Al “Caffè Trieste” di North Beach oggi è un giorno triste. Lo storico locale di San Francisco, culla dei poeti e degli scrittori della cultura beat, ha perso uno dei suoi figli più cari. Il poeta Jack Hirschman ha lasciato il mondo dei vivi alla soglia degli 88 anni. Al cordoglio del City Lights Books, del Green Apple Books e di tutto il movimento controculturale di “Frisco“, si aggiunge quello dei tanti amici in giro per il mondo. In Sardegna, la terra che ha conosciuto e imparato ad amare tramite Alberto Masala, lo piangono da Sassari a Cagliari, da Meana ad Asuni fino a Seneghe, dove era atteso ai primi di settembre per il festival Cabudanne de sos poetas.

Nato a New York City il 13 dicembre del 1933, Hirschman cominciò la sua carriera come redattore per l’Associated Press e in seguito insegnò alla UCLA, dove uno degli studenti iscritti alla sua classe era un giovane che si chiamava James Douglas Morrison, prima di essere licenziato per aver incoraggiato i suoi studenti alla diserzione durante la guerra del Vietnam. Poco tempo dopo si trasferì a North Beach, dove scrisse e pubblicò il suo primo volume di poesie, “A Correspondence of Americans”, e fu protagonista della scena letteraria del Caffè Trieste e della libreria City Lights.
Hirschman è stato anche assistente editore per la rivista letteraria di sinistra “Left Curve“, ha formato l’Unione degli scrittori di sinistra di San Francisco e, oltre alla sua vastissima produzione poetica, ha tradotto dozzine di opere internazionali in inglese, dalle poesie di un giovane Stalin a Mayakovsky, Pasolini, Masala, Neruda, Scotellaro, Mallarmé e tantissimi altri.
Il suo cammino si è incrociato con quello di Charles Bukowski, Ernest Hemingway, Jack Kerouac, Lawrence Ferlinghetti e degli altri poeti beat come Allen Ginsberg, Gregory Corso, Bob Kaufman dai quali tuttavia dissentiva per le posizioni ritenute troppo moderate e borghesi, mentre si schierava attivamente dalla parte degli emarginati e della povera gente, appoggiando i movimenti per i diritti civili e quelli culturali afroamericani di Martin Luther King, del Black Panther Party e la poesia militante di Amiri Baraka. Molto intenso anche il suo rapporto con l’Italia, sigillato dal sodalizio con la Multimedia Edizioni e la Casa della Poesia di Salerno di cui è stato uno dei più assidui collaboratori.
L’incontro con la Sardegna avvenne attraverso la conoscenza e la fraterna amicizia con il poeta ozierese Alberto Masala che spesso lo ha accompagnato negli eventi culturali e nei festival isolani, dove ha lasciato in tanti un ricordo vivo e duraturo. Per questo oggi anche l’sola della quale amava le genti, la poesia e l’acquavite, lo ricorda commossa; da Sassari a Cagliari fino ai centri più piccoli che lo hanno accolto negli ultimi lustri come Bosa, Meana, Asuni dove nel maggio del 2014, con un reading di poesie, aveva inaugurato la biblioteca comunale. Il più grande rimpianto tuttavia è quello di Seneghe che lo attendeva a giorni per la diciassettesima edizione di Cabudanne de sos Poetas.
Ma Hirschman non lascia solo lacrime e rimpianti, perché, come ha scritto Nino Landis, “Jack è morto, ma soltanto apparentemente” e la sua gentile umanità vivrà per sempre. Come la sua poesia.
Lunghe linee della vita nelle nostre mani,
abbagliate dai miraggi delle profondità dei nostri destini:
i parafoci delle anime che pendono dagli alberi invisibili
eppure mormorano voci passate presenti fra noi.
Jack Hirshman










