Volare. Gigi Riva non amava molto farlo da ragazzo. Si ritrovava con l’ansia di quei velivoli che negli anni ’60 zoppicavano tra trabiccoli vecchi e sgangherati e aerei d’avanguardia. La Sardegna era lontana, quasi sconosciuta, rincorsa da pregiudizi e realtà di arretratezza culturale e industriale che non prometteva nulla di buono. E lui, giovane e duro come una roccia, si ritrovò addosso tutte le insicurezze di diciottenne.
Eppure, quasi sessant’anni dopo tra Rombo di Tuono e l’isola esiste un cordone ombelicale che non si spezzerà mai: oggi infatti compie 77 anni tra le mura della sua Cagliari.
L’uomo che aveva paura di volare
Giovanni Davide Piras è uno scrittore sardo che lo scorso anno ha pubblicato una biografia romanzata del Mito rossoblù dal titolo “Gigi Riva. Rombo di Tuono“. In uno dei passaggi del libro ha raccontato come il neo acquisto cagliaritano stesse quasi per vivere una sliding doors, un momento che avrebbe potuto cambiare il corso della storia a tal punto che oggi forse non celebreremmo lo scudetto del 1970.
“Quasi tutti conoscono infatti l’iniziale ritrosia che ebbe Gigi Riva verso il trasferimento al Cagliari” spiega lo scrittore. “In pochi sanno che un altro aspetto fondamentale per quel rifiuto fu legato alla paura di volare di cui soffriva Gigi. Giocare al Cagliari significava volare ogni 15 giorni, e questa prospettiva rappresentava un vero supplizio per il bomber. La paura divenne addirittura terrore proprio nel giugno del 1963, a pochi giorni dal primo ritiro col Cagliari. La nazionale juniores, di cui Riva faceva parte, giocò alcune partite amichevoli in Africa.
A Kumasi l’Italia superò per 3 a 2 la Rappresentativa Ashanti; ad Accra, con lo stesso risultato, gli Azzurri batterono il Ghana. Gigi Riva realizzò tre reti ma rientrò in Europa col tremendo ricordo dei trabiccoli su cui volarono per spostarsi da una città africana all’altra. Ci mancò poco che, per evitare di risalire così spesso sugli aerei, rescindesse il contratto col Cagliari”.

L’uomo che imparò a volare
Lo stacco è imperioso, accompagnato. Il cronista Rai racconta di una rovesciata, ma in realtà esce solo mezza. Ma è quella la specificità di Gigi Riva. Lo capisce all’istante il pubblico del Menti di Vicenza che quel 18 gennaio 1970 si alza in piedi e tributa un lungo applauso al bomber avversario. Un ringraziamento per aver regalato a quel campo e a quegli occhi un pezzo di storia. Lui si rialza, si guarda attorno e fa risplendere quella sua esultanza coi pugni chiusi al cielo e il sorriso largo di gioia che è diventato un suo tratto distintivo.
Quel gol, quel volo, è il racconto di una epopea romantica che fece il giro del mondo. Diventando iconica. Gigi Riva aveva imparato a volare, lo aveva fatto personalmente assieme ad una squadra, a dei compagni, ad un popolo che lo ha accolto, coccolato e rispettato come un sardo di nascita, e non solo d’adozione.
E a quel gol, come ai tanti fatti in carriera, deve tanto. “Il gol più bello? Forse la rovesciata a Vicenza. Qualche volta me la vado a rivedere su internet” ha raccontato qualche anno fa. E ora, rivediamolo anche noi, tutti assieme. Con una piccola chiosa finale: tanti auguri di buon compleanno Rombo di Tuono!










