno alle 5. Prima si metteva a pregare e poi a leggere, informandosi su ciò che era successo nel mondo. Dopodiché iniziava a scrivere i vari bigliettini che consegnava anche a noi famigliari e che poi distribuiva nel quartiere”, prosegue il nipote.


Impossibile non leggere in chiave romantica questi atti di vera rivoluzione urbana, che promuovono la cultura in modo originale e inducono alla riflessione su ciò che conta davvero nella vita, specie nella società usa e getta della performance, le cui storture aveva già contribuito a tracciare Zygmunt Bauman a suo tempo.
Avremmo avuto ancora molto bisogno del professor Colombu, del suo sguardo saggio sul mondo, della sua sensibilità. Non è forse questo il ruolo degli intellettuali? Smuovere coscienze, agitare gli animi, decostruire con la forza del pensiero.
A noi quindi il compito di ricordarlo, scusandoci per l’intempestività, grati per il suo esempio e confortati dalle sue parole. Lo salutiamo con un pensiero che affidò a uno dei suoi biglietti: “La vita è come la tastiera di un pianoforte, dipende da che musica vuoi sentire”. Sempre a noi, l’impegno di non fermare e far risuonare questa sua melodia.










