“È con grande tristezza che annunciamo la dipartita, a seguito di una breve malattia, di Terry, il nostro bellissimo amico, fratello e uno dei cantanti, cantautori e parolieri più brillanti che questo paese abbia mai prodotto.” Un breve comunicato sui canali ufficiali della band ha dato il triste annuncio, Terence Edward Hall non c’è più. Assieme agli Specials era stato protagonista alla fine degli anni Settanta della second wave ska, la vulgata rinnovatrice della musica giamaicana; ska, reggae e rocksteady, ai quali aggiunsero le sonorità e l’attitudine del punk e della new wave, raccontando in musica la realtà sociale tutt’altro che idilliaca della “concrete jungle”, fra la violenza, il razzismo, e il nascente conservatorismo tatcheriano.
Terry Hall era nato a Coventry, una città invasa dal cemento, un tempo fiore all’occhiello dell’industria automobilistica che aveva attirato tantissimi lavoratori anche dai paesi caraibici, ma che sul finire degli anni Settanta si avviava a diventare una “ghost town” di disoccupati e di inquieti novelli rude boys. La situazione sociale fu la benzina alla quale diede fuoco Jerry Dammers, tastierista, fondatore, autore degli Specials e della 2 Tone Records che praticamente dal nulla creò un movimento di massa dove la working class britannica abbracciava la musica nera giamaicana.
A differenza del contemporaneo sterile revival in vespa e parka dei Mod, la second wave ska basata sul multiculturalismo e l’antirazzismo, ebbe una risonanza di tutt’altra portata che avrebbe lasciato solchi molto profondi. Gli Specials con il loro disco d’esordio prodotto da Elvis Costello, dove mischiavano pezzi propri con cover di brani di Toots & the Maytals, The Skatalites, Dandy Livingstone e Prince Buster, furono protagonisti di questo movimento che creo quella che Simon Reynolds definì “una pista da ballo circondata dalla disperazione”. Tarry Hall e soci furono forse la sua espressione più autentica e probabilmente fu proprio questo che catturò Joe Strummer che volle gli Specials sul palco in apertura ai concerti dei Clash, che di musica giamaicana ne avevano masticato a chili nella Brixton della Perfida Albione, riversandola nei loro dischi già dall’esordio con ‘Police & Thieves’ di Junior Murvin e ancora di più in quei capolavori che sono ‘London Calling’ e ‘Sandinista’. Nulla a che vedere con le sonorità di maniera che avrebbero fatto la fortuna di Police e UB40.

Ecco, Terry Hall è stata una delle figure più importanti di questo movimento che cantava la disperazione e la violenza del ghetto, un grido di protesta potente che univa bianchi e neri dei caraibi in un unico ballo, un grido che non si è mai spento e che ha influenzato la musica che sarebbe venuta dopo, da Amy Winehouse ai Los Fabulosos Cadillac, dagli Statuto, ai Casino Royale, fino ai nostri Kenze Neke che tributarono gli Specials con ‘Bette Monkey’. .
“Mancherà profondamente a tutti coloro che lo hanno conosciuto e amato – recita il comunicato della band – lasciando dietro di sé il dono della sua notevole musica e della sua profonda umanità. Terry lasciava spesso il palco alla fine degli spettacoli degli Specials con tre parole… “Amore Amore Amore”. Ed è con amore vero che oggi il mondo della musica lo piange, in ogni parte del globo.










