Cagliari, Torino, Genova. Sono queste le tappe fondamentali di Pietro Ciuffo, per tutti Piero, un laureato in matematica che visse in prima persona gli eventi principali della prima parte del secolo breve e ne raccontò fatti e protagonisti attraverso i suoi disegni e le sue vignette che firmava con lo pseudonimo di Cip e Red. Legato da una profonda amicizia con Antonio Gramsci, che conobbe a Torino e seguì nella scissione livornese che diede vita al Partito Comunista d’Italia, venne arrestato e perseguitato dal fascismo. Dopo l’8 settembre si unì ai partigiani della resistenza genovese per poi tornare a disegnare e scrivere per ‘L’Unità.
Pietro Ciuffo, chi era costui? La domanda è molto più che lecita, visto che coloro che avrebbero dovuto tramandarne la memoria sono stati i primi a scordarselo e a relegarlo sotto il tappetto della storia. Fra questi non fanno esclusione i suoi concittadini di Cagliari che con la propria memoria novecentesca hanno diverse lacune sia in sede storiografica che commemorativa.
Pietro Adolfo Francesco Ciuffo nasce a Cagliari, al civico 17 di Via Darsena, il 5 settembre del 1891 dal commerciante Giovanni e da Fedela Rais che quel giorno da alla luce anche il fratello gemello Gaetano Lazzaro Raimondo che diverrà esponente di punta del partito Socialista Unitario nel bacino minerario dell’iglesiente e apprezzato vignettista, incisore e intagliatore nel campo dell’Art Déco. Piero, dopo essersi diplomato al Liceo Dettori, aver frequentato per un anno il corso di ingegneria presso la facoltà di Scienze fisiche, matematiche e naturali dell’Università di Cagliari e cominciato la sua carriera di vignettista disegnando reclam e schizzi caricaturali per il periodico socialista ‘Il Risveglio dell’Isola’, nel 1914 si traferisce a Torino per studiare matematica.
Sono gli anni della prima guerra mondiale, quando le radiose giornate del maggio 1915 stanno per trascinare anche il Regno d’Italia nel sanguinoso conflitto. Al nutrito e variegato gruppo degli interventisti isolani si uniscono anche elementi di spicco del socialismo sardo come Jago Siotto che a più riprese arringa la folla nelle piazze cagliaritane e lo stesso giovane Piero che manda a Benito Mussolini, allora ancora socialista e fresco di espulsione dal partito e dalla direzione de ‘L’Avanti’, un’ entusiasta missiva di adesione alla campagna interventista lanciata dal suo nuovo quotidiano, ‘Il Popolo d’Italia’. Non tarderà a cambiare idea.
In questo stesso periodo conosce a Torino uno studente suo coetaneo e corregionale che si chiama Antonio Gramsci e che sta abbandonando gli studi universitari per dedicarsi a tempo pieno al giornalismo e alla militanza politica attiva. L’intesa è immediata. Piero condivide un abbaino in via degli Stampatori assieme al fratello minore e comincia a frequentare saltuariamente la redazione del ‘L’Avanti’ di corso Siccardi, dove ha modo di imparare da un maestro d’eccezione come Giuseppe Scalarini, con la speranza di ottenere un impiego stabile, che arriva poco tempo dopo, quando sostituisce un altro coetaneo conterraneo, Tarquinio Sini, come vignettista del settimanale ‘Il Pasquino’.
Il dopoguerra per gli operai sardi residenti a Torino è caratterizzato dagli scioperi del biennio rosso dove le avanguardie dei “rivoluzionari di professione” guidano il proletariato al quale vengono contrapposti con compiti di ordine pubblico i fanti della Brigata Sassari, reduci dalla guerra da dove sono usciti ammantati da un’aurea di leggenda, comandati dal generale Carlo Sanna che minaccia di mettere a ferro e fuoco la città, qualora un solo soldato venisse toccato dagli scioperanti. Antonio Gramsci avvicina i suoi conterranei in divisa, cercando di indurli a fraternizzare con gli operai torinesi. Al su fianco ci stanno altri sardi, gli stessi che lo accompagnano in tram per le periferie e le fabbriche, come Raffaele Matta, Peppino Frongia e soprattutto Piero Ciuffo con il quale nel 1920 fonda il Circolo Socialista Sardo. Scrive Simonetta Fiori, una delle poche ad aver ricordato la sua figura in tempi relativamente recenti dalle colonne de ‘La Nuova Sardegna’ e ‘L’Unità: Che divertimento per Nino Gramsci sentirgli raccontare storie di vita sarda, deliziosi quadretti della Cagliari liberale di Cocco Ortu, resi ancora più vivaci dalla gesticolazione e da un marcato accento campidanese”.
