Il casalingo perfetto esiste? A quanto pare sì, seppure in una dimensione immaginaria, esposta al centro culturale comunale Ghetto, nell’ultimo lavoro di Nicoletta Zonchello, in arte Nikzone, inaugurato lo scorso otto marzo.
Parlare di mostra sarebbe riduttivo perché sin da subito l’immersione in più arti sovrapposte, tra colori accesi, immagini familiari e al contempo paradossali, e impulsi da ogni angolo, rendono efficace e accogliente questa concentrazione di elementi nella sempre affascinante cornice del Ghetto cagliaritano.
La presentazione da parte della stessa artista, accompagnata dalla curatrice Caterina Ghisu, descrive l’ambientazione: una realtà parallela, catapultata negli anni Cinquanta, in cui a dominare la scena casalinga sono gli uomini, angeli del focolare ansiosi di compiacere le proprie mogli, non più relegate al ruolo storicamente ricoperto, ma emancipate, femminili, seducenti, a proprio agio (perché no?) in questa normalità a parti invertite.
La bellezza delle installazioni è accompagnata dalla potenza del messaggio veicolato; capovolgere la prospettiva del mondo conosciuto con l’effetto choc dettato dalla normalità recepita come un paradosso. L’ironia palpabile completa l’opera.
Tutto nasce con una rivista cartacea, la prima creazione nonché elemento della mostra, assieme a installazioni, video e pannelli, che danno vita a questo risultato finale dal tratto geniale per la semplicità dell’intuizione.
Il contrasto tra elementi vintage e la modernità degli strumenti utilizzati rendono attuale e plausibile un mondo mai conosciuto. L’uso dell’intelligenza artificiale ha reso possibile rendere credibile l’idea, sebbene, come spiega Nikzone, non sia stato semplice: le immagini create vanno al di là anche della capacità dell’AI, anch’essa ormai influenzata dalla cultura della famiglia tradizionale, per cui il ribaltamento delle parti ha richiesto molti tentativi prima di scardinare i pregiudizi accumulati.
Influenze della pop art, prediligendo non quella americana di Warhol, bensì quella europea, si ritrovano nei colori, nelle immagini e nella splendida e accurata installazione ricostruita con pezzi originali e disseminata di richiami e camei in omaggio a Richard Hamilton e alla sua opera manifesto ‘Just what is it that makes today’s homes so different, so appealing?’.
La donna appare sicura di sé, senza l’ombra di un grembiule o di prole urlante al seguito, elemento naturale del mondo maschile, remissivo, sorridente, grato per i moderni elettrodomestici in ausilio della sua ragione di vita: la perfezione nella cura della casa (oltre che della propria persona, per tenere vivo l’interesse della moglie).
Nessuna retorica, ma un’ironia capace di rendere il messaggio così esplicito per il modo in cui è esibito: la parità di genere è un concetto ovvio, ma ancora lontano se ci si sofferma a cogliere l’iniziale straniamento derivante da immagini splendide quanto irreali. Leggerezza nella profondità in ogni opera.
L’esposizione resterà visitabile fino al 31 marzo, dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19.










