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La casa di Joyce Lussu è in vendita. L’appello viaggia sulla rete: “Trasformiamo la villa in un museo”

Di Francesca Mulas
23/09/2023
in Cultura
Tempo di lettura: 3 minuti
La casa di Joyce Lussu è in vendita. L’appello viaggia sulla rete: “Trasformiamo la villa in un museo”

Poetessa, traduttrice, scrittrice, partigiana: Joyce Salvadori Lussu è stata una tra le più importanti protagoniste del Novecento grazie alla sua straordinaria capacità di azione e parola, intellettuale raffinata e allo stesso tempo militante nella Resistenza e nella liberazione dal nazifascismo e da tutte le oppressioni che hanno sconvolto il secolo passato. Un pezzo della sua storia sta oggi per essere cancellato: la casa di Fermo, dove Joyce ha vissuto gli ultimi anni della sua vita fino alla morte nel 1998, è oggi in vendita: la notizia è comparsa sui quotidiani nelle scorse settimane e per ora l’appello per evitarlo, lanciato dai parlamentari PD Irene Manzi e Francesco, da Verducci Nadia Urbinati, professoressa di scienze politiche alla Columbia University di New York e Valdo Spini presidente della Fondazione Circolo Fratelli Rosselli e raccolto da esponenti di politica e cultura, non ha finora avuto risposta. Eppure tantissime persone desiderano che la casa, che si trova a San Tommaso alle Paludi in provincia di Fermo, nelle Marche, sia tutelata dal Ministero della Cultura e trasformata in uno spazio di memoria e studio: la petizione “Salviamo la casa di Joyce Lussu”, pubblicata sulla piattaforma Change.org lo scorso 24 agosto, ha raggiunto oggi quasi 23 mila firme e le sottoscrizioni proseguono.

FIRMA QUI LA PETIZIONE

A pubblicare l’appello on line è la giornalista cagliaritana Federica Ginesu: “Joyce Salvadori Lussu è storia d’Italia e del mondo – scrive – con il suo impegno inarrestabile lungo un’intera esistenza ha reclamato per sé e per tutte le altre donne il diritto di agire e far sentire la propria voce”.

Un impegno che ha mostrato per tutta la sua vita, dalle prime azioni come staffetta all’interno del movimento antifascista Giustizia e Libertà alle sue imprese per portare in salvo tantissime persone che rischiavano la deportazione e la vita a causa delle leggi fasciste contro ebrei, minoranze, oppositori; preziosissimo il suo impegno per i diritti delle donne, dei lavoratori e delle lavoratrici e di ogni minoranza emarginata, per i popoli oppressi dal potere come i curdi, che conobbe in un memorabile viaggio in Kurdistan, per i paesi impoveriti dal colonialismo e dall’industrializzazione. Tra le tante pubblicazioni che parlano di lei una tra le più appassionate e ricche è “La Sibilla. Vita di Joyce Lussu”, firmata da Silvia Ballestra per Laterza, che proprio pochi giorni fa ha raggiunto la finale del Premio Campiello 2023 (poi assegnato a Benedetta Tobagi con “La Resistenza delle donne” per Einaudi).

Una strega per amica, al festival Pazza Idea di Cagliari Silvia Ballestra ripercorre l’appassionante vita di Joyce Lussu

Joyce, che parlava fluentemente inglese, francese, portoghese e tedesco grazie alla straordinaria educazione familiare impartita dai genitori Willie e Cynthia, alla grande quantità di libri e stimoli culturali che circolava in casa Salvadori e ai suoi studi personali, ebbe una vita avventurosa, densa di esperienze, viaggi, incontri: a 19 anni strinse amicizia con il filosofo Benedetto Croce che la esortò a dedicarsi alla poesia visto il suo grande talento e qualche anno dopo ne curò la raccolta “Liriche”. Ma l’appuntamento che cambiò la sua vita avvenne nel 1933: suo fratello Max, militante di Giustizia e Libertà, le chiese di portare un messaggio a Mister Mills, nome in codice di Emilio Lussu, fondatore del movimento GL. Fu un incontro fulminante, i due si rividero cinque anni dopo e da quel momento non si separarono più. Insieme Joyce ed Emilio, che aveva 22 anni più di lei, condivisero gli anni della Resistenza e della lotta antifascista rischiando in più occasioni la vita per la libertà dei paesi oppressi dal nazifascismo.

Emilio Lussu morì nel 1975 a Roma, Joyce visse fino al 9 novembre 1998; scelse di trascorrere gli ultimi anni nella casa della famiglia, ereditata dai tre figli Max, Joyce e Gladys, a San Tommaso alle Paludi: “È un’abitazione che preserva e soprattutto racconta l’essenza di Joyce Lussu con gli arredi originali, gli oggetti, lo studio, la biblioteca – sottolinea ancora Federica Ginesu. – È un bene immateriale dal valore inestimabile. Chiediamo al Ministero della Cultura, al Ministero dell’Istruzione e del Merito, alla Regione Marche e al comune di Fermo di agire perché venga tutelata e resa fruibile al pubblico come casa museo e non solo, come luogo sempre vivo di elaborazione culturale”.

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