Parlare di jazz è come spalancare una finestra e trovarsi di fronte un panorama sconfinato e variegato. Popolare e sofistica al tempo stesso, questa musica ha
rappresentato come pochi altri fenomeni culturali il secolo in cui è nata, ovvero il Novecento. Poco più di cent’anni fa germogliava il “jass”, poi jazz con la z, almeno
secondo il mito e la storiografia più accreditata. Il 1917 fu l’anno della prima storica incisione di un disco “jass” che si rivelerà epocale per l’evoluzione della stessa musica afroamericana.
Certo, rispetto al passato, il jazz di oggi ha probabilmente meno appeal, anche perché i nomi leggendari sono ormai scomparsi quasi tutti. Non va però dimenticato che la voglia di rischiare, di immaginare soluzioni sonore inedite, di reinventarsi, restano caratteristiche immutabili di un genere che continua a piacere ed emozionare sia che lo si ascolti attraverso dischi, in spazi all’aperto, nei teatri, o nei club dove si riappropria di una dimensione tutta sua.
A Cagliari il Bflat rappresenta da tempo un punto d’approdo per nomi importanti della scena nazionale e internazionale. Tanti sono i jazzisti che fino ad ora hanno calcato il palco del club di via del Pozzetto, ricevendo ogni volta attenzione e applausi da parte di un pubblico esperto. Domenica 7 gennaio, la programmazione riparte con un sassofonista del calibro di Wayne Escoffery, atteso alle 19 in compagnia del trio del batterista Elio Coppola, con Vittorio Solimene al pianoforte e Giulio Scianatico al contrabbasso. Il tenorista londinese, newyorkese d’adozione, dallo stile in bilico tra Coltrane e Shorter, Gordon e Rollins, manca dai palcoscenici sardi da parecchi anni (nei primi anni Duemila approdò a Oristano nel quintetto del trombettista Tom Harrell), e per questo sarà bene non perdere la sua esibizione. Nel corso della carriera ha militato nella Mingus Big Band e nel settetto Monk Legacy, vinto un Grammy Award e numerosi referendum, collaborato con gente del calibro di Herbie Hancock, Ron Carter, Jimmy Cobb, Eddie Henderson, Al Foster, Ben Riley, Eric Reed, Randy Brecker e altri ancora. Come leader ha inciso undici album: l’ultimo, uscito nel 2023 col titolo “Like mind”, ospita il cantante Gregory Porter, Harrell, il chitarrista Mike Moreno, il percussionista Daniel Sadownick, ed è stato registrato con David Kikoski al piano, Ugonna Okegwo al contrabasso e Mark Whitfield Jr. alla batteria. “Penso che nessun altro possa esprimere questa musica come fanno loro”, afferma al riguardo Escoffery: “Sono stati importanti per la mia crescita musicale. Li ho voluti per il loro suono e per quello che sapevo avrebbero aggiunto”.
Il 28 gennaio, sempre alla 19, sarà la volta di un super trio americano formato da Nick Smith al pianoforte, Edwin Livingston, basso e contrabbasso, Denis Chambers alla batteria. Una formazione composta da solisti di pregio, che nella loro carriera hanno messo il proprio talento a disposizione dei musicisti più disparati. Smith, solista dallo stile fluido e ritmicamente multiforme, ha suonato con Stevie Wonder, George Duke, Donald Byrd, Queen Latifah, Kenny Garrett, Roy Ayers, giusto per fare qualche nome. Livingston ha collaborato con Elvin Jones, Natalie Cole, Melody Gardot, Peter Erskine, Dave Weckl, Russell Ferrante, fino al nostro Jovanotti. Chambers, da sempre ricercatissimo musicista per musicisti, applaudito a fine luglio al Conservatorio in occasione del concerto di Mike Stern, ha messo il suo drumming potente, frastagliato e fulmineo, al servizio di un’infinità di artisti, tra cui Santana, Scofield, Parliament, McLaughlin, Brecker Brothers.
Discostandoci dal jazz e avvicinandoci al cantautorato, il 12 gennaio alle 21.30, riflettori puntati su una bella voce tutta da scoprire: quella della cantante svizzera Chiarablue, attesa con i brani dell’album d’esordio “Indifesi” che nella traccia “Solo un se” ospita Fabrizio Bosso, e nel 2021 ha fatto parte della cinquina finalista per la Targa Tenco nella sezione Migliore opera prima. Nel 2022 ha inciso il brano “Dinossauros” con Paula Morelenbaum. Sul palco sarà accompagnata da Luca Jurman, pianoforte, Matteo Iarlori, chitarra classica, Riccardo Oliva, basso, Francesco Perrotta, batteria.










