Cagliari, Sa Manifattura. Si apre la porta del TAB, 347 metri quadri, che Sardegna Teatro ha in gestione all’interno dell’ex Manifattura Tabacchi. È la nuova sede di Is Mascareddas, storica compagnia sarda di Tonino Murru e Donatella Pau che dai primi anni ’80 ha educato al teatro d’animazione decine di generazioni giovani e meno giovani. Ed ecco che fanno gli onori di casa le sculture lignee dello spettacolo ‘Giacomina e il popolo di legno’, ispirate ai giocattoli di Tosino Anfossi ed Eugenio Tavolara, e i pupazzi di ‘Venti Contrari’, omaggio alle artiste cagliaritane Albina e Giuseppina Coroneo. Di seguito la Biblioteca Yorick, tra i più importanti fondi di testi e documenti sul teatro di animazione in Europa (circa quattromila volumi tra libri e riviste in varie lignue). Più avanti, il regno di Donatella e Tonino, il laboratorio di costruzione: legno, teste di legno, braccia, gambe sul grosso tavolo da lavoro. Una macchina per cucire, tessuti, bottoni, passamanerie in un grande mobile su un lato. Carta, cartoncini colorati. Marionette, pupazzi, marione, oggetti antichi e provenienti da diverse parti del mondo.

“Siamo stati due anni in un capannone nelle campagne di Quartucciu dopo la chiusura il 31 agosto del 2018 del Teatro Momoti a Monserrato”, racconta Donatella Pau. “Qui stiamo bene, siamo contenti, stiamo in questa residenza per tre anni (più altri tre, secondo la convenzione stipulata tra Sardegna Teatro, vincitore del bando di affidamento dello spazio, e Sardegna Ricerche). Grazie a loro siamo qui, se avessimo aspettato l’industria della politica, saremmo stati morti”.

Is Mascareddas si sono insediati in Manifattura grazie al progetto di residenza artistica TAB: il tasto del PC per creare dei vuoti, aprire varchi, schiudere interstizi creativi, ma anche Teatro Arte Burattini: l’obiettivo è costruire un dialogo proficuo tra arte e tecnologia, applicate al performativo. La gestione di TAB rientra nell’ambito di Mixed Reality, iniziative di Sardegna Teatro che mettono in connessione i mondi dell’arte e dell’artigianato artistico con gli orizzonti tecnologici, grazie anche al sostegno dalla Fondazione di Sardegna.
“Dopo due anni di clausura – prosegue Donatella – arriviamo in uno spazio nuovo, lo sistemiamo per realizzare il nostro progetto storico, creare un luogo di incontro sull’arte della marionetta, di contaminare i linguaggi artistici, di far conoscere in special modo ai giovani il teatro di figura – tra un po’ qui ci si dimentica cos’è l’arte e il teatro – e soprattutto ritorniamo a Cagliari, al centro della città, in una fabbrica, dove noi ci consideriamo dei fabbricatori di arte, teatro d’oggetti da animare. È il luogo ideale per essere un centro di sperimentazione, però il Covid ha bloccato tutto. E siamo dentro un giro infernale da cui non riusciamo ad uscire”.
Il TAB sarebbe dovuto essere presentato lo scorso 27 marzo, in occasione della Giornata Mondiale del Teatro, all’interno di una serie di eventi programmati da Sardegna Teatro, ma la retrocessione dell’Isola in zona arancione ha bloccato tutto. Ma una delle iniziative previste è rimasta in piedi. Si tratta del teatro in scatola, un progetto realizzato da Is Mascareddas in collaborazione con il FabLab di Sardegna Ricerche, altro soggetto abitante di Sa Manifattura.

È un kit che si può noleggiare e portare a casa, o eventualmente anche comprare se così si desidera. Una scatola in legno – realizzata da Tonino Murru – che, con poche e semplici mosse si trasforma in un teatro seppur in piccolo: contiene le marionette progettate e costruite da Donatella Pau e realizzate dal Fablab di Sardegna Ricerche, le scenografie (della designer russa Victoria Babenko), quinte e palcoscenico, il copione, un vademecum e tutto ciò che occorre per poter rappresentare una delle storie, i cui testi sono firmati da Elisabetta Pau. La sartoria è di Alessandra Solla.
“Abbiamo riproposto un vecchio progetto reinventandolo, rinnovandolo, preparando un kit per un teatro in scatola: c’è tutto l’occorrente per fare uno spettacolo in casa – spiega Donatella – Non è un gioco. Stiamo dando alle persone la possibilità di manovrare degli oggetti artistici, delle marionette, un po’ riprendendo quella tradizione, non esistente in Sardegna, del teatro nelle case nobili: delle scatole giocattolo come quelle della Villa Borromeo nel Lago Maggiore e in tutte le ville storiche italiane (ndr meravigliosi quelli appartenuti a Goldoni piccolo, custoditi nella sua casa natale a Venezia)”.
Dei prototipi fatti a mano da Donatella Pau – di mani, piedi e altre parti della marionetta – sono stati scannerizzati con lo scanner 3D dai “makers” del Fablab di Sardegna Ricerche. Con ulteriori fasi di modellazione sono stati ricavati dei piedi e mani differenziati per i personaggi femminili e maschili, o per altri tipi di personaggi. Dopodiché si è messa in stampa la stampante 3D con un filamento a base PLA (acido polilattico), una bioplastica a base di mais e con polvere di legno (GUARDA IL VIDEO), con il risultato di ottenere un materiale molto caldo, “quasi vivo”.
Donatella Pau, scultrice e maestra burattinaia, non ha, dunque, abbandonato lo scalpello e gli altri suoi strumenti, perché le parti prodotte con la stampante 3D sono facilmente lavorabili. “Il materiale ottenuto è il segno di questo tempo”, sottolinea Donatella. “Noi avemmo potuto colorarlo, rivestirlo, nasconderlo. Invece, abbiamo direttamente trovato il colore, che sembra color legno, color pelle. Queste sono delle marionette fatte oggi, con la stampante in 3D, questo è un fare di questo tempo”.
“La nostra utopia è il pensare a delle persone adulte che si mettono in gioco insieme ai figli, smettono di spararsi in vena le serie di Netflix e iniziano a sperimentare il teatro – In questo momento storico in cui i bambini sono abbastanza disperati per conto proprio e i genitori sono disperati ancora di più e c’è un rapporto con tutto ciò che succede molto isterico, perché si è sovraccarichi di immagini, di informazioni, questo teatro in scatola riporta ad una tranquillità, a far le cose con calma, avere dei tempi di preparazione, di studio e anche, perché no, permettersi di annoiarsi”, conclude la burattinaia de Is Mascareddas.





















