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Datemi una fantasia assurda e vi racconto il mondo di Taylor’s Touch

Di Giacomo Pisano
17/06/2020
in Interviste, Moda
Tempo di lettura: 4 minuti

di Giacomo Pisano

Da anni una fetta del mercato della moda è rivolta agli appassionati di abiti d’epoca originali o di capi ispirati al fascino di tempi lontani. Rivenditori specializzati, fiere a tema, mercati e negozi con uno sguardo privilegiato al passato che fatturano cifre da capogiro tanto da influenzare costantemente anche la moda mainstream e le passerelle. Un trend in costante salita che ha portato alla riscoperta di tessuti antichi, fantasie desuete e accessori che conferiscano un’allure particolare. Non parliamo di costumi o rivisitazioni bensì di una personalizzazione di elementi delle mode trascorse per ricreare uno stile che risponda anche ai dettami della contemporaneità. Accostamenti cromatici, dettagli, e non ultimo tagli e confezioni, ovviamente, che richiamano un’eleganza antica da mescolare con elementi più attuali, urbani e street. Principe di Galles e pvc, stampe con teschi e lurex, tartan tonalità pastello e stoffe dai motivi inusuali si incontrano nei lavori sartoriali di tre brand cagliaritani: Taylor’s Touch, Skullture, Valdisandmapy. Accanto al loro lavoro come stiliste c’è anche una dj che da anni porta avanti un discorso legato al vintage sia nell’outfit che nella musica: Nostalchic (qui tutte le interviste)

Taylor’s Touch: “Direi che il mio stile è uno stile-non-stile: è incostante, disordinato (nel senso creativo del termine). Assaggia pezzetti di realtà prendendoli da ovunque”.

Quali sono le tue influenze (arte, musica, moda, cinema, letteratura)

Sono influenzata da quello che ho attorno, dagli esseri umani attorno a me, dal loro modo di presentarsi, di porsi, di affrontare ciò che gli capita. Dai colori della natura dai miei amici. Sono influenzata da certi momenti scuri dell’esistenza e dalla luce e dalla felicità di certi altri.

Quale pensi che sia, rispetto agli altri stilisti, il tuo point of fashion, ovvero la tua peculiarità specifica?

il mio point fashion è sicuramente la ricerca delle stampe sulle stoffe. Non mi interessa creare dei tagli particolari o ricercati, mi piace molto di più tenere i tagli delle mie creazioni molto semplici e lavorare sulla ricerca delle stampe. Nella mia vita ho acquistato stoffe con stampe di innaffiatoi, waffles, capibara, galline, rossetti a forma di testa di gatto col borsalino: come si può resistere a questo genere di meraviglie?

Con quale spirito si dovrebbe indossare un capo vintage o neo vintage della tua linea?

I miei capi si dovrebbero indossare con lo spirito del “fare di testa propria”. Non bere tutto ciò che ti dicono di bere, non comprare tutto ciò che dicono di comprare, ci convincono che abbiamo bisogno di un sacco di cose, abbiamo bisogno di assomigliare a un sacco di gente che in teoria è più figa di noi ma non è così. Bisognerebbe fidarsi un pochino di più di se stessi, fidarsi dell’istinto, osare di più coi colori, osare di più con ciò che si indossa.


Quando hai iniziato a realizzare e disegnare le tue creazioni?

Ho sempre cucito. Ho iniziato seriamente una decina d’anni fa con alcuni corsi di taglio e cucito e da lì non ho mai smesso. Ho fatto anche diversi corsi di patchwork, poi ho mischiato le regole dei due mondi e questa combo di regole da seguire-non seguire mi accompagna fedele come un labrador color miele.


Prossima meta?

Prossima meta non so, vago come un pirata in un oceano senza vento: sicuramente continuare ad essere schiava del mio cervello che tira fuori un progetto nuovo ogni cinque minuti (grazie cervello, ti ricordo che la giornata è di 24 ore) e della mia vena creativa che decide tutto: decide quando esplodere, dove andare, se andare verso il cucito, verso l’abbigliamento o gli accessori, se andare verso il ricamo, insomma sono schiava e posso solo obbedire.

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