Edizione numero nove per La Festa della Letteratura Bimbi a Bordo (BaB), in corso a Guspini e in vari paesi della Sardegna fino a domenica 29 agosto. Il tema scelto quest’anno per il festival organizzato dall’associazione è Con-tatto… alla ricerca della felicità. Il tatto è come il senso della reciprocità per eccellenza: non possiamo toccare senza essere a nostra volta toccati dall’altro.
Intorno a queste suggestioni un nutrito programma di laboratori, per bambini ed educatori, la mattina, spettacoli e cinema la sera, e mostre. In particolare, si segnala la presenza tra sabato 28 e domenica 30 agosto, nell’agenda dei laboratori, ospiti del calibro dello scrittore svizzero Daniel Fehr, di illustratori italiani come, tra gli altri, Mara Cerri e Simone Rea, autori per l’infanzia (e non solo) del calibro di Nadia Terranova, Giusi Quarenghi e Annalisa Strada.

Le battute finali del festival sono domenica 30, alle 22, nello Spazio 8 (in via Caprera), con uno spettacolo imperdibile: Piccolo Asmodeo, la pièce di teatro d’ombre portata in scena dal prestigioso centro di produzione teatrale di Piacenza Teatro Gioco Vita. Tutto il programma sul sito Festivalbab.
Abbiamo parlato del festival BaB con la sua direttrice scientifica, Mara Durante.
Il tema di questa nona edizione è una formula che i bambini sanno bene. Quanto un rapporto tra un bambino e un adulto si basa su un scambio (quasi alla pari?) di emozioni, conoscenze dirette, anche sensoriali, del mondo che ci circonda?
“L’infanzia, quel popolo a parte che sono i bambini e le bambine, sa entrare a contatto con il mondo attorno e talvolta saper intercettare l’invisibile che noi adulti compiuti non siamo più in grado di cogliere e tanto meno immaginare. In uno dei suoi scritti, il pedagogista Loris Malaguzzi riporta il pensiero di un bambino di quattro anni che dice: “Gli alberi hanno la voce del vento”. Un pensiero straordinario: solo i bambini riescono a dare una voce al vento, è una loro creazione che va oltre il noto. È quello sguardo che Bruner chiamava obliquo, poetico, immaginifico. Questa mente dei bambini va ascoltata con delicatezza, con tatto appunto. Sono voci sottili ma potentissime delle quali occorre prendersi cura. Ma intendiamo la cura secondo il pensiero della grande filosofa Luigina Mortari: una pratica, che è sempre azione di dialogo empatico e capacità di intercettare i momenti di fragilità. E qui veniamo all’altro grande tema del nostro festival, la ricerca del proprio daimon, di quell’afflato della mente e del cuore che ci spinge incontro alla vita mossi da una passione profonda. Ho scoperto, attraverso la lettura del nuovo saggio dell’amico Francesco Tonucci, che Gabriel Garcia Marquez parla a questo proposito di ricercare ‘il proprio giocattolo”, il Daimon che anticipa l’ aspirazione verso ciò che siamo chiamati a desiderare, diventando architetti delle nostre vite. La felicità pulsa in questo preludio del futuro, in questo poter dire e dirsi quale vocazione si agita nel quotidiano dei piccoli che immaginano il domani. James Hillman la chiamava il nucleo profondo‘. Penso abbia capito che non lo considero uno scambio alla pari, ma sono convinta che da sempre i bambini hanno molto più da dare che da ricevere”.

Tanti sono gli ospiti nel mondo dell’editoria per l’infanzia, dell’illustrazione e della grafica, musicisti, attori, giornalisti, presenti in questa nona edizione del festival. Ce li presenta?
“Fausta Orecchio è la Presidente onoraria del nostro Festival – n.d.r. cofondatrice di Orecchio Acerbo editore insieme a Simone Tonucci – Lei e Simone Tonucci sono vicini al nostro Festival fin dalle prime edizioni. Grazie al loro sguardo di riconoscimento, abbiamo acquistato fiducia in scelte che risultavano impopolari, ad iniziare dai titoli e dai temi portati all’ attenzione dell’ infanzia. Temi, prima di tutto, richiesti dai bambini e dalle bambine, da sempre interessati alle grandi domande esistenziali, alle trame autentiche. Anche per questa edizione la polifonia delle voci autorevoli e dei linguaggi si confronta con questa idea di infanzia. Ospiti che ringrazio per aver raggiunto il nostro festival, malgrado le difficoltà della pandemia. Senza ottimismo non è possibile occuparsi di educazione.
I laboratori per i bambini e quelli di formazione, il vostro valore aggiunto fin dalla prima edizione del festival: quali in particolare ci segnala, in agenda sabato e domenica?
“Nei laboratori dedichiamo una cura tutta speciale, affidandoli a professionisti capaci di allestire un dopo lettura nel quale i bambini e le bambine mettono in condivisione le loro idee: momenti nei quali accanto all’illustratore si scopre una tecnica inedita, momenti nei quali si porta in scena una storia, altri nei quali si attivano percorsi sensoriali ed emozionali. Quali segnalare? Tutti! Ho la certezza che ogni adulto al quale è affidato il laboratorio (parliamo di professionisti dell’educazione con alle spalle anni di formazione) ha, ancora una volta, ascoltato le voci bambine e solo partendo da quel pensiero sorgivo ha predisposto un setting dove mani e pensieri si muovono contemporaneamente”.
La mostra con le opere di alcuni tra i più importanti illustratori per l’infanzia italiani ‘Vedere l’invisibile… trattenere le minuzie’ e le mostre fotografiche dedicate “alla guerra”, a Sarajevo e un documentario. Ci dà qualche suggestione su questa sezione del festival?
“Una famosissima illustratrice, Kveta Pakovska, ha definito l ‘albo illustrato la ‘prima galleria d’ arte’ nella quale i bambini posano la pasta dello sguardo. Negli anni abbiamo visto cosa accade quando un adulto sta accanto al proprio bambino nel visitare le mostre. Si ‘leggono’ dettagli, si affina lo spirito critico, si discute talvolta sul concetto di bello. Si nutre soprattutto il pensiero analogico, ovvero, quel pensiero che sollecita le produzioni associative, metaforiche, poetiche in quella sinestesia di ragione e sentimento che è il nostro processo conoscitivo”.



















