Il cantante, chitarrista e fondatore della band inglese The Cure è diventato il simbolo della lotta contro i prezzi troppo alti dei concerti: Robert Smith, 64 anni, da settimane sta portando avanti su Twitter una serie di comunicazioni sulle commissioni delle agenzie dei biglietti e tutte le altre modalità più o meno note che fanno lievitare i costi al momento dell’acquisto a spese, ovviamente, del pubblico.
Tutto è iniziato ai primi di marzo: Smith e i suoi avevano appena annunciato “Show of a Lost world 2023”, trenta date a New York, Chicago, Miami, Detroit, Toronto, Cleveland e altre città tra Usa e Canada (qui il link alla pagina ufficiale), avvisando da subito i fan che i costi dei biglietti sarebbero stati tenuti bassi e verificati, e l’attività dei bagarini frenata; l’invito, da subito, era quello di acquistare i ticket solo nei canali ufficiali.
“In Nord America l’attività di rivendita è un’industria multimiliardaria, ci sono Stati come Denver, Chicago e New York che proteggono il bagarinaggio – ha scritto Smith il 15 marzo – con aziende sofisticate esperte nell’acquisizione dei biglietti che vengono rivenduti a prezzi orribilmente distorti”. Il leader dei Cure ha poi denunciato pratiche come “prezzo dinamico” o “biglietto platinum” definite “una truffa” e chiesto direttamente a Ticketmaster, uno dei colossi nella vendita dei biglietti, perché le commissioni sui costi fossero così alte rispetto al valore originale del biglietto. Pochi giorni dopo Ticketmaster ha ammesso di applicare commissioni eccessive e offerto un rimborso di dieci euro a chi aveva già acquistato il ticket, confermando che da quel momento in poi avrebbe abbassato i costi per tutti gli show dei Cure.
Ma non è tutto: Robert Smith ha continuato a monitorare le vendite dei biglietti, e pochi giorni fa ha scoperto che per 2200 ordini ce n’erano 7 mila acquistati con account falsi e rivenduti sul mercato non ufficiale: “I biglietti ottenuti in questo modo saranno annullati, il ricavato dal costo originale sarà donato in beneficienza ad Amnesty International”, ha comunicato.
Una presa di posizione decisa per il leader dei Cure, in genere molto parco con le comunicazioni sui social, che ha mostrato come si possa intervenire direttamente sulle politiche di sfruttamento degli artisti e del loro pubblico, chiedendo e ottenendo trasparenza ed equità. La speranza è che anche altri musicisti si espongano come ha fatto Smith pretendendo che la musica dal vivo sia accessibile per chiunque e i costi non vengano addebitati ingiustamente sui fan.











