Intento ad alimentare la fame eterna di horror che quotidianamente mi assale mi sono imbattuto su un nuovo titolo offerto dalla piattaforma video del magnate Jeff Bezos. Ciò che però mi ha più incuriosito è stata la creatura deforme presente nel trailer. Io l’avevo già vista.
‘Come play’, scritto e diretto nell’ottobre del 2020 dall’emergente regista Jacob Chase è il lungometraggio del corto horror ‘Larry’ (disponibile in fondo alla pagina) diretto e pubblicato nel (2017) dal medesimo regista.
Oliver (interpretato da Azhy Robertson, ‘Storia di un matrimonio’ del 2019) straordinariamente somigliante a Danny Torrance di ‘Shining’, è un bimbo autistico che parla attraverso un’applicazione installata sul cellulare. La sua situazione, aggravata dal difficile rapporto che intercorre tra i genitori, non gli consente di avere amici.
Costretto a trascorrere in solitudine le giornate a fissare lo schermo del cellulare è la preda perfetta per una creatura mostruosa, di nome Larry, che vive in una dimensione parallela alla nostra e che è alla disperata ricerca di compagnia.

La trama, costruita attorno al cortometraggio della durata di cinque minuti, affronta il tema dell’autismo e delle difficoltà della sua accettazione nella società, visto attraverso gli occhi di un bambino. È importante osservare il ruolo che ricopre la tecnologia, preziosa in determinate situazioni, quando non controllata soffoca sempre di più il bisogno di socializzare sostituendosi ad esso.

L’idea del soggetto è valida, gli effetti speciali, a parte quelli che vedono la comparsa di Larry (costruiti in CGI) sono sufficientemente coinvolgenti regalando più di un jumpscare.

Ciò che purtroppo non coinvolge sono gli interpreti e ahimè, ancora una volta, i doppiatori nella versione italiana. Sarah (Gillian Jacobs, ‘Bad Milo!’ 2013) e Marty (John Gallagher Jr, ‘Hush’ 2016) madre e padre di Oliver, trasmettono in tutto il film la stessa intensità di emozioni.
Il ritmo è spezzato da momenti in cui la scarsa interpretazione catapulta lo spettatore fuori dalla scena senza considerare alcune costruzioni della trama che a momenti appaiono appiccicate con il nastro adesivo.
Poco apprezzato dalla critica con il 56% di pareri favorevoli su 107 recensioni (fonte Rotten Tomatoes) il film ha incassato in tutto il mondo oltre tredici milioni di dollari a fronte di un budget di nove.
Il fenomeno, sempre meno raro, che vede lo sviluppo di un intero film partendo da un cortometraggio è in fase di crescita. Le prove inconfutabili sono rappresentate da titoli interessanti come ‘La madre’ del 2008 (tratto dal corto ‘Mama’) e ‘Lights Out’ del 2016 (tratto dal corto omonimo).
Sono sempre di più i registi che hanno iniziato la propria carriera girando dei corti che, seppure amatoriali, hanno attirato l’interesse di importanti produttori come Guillermo Del Toro, o hanno dato vita ad intere saghe cinematografiche come ‘The Grudge’ (qui la mia recensione).
È per questo motivo che rinnovo il mio invito a tutti gli amanti del cinema e aspiranti registi. Buttatevi, prendetevi tutto il tempo che vi occorre per esprimere le vostre idee e trasformatele in intrattenimento.
Il mondo pullula di contest che aspettano la vostra candidatura.










