Vaccini, piani di resilienza, fondi strutturali europei? Niente di tutto questo nella soluzione che Feudalesimo e Libertà immagina per far fronte alla crisi della pandemia mondiale. “Proponiamo un cambio di rotta netto quanto necessario – affermano – un ritorno più celere possibile allo sistema feudale è l’unica soluzione per salvar l’Europa dallo baratro socio-economico a cui è destinata”.

Una visione curiosa, quella di FeL, gruppo nato in Sardegna nel dicembre 2012 per il “ripristino dei diritti feudali in Italia e in Europa”, così come curiosi sono i tanti consigli che da qualche mese dispensano su Facebook per “rispondere allo Corona-Morbo”. Non disinfettare le mani con l’igienizzante ma con lo sterco di cavallo per assicurare il distanziamento, non attendere che il virus passi ma spostarsi nel “secondo maniero”, e poi ancora preghiere alla divina provvidenza, processioni di flagellanti che si fustigano le carni, ricerca delle sacre reliquie. E, naturalmente, ripristinare il feudalesimo, la servitù della gleba, l’economia di sussistenza, in attesa che “lo Imperatore scenderà dalle valli d’Aquisgrana per mondar li capitolini lochi di potere dall’eresia”. La posizione del gruppo è talmente decisa che abbiamo pensato di approfondire l’argomento rivolgendo loro qualche domanda.

Cari amici di Feudalesimo e Libertà, se ci guardiamo intorno vediamo tante discussioni attorno ai vaccini, al virus, alle terapie per contrastarlo. Tutti dicono la loro contro il parere di medici e scienziati. Perché non ci fidiamo più della scienza?
Non è che l’homo non ha più fede nella scienzia, bensì ello non si fida più della scienzia galileiana basata sullo mendace e bugiardevole metodo scientifico!
Curve, graphichelli e fattori vari elucubrati e sentenziati da scienzi-atei privi di sentimento e pathos alcuno, non poteranno giammai essere comparati co’ la sapienza centenaria dei cerusici medievali. L’homo savio è quello che ripudia di creder a tutto ciò che l’oculo humano non pote veder; pe’ codesto motivo li nostri doctori son homini de vera scienzia basando le loro analisi e tecniche curatorie sull’alchimia, l’erboristeria e financo sullo studio delli astri; e poi salassi, amputazioni, impacchi de sterco o biberoni al latte di toro pe’ li casi più difficili. In epoca muderna poi non si fanno più investimenti di danari nello sviluppo della tecnica e nello progresso delle scienze. Tutti ormai lo gnoscono e se lo Mundo si trova in codesta situazione è financo a cagion di ciò. Per esempio, non è vero che l’homo feudale non investisse sulla Ricerca come in multi favellano. Ello infatti pugnava e ci lasciava le penne pe’ ricercar lo Santo Graal in Terra Santa, co’ la speme che si potesse cercar e trovar la panacea che curasse i mali dello Mundo. O che dire della ricerca delle sanguisughe nelle paludi ai confini dell’Impero? Un sicuro rimedio pe’ riequilibrar li umori dello corpore a portata di tutti, non controllato dalle Magioni Pharmaceutiche e senza abbisogno di complicate tecniche de conservatione. Insomma uno va alla palude dietro casa, immerge le gambe nell’acquitrino e si face mordicchiar da teneri esserini striscianti potendo così, sanza versar obolo alcuno, levar lo sanguine marcio e liberarsi dal Morbo. Rimembriamo che questi scienziatei – questi alfieri dell’eresia! – s’arrogano lo diritto di volersi sostituire allo volere oltre che politico e imperiale, a quello divino!
Oggi è inevitabile tornare con il pensiero alla peste che fece tanti morti in età medievale. Cos’ha in comune con il coronavirus?
Ovviamente l’origine divina.
Ma non poiché fue vettore di diffusione dello morbo qualche bestia, o fue voluto da qualche setta diabolica o addirittura propagato da diavoli e satanassi. Bensì lo morbo, qualsiasi esso sia, è voluto da Iddio pe’ punir li homini pe’ la lor stoltezza e cecità. Un monito pe’ le genti affinché si pentano ‘l pria possibile et imbraccino la via dello Feudalesimo. Insomma, pe’ spiegarci meglio: l’ira di Dio indica l’opposizione radicale e l’intolleranza manifestata da Dio verso tutto ciò che è peccato. Sebbene Ello nutra magno amore nei confronti dell’humanità, lo diavolo la travia e la corrompe ogne dies colle mondane tentationi: lussuria, ira, superbia, tik tok. Se dunque ello da un lato ci punisce affliggendoci colla caducità e colle piaghe, dall’altro manifesta la sua misericordia con la presenza di Feudalesimo e Libertà sulla Terra.

Mille anni fa i nobili fuggivano dalla peste chiudendosi nelle case di campagna.
Nei momenti di crisi sociale ed economica, è justo che chi pote permettersi de fuggir da malanni e carestie lo faccia. Noi, da veri difensori della nobilitade, incentiviam tutti li signorotti a chiuder lo ponte levatoio, facendo valer ‘l proprio status di superiorità per diritto divino. È meglio scappar dalla vista del poverello infetto a bordo via e non dover facer di conto co’ la propria coscienzia, che essendo humana, è fallace per natura. Di contro però, durante i tempi del savio Boccaccio, vedevamo come i nobili al tempo dello Morbo si rifiugiassero lontani dalla marmaglia plebea pe’ dedicarsi all’otium litterae tanto da divenir li protagonisti dello Decamerone, una raccolta di novelle ch’esaltano la gioia per la vita e le vere virtù. Di contro, ‘l nobile moderno, avendo cogitato tutta la vita solo al vil danaro (sterco del demonio), trascorre li periodi di quarantena sulmente a trangugiar cibi d’asporto et giuocar allo computatore sanza contribuir in alcun modo alla lecteratura o all’igiene morale della società.
Voi ricordate il medioevo come momento felice, per tanti invece era un periodo buio di arretratezza e ignoranza. Era davvero così?
Ovviamente definir “buio” un periodo durato quasi mille anni, è una panzana cogitata e diffusa da poveri pensatori illuministi. Rimembriamo allo volgo ignorante che lo medioevo non fue un periodo grigio come financ’oggi vien dipinto, ma un mundo colmo di scoperte umane e scientifiche.
Quando ci abbottoniamo le maniche d’una camicia lo dobbiamo ai nostri avi che inventarono i bottoni e le asole.
Quando abbisognamo di gnoscor che hora s’è fatta sanza aspettar il rintocco della campana, usiamo l’orologio meccanico che fu, appunto, inventato nel XIII secolo.
Quando pell’etade avanzata o a cagion di troppa trastullazione, abbisognamo di legger li nostri tomi, ci affidiamo alli oculari da vista anch’essi frutto dell’ingegno medievale. E tante altre cose ancora: dai ferri di cavallo, ai molini a vento e ad acqua, dalle finestre in vetro alla stampa a caratteri mobili etc.
Certo, ci furono pure le crociate, la caccia alli heretici et guerre d’ogne sorte. Ma forse oggi l’homo, che pensa d’esser ‘sì tanto evoluto, ha smesso de pugnar e discriminar lo prossimo suo?