La svolta professionale arriva con la nascita del ‘L’Ordine Nuovo‘, il giornale fondato da Antonio Gramsci assieme a Palmiro Togliatti, Angelo Tasca, Battista Santhià e Umberto Terracini, che si farà promotore delle istanze radicali cresciute sotto la spinta della rivoluzione russa che esporranno durante il drammatico congresso di Livorno del 1921 che porterà alla nascita del Partito Comunista d’Italia. L’esordio di Piero Ciuffo come redattore vignettista, che si firma con lo pseudonimo di Cip, è segnato proprio dai ritratti dei protagonisti di quel fatto storico con le caricature di Turati, Treves, Serrati, Bordiga, Terracini, D’Aragona e inevitabilmente anche quello di Antonio Gramsci.

Con l’avvento dello squadrismo fascista, scrive ancora Simonetta Fiori:” il sorriso amaro di Cip muta in indignazione e l’ironia in sarcasmo. Un grande teschio incorniciato dal fez, camicia nera, pugnale e randello, il manganellatore di Cip gode di grande popolarità tra le vittime del suo bastone. E che divertimento, seppure venato d’amarezza, davanti alla maschera truce di Mussolini d’ascendenza scimmiesca. Ridono di meno le camicie nere che non perdoneranno mai a Ciuffo l’estro ardito della sua matita; aggredito più volte dai fascisti – come accade al fratello Gaetano diventato segretario della Federazione dei Minatori in Sardegna – di Brandimarte, per tutta una serie di fortunate circostanze riuscirà ogni volta a sfuggire alla cattura”. Anche quando la polizia ormai asservita al fascismo fa irruzione nella sede del giornale, denunciandolo assieme a Gennaro Gramsci allora direttore amministrativo e agli altri membri della redazione, tranne Antonio che in quel periodo si trovava in Russia, per possesso di armi, verrà assolto dalla magistratura.
Comincia allora il periodo difficile della vita di Piero Ciuffo: Licenziato da Togliatti per la mancanza di fondi ma sostenuto dalla caparbia Pia Carena, , e da Gennaro Gramsci con il quale alla caduta di ogni libertà dopo il caso Matteotti scappa a Genova. L’ultimo incontro con Antonio avverrà a Roma nel 1925.
Da Genova si sposta per un breve periodo a Milano, qui trova occupazione temporanea presso la rappresentanza commerciale sovietica, ma perseguitato e ammonito per attività antifascista deve far ritorno nel capoluogo ligure dove tirerà a campare dando lezioni private. Fra il 25 luglio e l’8 settembre del 1943 comincia a riallacciare i contatti clandestini con altri oppositori per poi unirsi alla resistenza che porterà alla liberazione della città in seguito all’insurrezione del 23 aprile, prima dell’arrivo degli alleati. Dopo la guerra continua la sua attività di giornalista e vignettista dalle colonne de ‘L’Unità’ e quella politica nel P.C.I, fino al 25 luglio del 1956, quando muore in un incidente stradale mentre si reca a una riunione del Comitato per la Pace.

Oggi quasi nessuno ha memoria di Piero Ciuffo, quel piccolo e simpatico cagliaritano che, come amava ripetergli Gennaro Gramsci era stato “albero di buone radici mentre attorno infuriava la bufera” e che quando il vento cambiò e cominciò a soffiare il vento della “rossa primavera” alla quale aveva dedicato tutta la sua esistenza, non rimase alla finestra a guardare e lottò, fucile in mano, per le strade della città “superba”. Per questo in occasione del 25 aprile ci sentiamo di ricordare Cip, spesso paragonato a Foratini ma forse più simile a Staino, che per le sue idee, per la libertà e la pace ha lottato anche attraverso il suo estro e con il tratto vigoroso e sagace della sua matita. Per tutto questo non merita l’oblio della storia e la smemoratezza della sua città natale.










